Dall’Ue stop uso embrioni umani per ricavarne farmaci

//   19 ottobre 2011   // 0 Commenti

embrione umano

cellule staminali2È vietato brevettare medicinali ricavati da cellule staminali con procedimenti che comportano la distruzione degli embrioni emani. È quanto ha stabilito una sentenza della Corte di giustizia della Ue, che si è espressa sul caso di un trattamento che combatte il morbo di Parkinson brevettato dal ricercatore tedesco Oliver Brustle.

Per la Corte, in particolare, deve essere riconosciuta la qualifica di embrione umano anche all’ovulo non fecondato, sia quando in esso sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura, sia quando esso sia stato indotto a dividersi per partenogesi «dal momento che la fecondazione è tale da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano».

brustle ricercatoreDovrà dunque rassegnarsi il ricercatore tedesco Oliver Brustle che ha imbastito una battaglia legale che parte dal lontano 1997. L’anno in cui aveva depositato il brevetto per un trattamento che combatte il morbo di Parkinson fondato sull’uso di cellule progenitrici neurali, isolate e depurate, ricavate da cellule staminali embrionali umane allo stadio iniziale di blastociti, ovvero a cinque giorni dalla fecondazione. La sua azzardata richiesta, però, viene bloccata da Greenpeace che ottiene l’annullamento della registrazione del brevetto. Brustle non si arrende. Si rivolge al Tribunale federale tedesco che gira la delicata questione alla Corte di giustizia europea. Ieri il verdetto: divieto assoluto di distruzione di embrioni umani per ogni sfruttamento commerciale. Subito salutato con soddisfazione dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea.

 


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