Twitter si autocensura

//   30 gennaio 2012   // 0 Commenti

censura twitter

Fine del tweet libero. Con una decisione clamorosa, Twitter si autocensura. Il famoso social network americano d’ora in poi potrà oscurare in maniera selettiva i tweet nei paesi dove un certo contenuto costituisce un illecito. Ovvero, il messaggio sarà visibile in tutto il mondo ma non nel paese dove è passibile di reato. Una censura selettiva applicata non per il messaggio in quanto tale, ma per la specifica legislazione (?) di un dato paese.

Ricordiamo tutti il ruolo avuto dal web e dai social network, Twitter in primis, nella primavera araba. L’unico strumento di libertà di espressione e di testimonianza veritiera e diretta per alcuni paesi rischia di morire. Non potranno esserci altri manifestanti di piazza Tahrir, il meccanismo è chiaro: in Italia, Usa o Germania potremo leggere il tweet incriminato, ma i connazionali no, mentre l’ambasciatore del paese in questione potrà visionarlo e denunciare il dissidente, con conseguenze immaginabili. L’azienda di San Francisco ha provato a trincerarsi dietro esempi di buon senso come la Francia e la Germania dove i contenuti a favore del nazismo sono vietati, ma è altrettanto chiaro che, come ricorda Reporters Sans Frontières, “i vietnamiti che usano il vostro servizio non potranno più denunciare le conseguenze nefaste sull’ ambiente dell’ esplosione delle miniere di bauxite”.  ”Se Twitter censura lo abbandonerò immediatamente” ha rincarato la dose il noto artista dissidente cinese Ai Weiwei, indicando come il social network sia ormai uno strumento politico e informativo di fondamentale importanza.

Allora, anche se Twitter “entrerà in Paesi che hanno idee diverse sui contorni della libertà di espressione” (molti individuano questo provvedimento come una mossa commerciale finalizzata all’ingresso nel grande mercato cinese) ormai non interessa più a nessuno. Poco importa se nell’elenco dei messaggi comparirà l’avviso “Tweet trattenuto” con l’indicazione del paese in cui è stato censurato. La rete è inferocita e il provvedimento rischia di diventare un pericoloso boomerang per la piattaforma di microblogging. Un’altra delicata battaglia digitale che rischia di assumere connotati ben più ampi della semplice libertà di espressione in rete.


Articoli simili:

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *