Elezioni in Egitto, trionfo (parziale?) degli integralisti islamici

//   2 dicembre 2011   // 0 Commenti

elezioni 2011 salafiti egitto

Il Cairo – Quando Mubarak venne “deposto” dal popolo egiziano sull’onda dell’entusiastica primavera araba, un mio collega, sulle righe di questo quotidiano, aveva preconizzato quanto sarebbe successo in Egitto all’indomani della sbornia collettiva. Una premonizione che è stata confermata dai primi risultati giunti dalla lunga maratona politica che si concluderà a febbraio: nelle prime nove province in cui si è votato per l’elezione dell’Assemblea del popolo (nelle restanti diciotto si voterà fino a gennaio, per poi passare al Senato), si è registrato uno schiacciante successo dei movimenti islamici. E se il trionfo dei moderati Fratelli Musulmani, attestatisi sul 40-45% dei consensi era ampiamente prevedibile, altrettanto non può dirsi per il clamoroso 20-25% ottenuto dal partito integralista dei salafiti. Se questi dati saranno confermati nei prossimi appuntamenti elettorali, la maggioranza parlamentare sarà determinata dall’ala radicale dell’Islam: uno choc non indifferente per il sistema politico egiziano e per le migliaia di cittadini di piazza Tahrir, l’anima della rivoluzione destinata così a sparire.

In uno scenario politico dominato dagli islamici, gli odiatissimi (dal popolo) militari si trasformano da bersaglio a baluardo dietro cui difendersi per laici e rivoluzionari. Un paradosso diventato realtà. I militari, il cui partito di rappresentanza ha raccolto poco più del 20% dei consensi, volevano neutralizzare piazza Tahrir con il voto programmato, ma non avrebbero mai pensato di ottenere il risultato voluto in questo modo. Con il 70% di affluenza alle urne è apparsa sì la volontà del popolo egiziano di essere guidato da un esecutivo politico, ma è emerso pure un preoccupante estremismo religioso. Da un lato, infatti, ci sono i Fratelli musulmani, movimento moderato che ha raccolto i frutti del lavoro sotto il regime di Mubarak, usufruendo del prestigio conquistato con gli anni di prigione scontati dai loro militanti. Ha utilizzato con intelligenza la capillare organizzazione assistenziale (ospedali, dispensari, scuole), l’unico sistema di welfare esistente nel Paese, raccogliendo adesioni sia nelle classi popolari che nel ceto medio. Accetta i principi democratici, non esige sconvolgimenti sociali e ha stabilito rapporti diplomatici con Israele.
Dall’altro, però, c’è Al Nur, partito salafita, ossia integralista, nato sulla scia della rivoluzione di gennaio, appoggiato e finanziato dagli wahabiti dell’Arabia Saudita. Queste in breve le sue linee guida: proibizione dell’alcol, nessuna emancipazione per le donne, forte impronta religiosa all’educazione dei giovani. In sintesi estrema, Al Nur esige che i principi della Sharia, la legge islamica, siano il fondamento della Costituzione repubblicana.
Per i generali del Consiglio superiore delle Forze armate, presidenza collettiva succeduta al raìs destituito, sarà dunque difficile fermare l’onda islamica, mentre i protagonisti della rivoluzione, per uno strano scherzo del destino, paiono destinati a sparire dallo scenario politico. Ipotizzare un compromesso tra le posizioni moderate dei Fratelli Musulmani con quelle estremiste dei salafiti per un’islamismo “alla turca” è al momento la soluzione più probabile e auspicabile.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *