CORTINA INCONTRA/ IMMERSI NEL MONDO GLOBALE

//   14 agosto 2011   // 0 Commenti

Frattini e Cisnetto 1

Il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato protagonista oggi sul palco di “Cortina InConTra”, intervistato da Enrico Cisnetto, per l’appuntamento “Immersi nel mondo globale”. Consiglio dei Ministri e manovra economica Frattini risponde in apertura sul clima del Consiglio dei Ministri di ieri, descrivendolo così: “Un clima di consapevolezza che non si poteva fare altrimenti, era necessario prendere una serie di decisioni cariche di sacrifici, di fronte a una tempesta che riguarda tutti, parte dagli Stati Uniti, investe l’Europa e anche l’Italia. Era indispensabile reagire in modo chiaro e strutturale. Non con una misura tampone. Non sarà una manovra blindata, non ci metteremo la fiducia, il Consiglio dei Ministri ha voluto mostrare un’intesa forte e rapida, in un’ora e un quarto è stata licenziata una manovra da 45,5 miliardi in due anni”.

Sulle province: “Avrei preferito l’abolizione totale delle Province, ma comunque ne sono state eliminate un terzo. Ben 54mila poltrone eliminate. Sarei stato ancora più radicale, la Provincia è vista spesso, e non a torto, non come un’entità che dà servizi, ma come un ulteriore sbarramento burocratico tra Comune e la Regione”. Sul tema della pensione di anzianità, su cui molti paesi dell’Europa hanno “fatto più di noi” Frattini dice che “farla cadere con un colpo di scure avrebbe provocato un grandissimo impatto sociale e una difficoltà forte a far approvare questa manovra con un minimo di consenso, non solo delle parti politiche – credo che avremo in Parlamento un clima positivo, senza ostruzionismo – ma anche da parte dei sindacati”. “Non possiamo chiedere più Europa e poi lamentarci di essere commissariati. Sono due cose in assoluta contraddizione. Il presidente del Consiglio si è mosso in accordo con il presidente della Repubblica che ha avuto un forte ruolo di incoraggiamento alla coesione nazionale. Anche la fase del dibattito parlamentare prevederà una consultazione aperta ai contributi dell’opposizione, con un’unica linea rossa non valicabile, i saldi di bilancio non si possono toccare. Credo che il presidente del Consiglio abbia fatto bene a seguire un metodo di consultazione internazionale e in accordo con presidente della Repubblica. E’ una manovra che pesa sulla classe media e sui più abbienti, sugli enti locali, riduce le spese delle amministrazioni pubbliche, 9 miliardi di tagli ai ministeri più 9 miliardi sugli enti locali. La Banca Centrale Europea non ha indicato misure precise da adottare, ma linee d’azione da seguire”.

Non sarebbe stato meglio colpire il patrimonio e non il reddito? Chiede Cisnetto al ministro e Frattini gli risponde: “Accanto alla misura che colpisce i redditi, è stata introdotta una misura che colpisce in maniera severa l’evasione fiscale. E’ stata inserita la tracciabilità per i pagamenti sopra i 2.500 euro. Per coloro che sono obbligati a fare fattura e non la fanno sono previste pene molto severe, fino alla chiusura dell’attività o alla sospensione dall’albo professionale di riferimento. Una misura che si aspettava da molto tempo e ancora non si era fatta”. Prima di passare agli scenari internazionali, Frattini commenta la difficile situazione politica della maggioranza come frutto di: “una difficoltà esterna”. La prospettiva per questa maggioranza credo sia solo una: quella di ricompattarsi, di ritrovare il filo di un lavoro che era stato avviato a inizio legislatura in nome dei valori comuni del popolarismo europeo. Andare avanti con la riforma costituzionale, la riforma fiscale, quella assistenziale e quella del sistema di incentivi alla famiglia, tutti principi del popolarismo europeo. Dobbiamo ritrovarci attorno a dei principi, soprattutto a quello della moralità della politica”.

Lega, Berlusconi e Tremonti

Cisnetto propone al ministro un’alternativa: tra Casini e la Lega cosa sceglierebbe? “Lega e Udc devono potersi integrare” ribatte Frattini. Con l’Udc avrebbe potuto eliminare tutte le province, incalza Cisnetto: “La Lega ha accettato di abbattere il 30% delle province e capirà che alcuni principi devono essere condivisi senza ultimatum” risponde il ministro.

Berlusconi si ricandiderà? “Dipenderà dalla nostra capacità come partito di garantirgli che il partito sopravviverà, con una classe dirigente credibile, morale. Non so cosa succederà a fine legislatura – e credo ci si arriverà – ma questo dipenderà da noi. Per evitare gli attacchi della speculazione internazionale non possiamo stare sempre sul punto di preparare liste elettorali, diamo l’impressione di un paese oscillante. La legislatura deve continuare fino al 2013 e questo dipenderà da noi”. “Alfano – prosegue – ha le doti per essere un segretario politico capace di lavorare su alcuni temi, come la riforma costituzionale e lo snellimento dell’apparato istituzionale dello Stato. A volte quello che un partito può fare è più di quello che un governo può fare. E’ un’ottima possibilità di riconquistare l’elettorato che non ci ha votato alle amministrative, e non convinto di alcune scelte ha voluto dare un segnale molto forte facendoci perdere città importanti. Dobbiamo lavorare all’obiettivo di mettere al riparo l’Italia dalla speculazione internazionale, che non sia vista come l’anello debole di una grande catena. Berlusconi ha ripreso, come era suo diritto e dovere, innanzitutto la guida dell’azione di governo, compresa la politica economica, e poi il metodo della riflessione collegiale e della consultazione”. E su Tremonti Frattini afferma: “C’è stata vigliaccheria da parte di chi ha tentato di pugnalare Tremonti alle spalle, e lo dice uno che lo ha criticato. Ma questo non è il mio metodo, l’ho detto pubblicamente quando non condividevo qualcosa con lui, non l’ho pugnalato nei momenti difficili, anche personali. La solidarietà personale e umana viene prima di ogni altra cosa, altrimenti si scade nella brutalità dell’azione politica”.

 

Piano Marshall per il Mediterraneo

Nella seconda parte dell’incontro si è passati ai temi di politica estera: “Solidarietà pelosa quella di chi dice ‘accogliamo tutti’, rischia di prospettare a questi disperati condizioni pessime in Italia mentre ci rifiutiamo di investire sullo sviluppo dei Paesi di origine e di provenienza. Dobbiamo lavorare perché l’Europa sviluppi un Piano Marshall per il Mediterraneo. Come possiamo pensare che domani il flusso della disperazione non arrivi a casa nostra? L’Italia non può essere il luogo dove tutti gli immigrati arrivano e lì restano, l’Europa è fatta da 27 Paesi, non solo dall’Italia. L’immigrazione è un problema europeo. Non possiamo pensare che il Nord dell’Europa si disinteressi, solo perché è lontano, di quello che succede nel Sud nell’Europa, nel Mediterraneo”. Sulla Libia E sulla guerra in Libia Frattini: “L’Italia non poteva non aderire all’appello della Nato, non potevamo voltarci dall’altra parte. Problema di impatto umanitario. Oggi un regime che ha perso la credibilità internazionale, abbiamo due punti di preoccupazione: che il nuovo governo della Libia ci sia maggiore indirizzo verso soluzione moderata, non islamista e non estremista. La seconda nostra preoccupazione è che si arrivi a soluzione politica che impedisca divisione della Libia in due, sarebbe tornare indietro di 40 anni. Vogliamo una soluzione pacifica, guidata dalle Nazioni Unite. Come Italia ci siamo garantiti la conservazione e il rispetto dei contratti bilaterali con la Libia, il governo provvisorio ha confermato di volerli garantire, e che riguardano oltre 800 imprenditori italiani.

 

Sulla Siria

“L’Italia – dichiara Frattini – ha fatto i suoi passi prima di molti altri. Cerchiamo nei confronti della Siria, nei cui confronti non è pensabile un intervento come quello in Libia, almeno un atto di fermezza e di unità che purtroppo l’Europa non avendo una forte azione di politica estera, non ha avuto. Per questo ho ritirato il nostro ambasciatore a Damasco”. Primavera araba “L’Occidente non aveva previsto – dice Frattini – cosa sarebbe successo e quando è successo abbiamo pensato che nel giro di qualche mese questi Paesi si sarebbero trasformati in sistemi democratici come quelli che abbiamo noi in testa. Spezzo una lancia in favore della primavera araba. Sono stato personalmente in questi Paesi, non è stata una rivolta contro l’Occidente ma una rivoluzione di giovani soprattutto, che volevano diritti, libertà e sviluppo economico. Dobbiamo perdere il brutto vizio di dire a chi ha una storia cosa debbono fare, il fatto di esportare la democrazia occidentale, l’idea di Bush, non funziona. Se non pensiamo a questo argomento siamo paradossalmente più deboli nel difendere la nostra identità. Dobbiamo essere rispettosi delle tradizioni degli altri per poter dire poi a chi viene da noi di rispettare la nostra legge”.

Corno d’Africa

“Stiamo sostenendo – chiude Frattini – il governo provvisorio somalo. L’Italia è l’unico Paese che opera con donazioni dirette. Paghiamo ogni mese lo stipendio di 5mila agenti polizia somala che presidiano la città di Mogadiscio. Sono iniziative tangibili, ma che non hanno un adeguato coinvolgimento da parte della comunità internazionale. L’Europa, ricca e silenziosa, spende ogni giorno dieci euro per mantenere una mucca olandese da latte e fa morire i bambini in Africa. Bisogna richiamare l’attenzione, cercare di non essere completamente inerti quando a poche centinaia di miglia delle coste europee ci sono queste tragedie”.


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