“Dall’Ungheria, l’eredità di Liszt”: il pianoforte Boganyi

//   2 maggio 2015   // 0 Commenti

1Boganyi - foto © copyright Masha Sirago

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Gergely Boganyi

Un parterre di straordinari musicisti, interpreti, critici, ma anche di appassionati si sono incontrati il 30 aprile 2015 a Palazzo Cusani a Milano per ascoltare lo “strumento meraviglioso” di Gergely Boganyi.

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pianoforte Boganyi

Così è stato infatti più volte definito il pianoforte da concerto, sognato, progettato e ideato dal pianista e ricercatore Boganyi dopo anni di lavoro su materiali come la fibra di carbonio delle Formula 1 e  sulle forme: una ricerca tecnologica applicata alla tradizione che ha prodotto effetti “meravigliosi” sul timbro, sulla resa sonora e, come dice lo stesso Boganyi, sul rapporto con l’esecutore con cui lo strumento “diventa un tutt’uno”.

Introdotto da Renato Garavaglia, Direttore del Museo Teatrale alla Scala di Milano e organizzato da Francesca Parvizyar, l’incontro-concerto “Dall’Ungheria, l’eredità di Liszt” ha visto la presentazione di un programma decisamente denso: Michele Campanella, erede e continuatore della scuola napoletana, ha condotto gli ospiti invitati all’ascolto dei “Quadri di una esposizione” di Mussorgskij. Gergely Boganyi ha eseguito Chopin – Impromptu no. 2 F sharp Major, op. 36 – Nocturne op. 9 no. 3, B minor – 2 Walces op. 64 no. 1, 2. Il giovane Andrea Cantù ha proposto la “Sonata n. 5” in fa diesis Maggiore op 53 di Aleksandr Skryabin.

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Francesca Parvizyar - foto © copyright Masha Sirago

Francesca Parvizyar  racconta dell’evento, clicca su : Francesca Parvizyar (video 1’58″ © copyright Masha Sirago)

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Michele Campanella

Gergely Boganyi, nato nel 1974 a Vác in Ungheria (suo padre,Tibor Bogányi, ha cominciato a suonare il piano all’età di quattro anni. Ha continuato gli studi alla Liszt Academy a Budabest, alla Sibelius Academy di Helsinki e all’Indiana University a Bloomington con i Professor László Baranyay, György Sebök, Matti Raekallio. “Il mio strumento nasce dal bisogno di trasmettere ciò che il musicista ha dentro di sè, riducendo il più possibile il rumore delle componenti meccaniche del piano. La tastiera permette un suono limpido, un fluire ininterrotto che parte dalla testa del pianista e arriva al pubblico senza intermediari. Il piano diventa un tutt’uno con chi lo suona. Al pianoforte Boganyi sono stati modificati 17 aspetti dei piani ordinari. Ne menziono due, per non scendere in aspetti troppo complessi per i non addetti: la sua struttura di base è ricca e dispone di 90 chiavi invece di 88, una decisione artistica dovuta all’esistenza di composizioni musicali che richiedono queste due note aggiuntive sulla tastiera. La nuova tastiera, che utilizza la fibra di carbonio ma non è questa la vera novità del nostro strumento, è l’agraffe, del tutto ricostruita, sono tra gli elementi fondamentali che permettono una nuova percezione del suono”.

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Renato Garavaglia

Gergely Boganyi, racconta nel video, cliccare su:  Gergely Boganyi (video 5’56″ © copyright Masha Sirago)

“Innovazione e tradizione insieme sono la chiave del futuro anche li dove si credeva di essere già   arrivati all’eccellenza” – afferma Szocs Géza, Commissario del governo ungherese per Expo 2015“Il tema di Expo è nutrire il pianeta, lo sappiamo.  Questo gioiello - continua -  è emblematico di quanto i governi possano fare, con investimenti economici e fiducia, per sostenere la ricerca e nuove visioni in ogni campo; nell’interesse del progresso, con rispetto: questo è per noi nutrire il pianeta”.

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Andrea Cantù

L’incontro-concerto, promosso dal Commisario Szocs Géza, è anche l’inizio di un progetto voluto proprio dal manager e commissario ungherese per Expo: con “Liszt suona Verdi”, un appuntamento ricorrente, specialmente dedicato ai visitatori del Padiglione Ungherese di Verdi l’italiano, il metafestival. Un’ occasione per conoscere meglio questo Paese così ricco, così legato all’Italia per molte vie, e per ascoltare questo meraviglioso strumento con le note di Liszt ispirate a Verdi.

(Riproduzione riservata – Masha Sirago, testo, video e foto © copyright Masha Sirago, mashasirago@gmail.com)

 


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