Il sacco di Roma

//   18 ottobre 2011   // 0 Commenti

Parte con questo articolo la nuova rubrica, “Elogio della Follia“. Il titolo non inganni! La follia di cui apprezzo l’elogio è quella “sana” parte di noi che nessuno riesce a condizionare, neppure i nostri pregiudizi, la nostra razionalità. Neppure la vita formale, che per molti di noi è assolutamente più importante di quella sostanziale. Ebbene proprio questa sana follia vorrei che mi portasse a condividere con i lettori di Mondo Libero la mia stessa visione delle cose, libera, non condizionabile dalla politica o dalle ideologie; per capirci, se un amico dice una stupidaggine ed un avversario propone una cosa giusta, non mescolerò le carte per convenienza: la stupidaggine, chiunque la dica, rimarrà tale; e così la cosa giusta affermata da uno di cui non condividevo nulla, mi porterà a convenire con lui, anche se solo in una occasione.

IL SACCO DI ROMA

indignati disordini roma 300x210Veniamo all’attualità. Ciò che è accaduto a Roma sabato scorso è la prova, se ce ne fosse ancora bisogno, che non gliene frega niente a nessuno di assicurare l’ordine pubblico in modo serio e concreto per i cittadini. Mi spiego meglio: c’è qualcuno che razionalmente possa ritenere che l’ordine pubblico si possa gestire solo con centinaia di persone in divisa, mal pagati, sfruttati peggio degli schiavi di un tempo, obbligati ad obbedire tacendo, ricattati con lo spauracchio del codice penale, costretti a subire la violenza di tanti, senza poter rispondere subito, perché sarebbe politicamente scorretto e democraticamente un sopruso? Ed inoltre, ma non meno importante, far lavorare le Forze di Polizia con la certezza che se va tutto bene, ciò è accaduto per la bontà dei manifestanti e per la bravura del Questore e, si capisce, del Ministro dell’Interno; mentre, se va male e ci scappa il tafferuglio, la colpa è solo degli sbirri, cui dovrà andare tutto il nostro biasimo e la giusta rampogna dei politici e della magistratura di turno che, ovviamente come atto dovuto, aprirà una serissima inchiesta per valutare “eventuali” responsabilità.
Se poi, per caso ci scappa il morto, allora i casi sono due: o il cadavere è in divisa, ed allora le comari piangenti della politica, tutta, sia chiaro, faranno a gara a chi tesse le lodi del morto e dei suoi commilitoni, e di quella parte politica a cui appartiene il parlator cortese, per dimostrare quanto quella parte appunto sia vicina ai poliziotti, quanto abbia fatto per loro e quanto ancora di più si impegnerà a fare; si termina con la frase: “….e speriamo che questo sacrificio non sia stato vano e che simili cose non accadano più…”. Oppure il morto è capitato tra i democratici protestatori, magari con armi improprie nelle mani pronte per essere usate ed un farabutto di Carabiniere si è permesso di non farsi ammazzare e magari si è difeso a colpi di pistola, ed allora il cerchio si chiude: il morto sarà santo subito, gli amici e sodali andranno in tutte le emittenti a sproloquiare sulla mancanza assoluta di democrazia e di libertà ( perché non è concepibile che un basco nero, il cui posto è al cimitero, si permetta di dissentire e magari al cimitero ci mandi il suo potenziale assassino, reo solo di non aver fatto in tempo a portare a termine il suo piano).
Allora veniamo alle conclusioni. Così come vanno le cose, ed è il mio parere, a nessuno interessa cambiarle. A chi fa finta di governare, così come a chi fa finta di fare opposizione, perché fa comodo avere gli alibi per ogni occasione e rivoltare la frittata a seconda della convenienza. In un Paese serio, non è il caso nostro, si sarebbero prese per tempo le idonee misure per rastrellare (il verbo, pur brutale, rende l’idea) tutti quei farabutti che hanno inquinato Roma e la nostra democrazia più, molto più delle azioni che sarebbero state necessarie e sufficienti per evitarlo.
Ed infine con quale coraggio si spediscono a rischiare la pelle per conto terzi delle persone, dei lavoratori ai quali appena un giorno prima è stato tolto il diritto di mangiare, perché bisogna risparmiare, ma sui diritti dei poliziotti, non sul ristorante del Senato. Vergogna, vergogna, vergogna.
Ne riparleremo.


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