Enrico De Agostini dalla Farnesina attacca i criteri della razionalizzazione della rete consolare

//   16 marzo 2012   // 0 Commenti

deagostiniRiporto un brano di un passaggio d’intervento del dottor Enrico De Agostini, Segretario del Sindacato Nazionale dei Diplomatici, del 22 febbraio 2012, in occasione dell’incontro alla Farnesina col ministro Terzi per indurre il lettore a spunti di riflessione.

“Tornato a Roma dopo 8 anni di estero ho trovato una Farnesina in affanno, una Farnesina che subisce tagli di risorse e competenze senza riuscire, purtroppo, a far capire al Paese quanto di lei ci sia bisogno per rilanciare l’economia e il prestigio dell’Italia.

Lo stato disastroso delle risorse a nostra disposizione ha origini antiche rispetto alla crisi attuale. Non ci dimentichiamo che nel 1986 il bilancio degli esteri era lo 0,6% del bilancio statale, e oggi non arriva allo 0,2%.

Eppure la Farnesina, come, credo, nessun altro ministero italiano, ha cercato di riformarsi per ben due volte nel corso degli ultimi dodici anni. Abbiamo cercato di prevenire, ma, nonostante questo, ci troviamo a dover curare.

È giunto allora il momento di occuparci non solo dell’involucro Farnesina, ma anche del suo contenuto, dei meccanismi che regolano il funzionamento di questa complessa macchina.
I rovinosi tagli subiti da un bilancio che era già al limite minimo del funzionamento impongono con urgenza un esame delle priorità di azione.

E allora, vi domando: vi sembra una priorità spendere 6,5 milioni di euro per finanziare la partecipazione all’Esposizione Internazionale di Yeosu e a quella orticola di Venlo, quando non ci sono più nemmeno i soldi per mandare i diplomatici in missione?

Ora, non mi sembra che ci sia bisogno di spiegare a nessuno che le missioni all’estero sono il core business dell’istituzione Farnesina, siano esse volte a partecipare a tavoli negoziali multilaterali a New York o a Bruxelles, o a verificare la sicurezza dei container… dei container dove avrà sede la nostra ambasciata a Mogadiscio. Ma ormai si rinuncia a fare una missione su due, perché i fondi sui relativi capitoli, se si eccettuano quelli destinati alle missioni di Ministro e Sottosegretari sono di circa duecentomila euro, mi dicevano. Una cosa ridicola rispetto alle esigenze. Semplicemente non bastano! Ma poi si spendono sei milioni e mezzo per partecipare all’esposizione internazionale. Sinceramente, mi domando quale sia la ratio dietro a questa scelta, signor Ministro.

E mi domando anche che senso abbia ormai mantenere aperta una scuola italiana ad Asmara, con insegnanti di ruolo inviati da Roma e pagati di conseguenza, quando i fruitori della stessa scuola sono solo eritrei e quando si potrebbe offrire lo stesso servizio attraverso neo laureati, come fa la Spagna nelle scuole del Nord America. Mi domando se l’estesissima rete dei nostri Istituti di cultura non debba essere ridimensionata in un momento di così profonda crisi. Mi domando se non si possano pregare i membri del CGIE di riunirsi in teleconferenza anziché fare, tutti e novantaquattro, quattro o cinque viaggi in business class da un continente all’altro. Mi domando, infine, se abbia senso tenere aperto un Consolato di prima classe a San Gallo, Le faccio solo un esempio, quando non riusciamo ad aprire una sede a Chongquing o in Turkmenistan, dove inglesi, francesi e americani sono presenti dalla metà degli anni novanta, per ovvie ragioni commerciali.

Io non sono convinto che si debbano tagliare tante sedi, ma qualcuna sì. E sono convinto che se ne debbano anche aprire.

Avere 22 sedi consolari nell’Unione Europea e otto nella sola Svizzera è ormai anacronistico. Come è anacronistico averne tre sole nell’intera Cina, aver tagliato Durban, tener chiusa Ashgabat. Se tagliare si deve, capiamoci per favore sulle priorità del Paese, che non necessariamente coincidono con quelle delle clientele di alcuni gruppi di connazionali all’estero e dei loro referenti in Italia.

E adesso passiamo ad un’analisi dell’efficacia della ristrutturazione.

A mio modesto modo di vedere, prima di chiudere sedi e, soprattutto, prima di chiudere sedi consolari, perché di chiudere ambasciate non ne vogliamo nemmeno sentir parlare… ci si dovrebbe assicurare che ciò abbia un senso dal punto di vista del risparmio.

E vi faccio un esempio. Nel 2008, quando ero in servizio a Johannesburg, mi accorsi che l’Istituto italiano di Cultura a Pretoria costava, se non ricordo male, una cifra di poco superiore ai 300.000 euro all’anno e organizzava eventi culturali sì e no valutabili in circa 10.000 euro. 300.000-10.000: un output pari a circa il 3,5% della somma investita. Feci allora una proposta indecente all’Ambasciatore: chiudiamolo. Chiudiamo l’Istituto di cultura a Pretoria e diamo al Consolato Generale di Johannesburg non la metà della somma, non un terzo, ma un decimo del totale: 30.000 Euro. Avremmo triplicato l’offerta di cultura italiana in quella zona del mondo, facendo al contempo risparmiare il 90% della somma al nostro bilancio: 270.000 Euro all’anno. In realtà la mia proposta era davvero indecente perché il risparmio realizzato sarebbe stato irrisorio. E me ne sono accorto quando fu chiuso il consolato a Durban… Durban, il porto più importante dell’Africa sub sahariana, Durban, dove la CMC aveva appena vinto una commessa per circa 600 milioni di euro grazie anche all’opera di un bravo console, qui presente. Non io… un altro. Tutto, dico tutto il personale colà in servizio fu riposizionato su altre sedi. Tranne il console che fu fatto rientrare. Bel risparmio!…”

Dopo attenta lettura dell’intervento del Dottor De Agostini davanti alla platea del nostro corpo diplomatico, mi riesce difficile come cittadino che gode i suoi mutilati diritti, non essere indignato e preoccupato per il futuro dell’Italia.

Quindi a maggiore ragione auspico che l’innovativo PDA faccia suo il programma di creare delle preferenziali con le autorita’ diplomatiche straniere per i nostri imprenditori e al contempo in modo legittimo sia vigilante sull’operato delle nostre autorita’ diplomatiche all’estero in relazione ai nostri imprenditori piccoli e medii che siano.

Auspicando che il nostro ministero degli Esteri attraverso i suoi funzionari solleciti direttamente le nostre aziende sulle opportunita’ estere, ovvero che vi sia una collaborazione reale tra il piccolo imprenditore e l’Ambasciata X di quello Stato Y per la realizzazione di contratti in cui la nostra struttura diplomatica si disponga solo e unicamente a favorire il rapporto diretto tra il nostro imprenditore e l’imprenditore straniero. Il piccolo e medio imprenditore non ha il tempo e il denaro per trovare all’estero i giusti interlocutori, ma le nostre strutture diplomatiche radicate sui territori stranieri possono farlo per le nostre aziende, le quali se concretamente sollecitate dai nostri funzionari avranno tutto l’interesse a muoversi. Per estensione di ragionamento la Guardia di Finanza va a trovare l’azienda e perche’ l’azienda non deve essere visitata da un funzionario dipendente della Farnesina a sollecitare il contatto estero utile all’azienda stessa? Utopia? A me pare sia realistico pensarlo. Se il piccolo medio imprenditore cui ruotano intorno i nostri professionisti dovesse ricevere sollecito a porsi in contatto con il direttore generale di una catena di supermercati in Argentina per quale motivo dovrebbe sottrarsi alla possibilita’? Se poi ad affare concluso la nostra azienda desse allo Stato il 3% dell’incassato avremmo messo in moto un circuito virtuoso utile allo Stato e alle aziende, ma soprattutto al nostro orgoglio di essere italiani! Rivoluzionario questo vedere? Mi pare molto civile e veramente rispettoso della nostra Bandiera! Io voglio che la Signora che fa belle camicie in periferia industriale con 4 brave sarte italiane abbia il funzionario della farnesina dalla Sua parte come un socio produttivo e vero, leale e onesto. Perche’ quella signora sia costretta a mettere a lavorare un altra sarta e dia certezza e serenita’ ad un altra famiglia. Io italiano, io Stato, io cittadino voglio fortemente il bene della nostra Italia! Delle nostre Famiglie, delle nostre Aziende! Ed in questo determinato forte sentimento che mi inserisco nell’IDEA del Partito delle Aziende promosso dal Suo Presidente Fabrizio Frosio, con lo stesso entusiasmo in cui trent’anni fa’ fui Consigliere Nazionale del Partito Democratico gemello del PD U.S.A. ch’ebbe l’accredito del Pres Jimmy Carter, come unico partito italiano ad essere stato invitato dall’amministrazione americana all’insediamento alla Casa Bianca del Suo nuovo Presidente.

fonte: http://www.lagazzettadelsudafrica.net/il-console-generale-enrico-de-agostini-alla-farnesina-attacca-i-criteri-della-cosiddetta-razionalizzazione-della-rete-consolare-e-fa-alcune-proposte.html


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *