ELEZIONI 9 SETTEMBRE IN SVEZIA: l’immigrazione decide il voto

//   9 settembre 2018   // 0 Commenti

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Oggi gli svedesi si recheranno alle urne. La nazione è rappresentata da una monarchia costituzionale con un parlamento composto da 349 seggi votati con il sistema proporzionale, dove al momento i socialdemocratici mantengono la maggioranza con 113 seggi e sono indicati, alleati con i Verdi, indicati come favoriti con il 27%, seguiti dai Moderati e dai Democratici.

Stefan Löfven, leader socialdemocratico, primo ministro uscente e ricandidato, è nato a Stoccolma il 21 luglio 1957, primo ministro dal 2014. Anna Marie Kingberg Batra è la leader del Partito Moderato svedese, nata il 14 aprile 1970. Si possono considerare i poli opposti sui quali verteranno le decisioni degli elettori.

Da tempo la Svezia sta attraversando, come molti altri Paesi in Europa, una crisi sociale e politica dovuta ai notevoli flussi migratori. Oggi si decideranno le utopie decennali volte a volere fare degli svedesi una nazione umanitaria, dove oltre un sesto della popolazione è cotituito da immigrati.

Dopo i roghi delle auto, le bombe a mano, la violenza su oggetti e individui, soprattutto donne, che hanno fatto nascere le odierne 23 “no-go zones”, aree vietate a causa della criminalità comune e organizzata, sintomo di politiche immigrative non adeguate, con un afflusso continuo di richiedenti asilo, onere sempre più pressante per i contribuenti, l’immagine che abbiamo di un Paese modello di efficienza è mutato. La Svezia oggi è caratterizzata invece da una diseguaglianza estrema, con il maggior divario economico e l’indebitamento delle famiglie superiore alla media europea.

Le elezioni decideranno la linea governativa e si basano sul pro/contro immigrazione, influendo a livello europeo in modo pesante. Il partito democratico è contrario all’immigrazione e per questo ha visto aumentare i propri consensi man mano che il voto si avvicinava, mentre il partito moderato ha condiviso negli scorsi decenni l’apertura esterna e con la sinistra si sono indeboliti, scivolando sotto la soglia del 20%.

Quanto alla tassazione si può raggiungere un’imposizione fiscale fino al 45%. Ovvio che possiamo ritenere la Svezia una pentola in ebollizione, dove il fuoco è stato tenuto troppo alto e per lungo tempo, rischiando così di far uscire una rabbia sociale che ha raggiunto un punto limite.


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