DOMINGO NOTARO. IL SOMMO ARTISTA che ha varcato due millenni; la sua ultima creazione letteraria “Dall’irraggiunto irraggi percezione”

//   8 giugno 2017   // 0 Commenti

domingo-notaro-dna

Nell’introduzione al suo libro di poesie “Dall’irraggiunto irraggi percezione”, Enrica Maria Ferrara scrive: “La poesia di Domingo Notaro è un prodigio: non solo perché i suoi versi costringono
il lettore a fare una pausa di riflessione e a contemplare il miracolo della geometrica rete di
intricati ricami lirici che il poeta distende sulla pagina bianca; ma anche in un altro senso, più
letterale e soggettivo. Perché è Domingo Notaro stesso ad ammirare attonito la nascita della
sua poesia, con lo stesso candore che lo indusse a creare nel corso della sua infanzia, quando
uscì per la prima volta nel buio della notte con dei tizzoni accesi e disegnò immagini
luminose nell’aria limpida. Quelle figure svanirono immediatamente, come fuochi d’artificio
o stelle comete, ma la memoria di esse perdurò nella mente del poeta e indusse l’artista ad
esitare sgomento di fronte al mistero della loro creazione. Quella scia di luce che
repentinamente scomparve acquistò dimensioni mitiche per il bambino e causò la sua
originaria scoperta del carattere effimero di ogni significato che solo può essere catturato in
un momento fugace dallo sguardo del poeta-bambino.
Più avanti negli anni, Notaro descriverà il processo creativo con parole che serbano
una luminosa impronta di quell’archetipico momento in cui l’artista scoprì la sua abilità di
sfidare l’oscuro ventre della natura con il potere semiotico dei suoi tizzoni accesi.”
E conclude: “Fra lucida visione e profetica allucinazione, i poemi di Notaro sembrano così
affacciarsi sul baratro di un vuoto infinito – terrificante, a volte, come l’oscurità
indifferenziata di una notte hegeliana, o di una bellezza mozzafiato, come l’intenso azzurro
della volta celeste – un vuoto che il poeta costantemente esplora con il suo fare e con quello
sguardo bambino che Picasso aveva identificato come l’elemento chiave della sua grandezza:
“Il Fare dell’artista / faro inducente è / al / Vedere / s-ogni segno il-limita / non / imita”
(Prelogica la Visione induce ].”
D-Maestro, la complessità della sua poesia implica diversi piani di lettura, dalle parole emergono significati plurimi. Come possiamo orientarci nel suo fare poetico?
Leggere è tradurre in significati la “sequenziale” linearità di simboli, segni grafici, che compongono la Scrittura, qual quanto “simultanea” è la primordiale intelligenza visiva del guardare, un dipinto o un paesaggio. A partire da tale riflessione emerge chiaramente dall’inducente àlveo scavato dall’inedito fluire percettivo di questa poetica pluriversale, la Visione, ove ogni particella partecipa qual la nota al flusso sinfonico o il quanto quantistico nella fisica, proiettandosi in una nuova dimensione spazio-temporale.
Tutto ciò m’induce a pensare da sempre che il grande Artista non ha contemporanei.

D-Nell’introduzione a un suo libro di poesie pubblicato nel 2001, Walter Pedullà scrive “E’ un apocalittico Domingo Notaro? Il verso finale assicura che ci sarà un futuro, sia pure quello della sopravvivenza: “La Terra terrà”. Spostate l’accento alla parola più umile ed essa farà una profezia favorevole ai terrestri che vivono in un mondo privo di senso….”. Maestro, la poesia può aiutarci a recuperare senso?

L’Arte è finzione, lùdica bugia contro la menzogna che men sogna. Le idee dominanti sono come la legge che oramai disattende la giustizia, Giustizia alla quale si tende come alla verità e ad altri lumi. La bugia dei Bambini e degli Artisti è il sogno della veglia, l’Eureka. Chi non trova travolge, non comprende. Della Poesia l’inchiostro non s’inchina al volere dei potenti, è linfa contro l’infamia.
D-Quali poeti o scrittori ha conosciuto personalmente o si è a loro relazionato?
Nel 1967 Louis Aragon scriveva: “A Domingo Notaro il cui passaggio a Parigi è stato come quello degli uccelli che ci insegnano la bellezza dei cieli lontani”. Jean Cassou, che ho conosciuto nello stesso periodo, così affermava: “Sono le opere di Domingo Notaro, ora, i Cezanne, Matisse, Picasso”.
Ma già nel 1964 Rafael Alberti, che conosceva la mia pittura e la mia poesia, per stima e amicizia ha inaugurato la mia residenza romana, sarà lui a presentarmi successivamente a Murilo Mendes e poi a Pablo Neruda, il poeta che più ho amato nella mia adolescenza. Negli anni ’70 Giorgio Bassani ha presentato sia la mia poesia che la mia opera pittorica in più occasioni. Leonardo Sciascia, negli anni ’80, così scriveva: “Questo Paese non ama i grandi, almeno da vivi, e tu caro Notaro sei grande e vivo. Da tale condizione lo sgomento o l’esilio”. Nel 2001, Carlo Bo, nella presentazione della mia mostra antologica al Vittoriano, così conclude: “l’opera di Notaro si distingue nettamente da quanto è stato fatto nella seconda metà di questo secolo, il filosofo e il poeta non hanno soffocato il pittore ma tutte e tre insieme hanno scritto un capitolo inedito e finora non sempre giustamente valutato dell’arte contemporanea”.
Potrei citarne tanti altri, tra poeti e scrittori di livello internazionale, ma non vorrei fare un mero elenco.
Gli incontri non sono però solo quelli fisici, nella seconda metà degli anni ’50, a Buenos Aires, uscendo da Belle Arti mi sono imbattuto per caso in un libro di poesie, oblungo, bianco, che appena sfogliato mi ha stupito e ho letto con grande emozione, quel poeta a me sconosciuto era Salvatore Quasimodo. Ora, nel quotidiano rapporto con la nostra lingua, sempre più spesso trovo Dante che ancora oggi pregna il nostro dire.
D-Lei afferma che “Il compito dell’Artista è di inoltrarsi ai limiti che la materia dello stesso linguaggio ordinario impone. L’Arte allerta ed inducendo svela quanto già è in noi sotteso. Nell’opera forma e contenuto sono inscindibili”. Tale affermazione è valida anche per la sua poesia?
Inabissarsi nella fisicità della parola
oltre il ce-lat-o-scuro
che l’usura impone
dissodando l’originario magma rappreso
per diradare residuali opacità e fare trasparire ogni qualvolta
dall’immerso
l’immenso
“l’originale” ancora inedito
altrimen-i-ndicibile
Il respiro
degli individui
e il cosmico fluire
si
fondono
non
si
confondono
per non regredire
nel progressivo
progresso dei pochi
Come evidenzia Enrica Maria Ferrara “……il lettore è costretto a sostare lungamente, in mezzo al rapido fluire ininterrotto di immagini poetiche accelerato dall’assenza di punteggiatura, e a guardare il mondo da una prospettiva completamente

La nuova”.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *