E’ arrivato il divorzio breve!

//   23 aprile 2015   // 0 Commenti

download

Diamo per scontato che la Camera approvi, questa mattina 22.4.2015, il divorzio breve annunciato da Renzi come “prontissimo” circa un anno fa, per elettrizzare la campagna elettorale europea del PD.
Certo il divorzio breve è un segnale ulteriore della progressiva privatizzazione della relazione matrimoniale, divenuta evidente dopo che la Cassazione ha ripetutamente confermato che, ogni coniuge, è titolare del diritto soggettivo di separarsi, divorziare, ricostruirsi una famiglia.
Il Parlamento ha fatto un passo avanti in questa direzione nonostante la sempre durissima opposizione del Vaticano, che non ha mai fatto mistero di ritenere necessario un lungo periodo di ripensamento dopo la separazione, nella previsione che i coniugi potessero riconciliarsi. Merita però ricordare che anche questo legislatore, peraltro, non ha inserito nel codice civile l’istituto del “divorzio” nonostante abbia fatto lo sforzo di cancellare le due brutte espressioni con le quali era indicato sia nella legge speciale del 1970 che nella successiva modifica del 1987 con la denominazione giuridica di “scioglimento del matrimonio” per il cittadino coniugato civilmente e di “cessazione degli effetti civili del matrimonio” per il cittadino coniugato in Chiesa.
Oggi il Parlamento informa che ogni cittadino che ha ottenuto la sentenza di separazione, ha tempi brevissimi per divorziare: 6 mesi se si è separato consensualmente, 12 mesi se la separazione è stata giudiziale (vi siano figli o meno).
Ma, a questo punto, benché la nuova legge disponga che si applica anche ai “processi in corso”, va spiegato che in Italia “i tempi” per ottenere una sentenza di separazione davanti al Tribunale sono di almeno 3 anni perciò, anche se in questo processo la sentenza non definitiva sulla separazione si può ottenere in tempi abbastanza brevi (un anno o poco più) resta pendente l’intero processo sulle questioni economiche (assegno di mantenimento per i figli- se vi sono-, assegno di mantenimento per la moglie -ove richiesto-, ulteriori richieste economiche, etc. etc.) per cui il cittadino che dopo 12 mesi dalla sentenza di separazione giudiziale potrà chiedere il divorzio per liberarsi dal vincolo matrimoniale, non potrà ritenersi completamente libero perché si troverà, in quella sede riproposte tutte le questioni economico/patrimoniali che erano pendenti nel processo di separazione.
E’ questa la ragione per cui nessun avvocato familiarista può essere soddisfatto della disattenzione del legislatore che, se davvero avesse voluto allineare l’Italia ai Paesi europei, doveva ridisegnare, prima di tutto, la normativa processuale per la separazione, il divorzio e per la famiglia non matrimoniale. Non averlo fatto costringere il cittadino, ancora oggi, ai tempi biblici di questi processi che non sono affatto accorciati da un provvedimento, anche se molto importante, come è quello del “divorzio breve”. Non è questa la modalità giusta per lo snellimento del processo civile. Sul tappeto restano antiche norme processuali che intralciano il libero esercizio dei diritti civili e, in soldoni, costano sacrifici economici non lievi per il cittadino che, comunque, è prudente continui a rivolgersi all’avvocato!


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *