Le camere di (IN) SICUREZZA (due)

//   9 febbraio 2012   // 1 Commento

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

carcere 300x181Quanto era stato paventato sta accadendo, il governo si appresta a porre la fiducia sul decreto cosiddetto “svuota carceri”. Una misura che tende più a svuotare materialmente le carceri che ha risolvere un problema annoso, come quello dell’affollamento degli istituti di pena.

I “signorotti della nuova politica” italiana con questo decreto hanno la presunzione di risolvere il vero problema delle carceri che di fatto permetterà l’uscita progressiva di circa 3.500 detenuti, innalzando fino a 18 mesi la pena residua che sarà possibile scontare agli arresti domiciliari. Le porte del carcere potrebbero riaprirsi, a breve; per numerosissimi detenuti che potranno beneficiare di una decisione “vergognosa”, come è stata definita da più parti.

“Nessun delinquente pericoloso sarà messo in libertà”, si è affrettata ad assicurare il ministro della Giustizia Severino, della cui competenza specifica ed indipendenza intellettuale comincio ad avere dei seri dubbi.

Non mi sembra una buona idea, né la ritengo utile per la società, liberare una pletora di rei che scontano una pena dopo essere stati condannati da un Tribunale della Repubblica.

Un governo definito del rigore e dell’austerità, non si è comportato tale nel prendere decisioni ed indirizzi che non passeranno inosservati nel sentire comune e nella già radicata  sensazione di una comunità che nutre sempre meno fiducia nell’apparato giudiziario e nell’applicazione fattibile della pena.

Il provvedimento de quo, amplia in forma vertiginosa la misura degli arresti domiciliari e lo fa per decreto, non per una decisione ponderata e presa in camera di consiglio da personale specializzato a carico di persone delle quali solamente chi opera sul territorio conosce e può verificarne la vera potenzialità delittuosa. A ciò vanno ad aggiungersi l’utilizzo delle celle di sicurezza presso le caserme o le Questure e la riduzione da96 a48 ore del tempo per la convalida dell’arresto da parte del magistrato.

Fermo restando che il codice ed il nostro ordinamento processuale prevede stabilmente  garanzie e diritti personali per gli imputati o per i condannati in forma ordinaria, ivi compreso quello degli arresti domiciliari, ritengo del tutto gratuito ed eccessivamente premiale allargare le maglie della giustizia ulteriormente ed in maniera straordinaria, giacchè, a mio parere, tali misure non offrono risposte moralmente ineccepibili, nè risolvono la grave emergenza nella quale è impantanato un comparto decisamente complicato come quello del dipartimento carcerario.

Una decisione che ci riporta indietro nel tempo quando il Parlamento approvò il recente provvedimento di indulto che concesse la libertà anche a numerosi “delinquenti abituali e per tendenza”, rientrati quasi subito nelle patrie galere dopo aver commesso altri reati ai danni della collettività.

Fermiamoci, quindi e meditiamo. La “madre dei problemi” è di ben altra portata. Riguarda, innanzitutto, la lentezza della giustizia e la sua  inadeguatezza procedurale. Eccessivi rinvii, incertezza della pena, poca affidabilità degli uffici giudiziari e criticità delle risorse umane, rendono il settore un colabrodo ed offrono un esempio poco rassicurante per i cittadini smarriti ed in preda a forti dubbi interpretativi.

Tra l’altro, l’humus nel quale preferisce muoversi e predilige chi delinque normalmente o vive di traffici illeciti è quello nel quale l’incertezza e la difficoltà di stabilire regole certe e rigide la fanno da padrona. Il nostro paese in tal senso offre molti spazi, diciamolo. Una incertezza che non aiuta neppure gli investimenti che hanno bisogno di assicurazioni e riferimenti più che solidi.

A tutto ciò c’è ancora rimedio.

Se si vuole dare un buon servizio alla nazione bisogna partire dalla riforma della giustizia, quella vera, altro che decreti o leggi di facciata che non risolvono alla radice neppure la questione carceraria. Un “effetto domino” che andrebbe a riverberarsi su tutto il sistema rendendolo credibile e soprattutto affermerebbe una regola cogente, la certezza del diritto.

Per fare ciò è determinante essere fermi e non farsi influenzare da sollecitazioni che pervengono da associazioni di categoria arroccate e irrigidite su posizioni che appaiono più corporativistiche, anzi che di interesse generale.

Le carceri se sono insufficienti dobbiamo costruirle, perchè ricordo, sono e rimangono il deterrente principe in grado di scoraggiare ed intimorire chi delinque, ivi compreso i mafiosi.


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1 COMMENT

  1. By giovanni, 22 marzo 2017

    ma mi faccia il piacere ma che cosa dice?in queste condizioni in qui si trovano le carceri non redimono nessuno anzi incattiviscono sono altri i provvedimenti da prendere amnistia e riforma carceraria completa con annesso lavoro per i fine pena solo cosi si abbatteranno le recidive

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