De Santis spaccia flop per successi, non parla più di Salvini e si attacca alla poltrona

//   24 settembre 2019   // 0 Commenti

“Mi piacerebbe portare avanti una rete pluralista in grado di rappresentare la società italiana”. Con vero disprezzo del ridicolo, visto i disastrosi risultati di Rai Uno, il direttore di RaiUno, Teresa De Santis, nel mirino un po’ di tutti, ha deciso di uscire allo scoperto con una intervista, la prima dalla sua nomina, pubblicata La Stampa in cui prova a difendersi attaccando. Senza avere gli strumenti necessari però. “Rai1 stacca la concorrenza di parecchi punti e anche nel day time sta rimontando una gap antico con Canale5”, spiega la De Santis, unica donna a capo delle reti Rai, anche se i dati dicono il contrario e il Cda le ha presentato il conto proprio per questo. “La Rai deve andare incontro a una trasformazione per affrontare le nuove sfide del mercato, come già nei piani dell’Ad Salini, una riforma radicale che la renda più libera e snella e dunque competitiva”, spiega la direttrice di RaiUno, che va cercando la benevolenza del numero uno della Rai, pur sapendo che Salini starebbe già guardando oltre. E sul suo operato aggiunge: “Procedo per mettere insieme una rete degli italiani che vada per addizione. Se manca qualcosa aggiungo. E sfido chiunque ad accusarmi di aver tolto qualcuno per motivi politici”. La lista sarebbe lunga, meglio stendere un velo pietoso. Antonella Clerici dice nulla? E a chi le chiede se è stata lasciata sola, la De Santis replica di non essersi mai sentita in gran compagnia. Strana storia per una dirigente che si è fatta vanto di aver affermato che il suo editore è il governo. Anzi, lo era il precedente, quello con la Lega, tanto da raccontare a tutti di essere una protetta di Salvini, che ora non nomina mai. Dal suo punto di vista si tratta di “una storia antica per una donna che riveste una posizione strategica”. La solita litania, quando si è in calo di consensi. Poi, dice di andare in guerra “a mani nude” spiegando che il maggiore competitor della sua rete “ha investito milioni su una programmazione che lo illumina sette giorni su sette, hanno nuove produzioni, nuove fiction”. Mentre lei, soprattutto, non ha la Champions “e questo – dice – mi creerà seri problemi”. Ai retroscena politici che, all’indomani della crisi, davano il suo nome per spacciato, risponde: “Piacerebbe a qualcuno che io mi vedessi come agnello sacrificale. Sentirsi vittime è il primo passo per condiscendere alla sconfitta”, chiosando poi con una citazione di Luttazzi: “In Rai non sai mai quando ti arriverà una coltellata ma la cosa certa è che ti arriverà dal tuo migliore amico”. Ecco, perché non nomina mai Salvini e i 5 Stelle sono un problema. E sarebbe davvero strano, ora, che sia il Pd a salvarle la poltrona…


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