Emergenza sanità jonica, le proposte di Confindustria Taranto

//   29 marzo 2012   // 0 Commenti

malasanitaDa più parti, oggi, si rivendicano interventi mirati per sostenere la sanità jonica e per affrontare la crisi di un settore che, con una storia a sé rispetto alle altre realtà pugliesi, è in assoluta emergenza.
Le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal Presidente Vendola e dall’Assessore regionale al ramo confermano la necessità di riservare un’attenzione particolare alla situazione tarantina.
La provincia jonica rappresenta – infatti – l’espressione più avanzata di una crisi che vede l’intero sistema in forte difficoltà nel garantire anche i livelli essenziali di assistenza.
Occorre pertanto, una volte per tutte, prendere atto delle attuali difficoltà in cui versa la sanità jonica lavorando contemporaneamente su due fronti:
1. ricercare soluzioni che nell’immediato siano in grado di sostenere un’inversione di tendenza;
2. gettare le basi per risolvere quei problemi strutturali – quindi storici – che hanno sancito nel tempo la debolezza del sistema sanitario jonico.
Superando le contrapposizioni che dividono gli schieramenti politici e le considerazioni espresse in una logica di campanile, bisogna affrontare con fermezza l’emergenza sanitaria in atto, anche puntando con decisione sul contributo offerto dal soggetto privato accreditato.
Le domande a cui occorre dare risposte immediate e concrete
Una corretta disamina della situazione di partenza non può prescindere da alcune domande che preliminarmente occorre porsi per inquadrare, nella sua interezza, la questione “emergenza sanitaria jonica”:
1. Quali sono, oggi, le reali potenzialità che il sistema sanitario jonico può mettere a servizio dei propri cittadini?
2. Come sarà possibile affrontare nell’immediato futuro i problemi di salute di una comunità che, rispetto alle altre realtà pugliesi, presenta caratteristiche socio-sanitarie del tutto peculiari?
3. In quale modo le Istituzioni intendono coniugare i problemi storici dell’offerta sanitaria jonica con gli ulteriori tagli di risorse e strutturali imposti dal Piano di Rientro?

La situazione di partenza
Con una popolazione di oltre 580 mila abitanti, 8 stabilimenti ospedalieri e altrettanti privati, la provincia di Taranto è quella che, a livello regionale, presenta una struttura dell’offerta sanitaria in cui maggiore è la presenza percentuale di posti letto accreditati del privato erogatore.
Storicamente, quindi, il sistema sanitario ha riservato un ruolo di primo piano al soggetto privato accreditato chiamato ad offrire, accanto all’offerta pubblica, il proprio determinante contributo per assicurare il livello di prestazioni sanitarie richieste dalla popolazione residente.
Uno storico sottodimensionamento
dei fondi d’acquisto dai privati accreditati
Pur con tali peculiarità, uniche in tutta la Puglia, l’analisi delle risorse messe a disposizione negli anni per l’acquisto di prestazioni sanitarie rese dalle strutture private accreditate ha evidenziato, paradossalmente, una palese difformità di trattamento della sanità jonica rispetto alle altre province.
Il sistematico sottodimensionamento del fondo unico d’acquisto riservato alle strutture accreditate ha di fatto rallentato la crescita di un settore che vede fortemente mortificato il proprio potenziale.
Carenze di investimenti e strutture organizzative pubbliche inadeguate
Dal lato dell’offerta pubblica, si sono registrati nel corso degli anni segnali ugualmente negativi.
I mancati investimenti sulle strutture nosocomiali hanno di fatto reso non più procrastinabile la necessità di ammodernare le infrastrutture oggi a disposizione dei cittadini: Taranto e la sua provincia detengono, infatti, il triste primato degli indici di investimento più bassi in edilizia sanitaria di tutta la Puglia.
A ciò si aggiunga che le prestazioni sanitarie offerte dalle strutture pubbliche sono state influenzate da una storica inadeguatezza degli organici, come anche riconosciuto in questi giorni dall’Assessore regionale al ramo.
Gli alti livelli della Mobilità Passiva jonica
L’effetto netto della situazione sopra delineata è stato pertanto quello di un’offerta sanitaria non in linea con le aspettative e le richieste della comunità che suscita timori e malesseri giunti oramai a livelli non più sostenibili.
La risposta del territorio si riflette, in tutta la sua drammaticità, nell’analisi della distribuzione dei ricoveri 2010 per ciascuna ASL.
La provincia di Taranto, seconda solo alla BAT (dove però si riflettono ancora gli effetti della recente divisione dalla provincia barese) presenta la più bassa percentuale di autoconsumo a livello regionale alla quale si contrappone una sempre maggiore richiesta di prestazioni sanitarie offerte dalle strutture extra provinciali ed extra regionali.
E a conferma di tale andamento, vanno letti i numeri della mobilità passiva jonica che, confrontati con quelli delle altre province, risultano essere i più elevati nella regione Puglia: il complessivo controvalore della mobilità passiva, intra ed extra regionale, nel 2010 – ultimo anno disponibile per la rilevazione – si attesta a quota 107 mln di euro.
Un fenomeno che assume contorni drammatici con ricadute sia sugli equilibri economico-finanziari del sistema sanitario e sociale (si veda il crescente ricorso alla CIG) sia sulla comunità, alimentando tensioni di carattere sociale dovute al maggior numero dei cosiddetti “viaggi della speranza” che i cittadini sono obbligati a compiere per ricevere le prestazioni sanitarie di cui necessitano.
Il dazio pagato con la prima fase del “Piano di Rientro”
In tale contesto, va quindi valutato il sacrificio pagato dalla provincia jonica al risanamento del bilancio regionale operato attraverso la prima fase del Piano di Rientro.
Subendo una riorganizzazione della propria offerta sanitaria, con la chiusura di interi reparti ed ospedali pubblici, la provincia di Taranto è stata quella che, più di altre, ha pagato in termini di riduzione dei posti letto pro capite, registrandosi – fino ad oggi – una flessione di 15 punti percentuali con 299 posti letto in meno.
Alle soglie della “fase due” del Piano di Rientro, Taranto (ancora dopo la BAT) – con un valore pari a 2,85 si presenta con il più basso indice di pp.ll. ogni 1000 abitanti.
A ciò si aggiunga una progressiva riduzione delle risorse finanziarie immesse nel sistema che ha sottratto al territorio prestazioni sanitarie erogabili dalle strutture private accreditate: a quelle di ricovero per acuti, infatti, sono state sottratte risorse per circa 9 milioni di euro dal 2010 al 2011 e per altri 4 milioni nell’anno in corso; i centri che erogano prestazioni di specialistica ambulatoriale, invece, hanno subito una riduzione di circa 1 mln di euro nell’ultimo biennio.
L’effetto si traduce in un drammatico allungamento delle liste d’attesa con tempi che, per alcune tipologie di esami diagnostici, raggiungono anche un anno.

LE PROPOSTE PER AFFRONTARE LA CRISI:
In un quadro generale così articolato – in cui sono evidenti le complessità socio-sanitarie del territorio e gli effetti del sacrificio richiesto alla sanità jonica per il risanamento del bilancio regionale – occorre muoversi con estrema attenzione provando a concentrare gli sforzi sugli interventi che realmente possono assicurare un’inversione di tendenza.
1. Dare seguito agli impegni assunti con il Tavolo Tecnico regionale per Taranto
In via preliminare, si può e si deve affrontare l’emergenza in atto immettendo immediatamente risorse aggiuntive nel sistema.
Nel settembre 2011, le Associazioni di Categoria in rappresentanza dell’ospitalità privata jonica hanno chiesto ed ottenuto l’attivazione di un tavolo tecnico regionale di cui fanno parte, tra gli altri, gli Assessori regionali alla Salute ed al Bilancio.
Pur avendo ricevuto, in tale contesto, ampie rassicurazioni dall’Amministrazione regionale in merito ad una verifica delle modalità seguite per la determinazione del fondo unico di acquisto per l’anno 2011, ad oggi non si sono ricevute ancora risposte sia in merito alle risultanze di tale attività sia in merito agli ulteriori impegni allora assunti.
Si attendono, infatti, da un lato le maggiori risorse per la sanità jonica accreditata che la Regione Puglia – condividendo alcune delle osservazioni prodotte dalle Associazioni – si era impegnata a disporre attraverso il DIEF 2011 per compensare la mancata assegnazione dei fondi relativi all’acquisto delle endoprotesi e al finanziamento della rete IMA e, dall’altro, la definitiva assegnazione al Fondo Unico di quel milione di euro aggiuntivo che l’ASL Taranto, a seguito delle opportune verifiche, ha già determinato a seguito della sollecitazione ricevuta.
Oggi, nonostante l’Assessore regionale Attolini abbia certificato la presenza di economie da Piano di Rientro per circa 10 mln di euro riferiti al 2011 e di 20 mln per il 2012, la sanità jonica attende ancora di ricevere risorse per ulteriori 7 mln di euro che, se immessi nel sistema, consentirebbero di offrire, da subito, una risposta concreta al fabbisogno espresso dal territorio.
2. Riconoscere le peculiarità del territorio jonico nella “Fase 2” del Piano di Rientro
L’analisi dell’offerta sanitaria jonica nel suo complesso, pubblico e privato accreditato, restituisce un quadro di un territorio a cui non si possono richiedere sacrifici al pari delle altre province pugliesi.
Il deficit strutturale accumulato dalla sanità jonica nel corso degli anni ha infatti indebolito ulteriormente un sistema che, oggi, si trova decisamente indietro rispetto alle altre aree regionali.
L’elevata mobilità passiva registrata ne è certamente un indicatore.
Ed allora, rispetto a quanto previsto dal Piano di Rientro regionale, occorre studiare e mettere a punto per Taranto misure ad hoc che consentano:
 di recuperare il terreno perduto rispetto alle province pugliesi;
 rafforzare stabilmente il sistema per superare i problemi strutturali registrati.
Ci si attende, pertanto, che in fase di attuazione della seconda parte del Piano di Rientro, la provincia jonica sia esclusa da ulteriori tagli e riorganizzazioni dell’offerta sanitaria.
3. Valorizzare il contributo offerto dalle strutture private accreditate
Pur in presenza delle forti difficoltà dovute alle questioni sopra accennate – storico sottodimensionamento dei fondi accompagnato da drastiche riduzioni dei budget di spesa – le strutture private accreditate intendono confermare i propri investimenti sul territorio contribuendo, con la propria azione, ad elevare la qualità delle prestazioni sanitarie offerte e ad assicurare il mantenimento dei livelli occupazionali.
Il momento storico particolarmente delicato come quello che viviamo, in cui si avvertono maggiormente gli effetti negativi dei problemi che vengono dal passato ed in cui le risorse a disposizione continuano progressivamente a diminuire, impone di guardare alla collaborazione con i soggetti privati come ad una risorsa e ad un’opportunità assolutamente imperdibile.
Occorre pertanto riempire di contenuti una generalizzata disponibilità all’integrazione dell’offerta pubblica con quella accreditata, studiando e mettendo punto meccanismi di compartecipazione alla definizione dei fabbisogni ed assicurando alle strutture accreditate gli strumenti e le condizioni per liberare il proprio potenziale e per sostenere, valorizzandola, l’offerta sanitaria delle strutture pubbliche.


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