Dalla strage degli innocenti, la società non può chiamarsi fuori!

//   1 agosto 2011   // 0 Commenti

manifestazione oslo

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

La notizia della strage sull’isola di Utoya, uno scorcio suggestivo tra i fiordi norvegesi, dove ignari ed incolpevoli ragazzi hanno perso la vita per mano di un demente, ha fatto il giro del mondo e ci ha mostrato una Norvegia colpita al cuore.

Una Nazione che si è resa parte attiva nella formazione dell’Alleanza Atlantica, la NATO, un’organizzazione intergovernativa costituita nel 1949 allo scopo di assicurare pace e sicurezza in Europa .

Un Paese dove è nato il Premio Nobel per la Pace, riconoscimento consegnato il 10 dicembre di ogni anno a personalità internazionali che si sono contraddistinte per meriti umanitari.

Una società evoluta e democratica all’ennesima potenza. Il suo primo ministro ha riassunto appieno il carattere e l’indole del suo popolo affermando che «La nostra risposta sarà più democrazia, più apertura, più umanità».

Ebbene, tutti questi vantaggi messi assieme non sono stati sufficienti ad Andrers Behring Breivik, di 32 anni appena, Norvegese puro sangue, di fortificare all’interno del suo animo tolleranza e condivisione, aspetti da sempre tenuti in alta considerazione dai suoi concittadini. In lui si sono, invece, insinuati i peggiori sentimenti umani, la xenofobia , ossia la “paura del diverso”, il diverso della religione, della razza o della nazionalità. Una paura che a volte sfocia in una vera e propria intolleranza e discriminazione nei confronti dell’oggetto dal quale scaturisce la propria paura.

Breivik, il killer, ha mostrato una freddezza nell’esecuzione della strage, ideata e progettata da tempo e nei minimi particolari, da far raggelare il sangue nelle vene. Si può rimanere stupefatti nello scoprire quanto può essere deflagrante nella mente di una persona, l’ideologia o quella supposta tale.

La psicologia e le scienze applicate, oggi, sono in grado di comprendere quali e quanti danni possono provocano nella mente umane e di un giovane, idee estremiste e rivoluzionarie.

Continuamente si pone l’attenzione sul supposto pericolo di navigare in rete, del Web, di internet. Una mia riflessione ha sottolineato “il lato oscuro e magico del meraviglioso web”. Ecco, giusto appunto quando si dice la casualità. Breivik è uno di quei soggetti che rappresenta appieno quel lato oscuro. Egli ha affidato a quel mezzo i suoi deliranti pensieri e da quel mezzo ha appreso quanto di negativo nasconde. Ha inviato al mondo intero le sue idee, i suoi ragionamenti strampalati e fuori senno, avendo la possibilità di nterloquire con una platea incredibilmente vasta. Non sapremo mai quanti di costoro sono stati “folgorati” sulla “Via di “Damasco”. Mi auguro nessuno, chiaramente.

Breivik, ha dichiarato di essere un fondamentalista cattolico. Una pratica che credevamo relegata alla storia penitenziale della Chiesa che, in un passato abbastanza recente, ha ammesso l’errore e l’orrore delle guerre sante e dei cavalieri crociati alla ricerca degli infedeli da conquistare, da abbattere. In poche parole, l’imposizione della religione cattolica a mezzo della forza e della violenza, fino a giungere alla tortura o alla morte di chi non si fosse piegato al volere di Dio, per lo meno quello supposto tale. La tragedia dell’isolotto di Utoya, ha fatto riaffiorare il dramma storico e la strage di innocenti per mano di un credente che si prefigge il compito di imporre la sua di fede eliminando coloro che ne professano un’altra, lo ha fatto rivivere in forma demenziale e fuori dal tempo. In qualche modo, è la storia che si ripete implacabile!.

La nostra attenzione sembrava dovesse fare i conti con il fondamentalismo islamico e la sua evoluzione terroristica e deflagrante nella nostra società, di quello cattolico, francamente, non se ne sente il bisogno.

Per informazione, comunque, il nostro di Paese, che alle stragi è abituato, come sempre accade in questi casi, ha allertato l’intelligence nazionale che si è messa in moto sin dallo scoppio della bomba al centro di Oslo. La notizia che aveva fatto gridare ad un attacco esterno, si è rivelata, poi infondata, mi verrebbe da dire per fortuna, superata dalla cattura del folle autore che si è assunto tutte le responsabilità del caso. Sotto questo versante, c’è da dire, ancora, che a livello europeo la Cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale riconosce come uno degli obiettivi primari quello di prevenire e reprimere il razzismo e la xenofobia, il cui istituto di riferimento è l’Osservatorio Europeo per i Fenomeni di Razzismo e Xenofobia, l’EUMC (European Monitoring Centre on Racism and Xenophobia), sostituito e trasformato, nel 2007, dalla Agenzia dell’UE per i diritti fondamentali, FRA.

Argomenti che probabilmente non interessano un gran che, dopo quanto è accaduto. Ma sortiscono una verità, una conferma incontrovertibile nuda e cruda, la nostra impreparazione:Le polizie o gruppi scelti che dir si voglia, non sono in grado di evitare o di anticipare il compiersi di tali eventi. Se si dimostrerà che la strage in Norvegia è un caso limite, una faccenda nata e sviluppatasi nella mente di un estremista delirante e cieco, a quel punto è facile intuire l’impossibilità di arginare le mosse di chiunque. Se poi, risulta essere un cittadino all’apparenza tranquillo, che non ha alcun precedente di Polizia o che non ha mai destato alcun sospetto, niente di niente, allora il cerchio si chiude inevitabilmente. Nessuno mai potrà essere in grado di prevedere e prevenire gli spostamenti e l’azione improvvisa e decisa di colui che fino ad allora è rimasto “cellula dormiente”.

Le notizie stampa ci dicono che avrebbe agito da solo, poi che ci sarebbe che ci sarebbero altri pronti a colpire. C’è da credergli?. Si può dare credito ad una persona che prima avrebbe deposto l’ordigno a Oslo, poi sarebbe giunto sull’isolotto e vestito da poliziotto con un mitra avrebbe cominciato a sparare all’impazzata, senza aver avuto cura di organizzarsi una via di fuga, magari facendosi aiutare dai suoi supposti “compari”? No, non è per nulla veritiera la sua versione dei fatti. Perché lasciarsi catturare come “un topo in gabbia”, avendo avuto il tempo e la possibilità di prevedere, di avvantaggiarsi dalla sorpresa e dalla fulmineità dell’azione, dalla paura dei presenti e dall’impreparazione della Polizia?

Per questi ed altri motivi, ritengo la strage in Norvegia che possa essere definita uno di quei casi limiti. Sono pronto a scommettere che Breivik cambierà dichiarazioni, aggiungendo o togliendo notizie ed informazioni a suo piacimento, come e quando lo desidererà.

Mi ricorda un personaggio simile, un “certo” Mehmet Alì Agca, l’attentatore di Papa Giovanni Paolo II. Personaggio contraddittorio ed in qualche modo misterioso. Questi aveva cambiato versione dei fatti in continuazione. Tutti ricorderanno una sua lettera dove si proclamò “Gesù Cristo” ed annunciò rivelazioni sulla fine del mondo, annunciando verità mistiche teologiche su Dio e la Trinità. Presto, anche, Breivik, tirerà fuori le sue di verità. E’ inevitabile, quando accadono fatti di una gravità tanto estrema e deflagrante.

Una vicenda complicata e triste che nasconde indubbiamente “refusi” caratteriali particolari e nascondono un’indole estremamente complicata, legata alla costruzione mentale e soggettiva del singolo.

Particolari che fanno emergere, ancora una volta, quanto sia importante e determinante nel nostro mondo la salvaguardia dell’”ordine pubblico” e la sicurezza dei cittadini. Aspetti che non possono formare oggetto di scambio con altre esigenze pubbliche. Proprio le tragedie di questa portata ce lo insegnano. Una Polizia più preparata, efficiente ed efficace, pronta e disponibile è garanzia di stabilità e serenità sociale. Se non che, abbiamo a che fare con “i soloni”, le sentinelle della “privacy” ad ogni più sospinto, coloro che pretendono di barattare la quiete sociale con minuzie e cavilli insignificanti paventando un limite ai propri diritti soggettivi anche quando si ha a che fare con interessi generali e maggiormente pregnanti.

Altro aspetto significativo è il cambiamento radicale e repentino del costume, il benessere scialacquone, l’eccessiva litigiosità interpersonale, lo stress e quant’altro, influiscono negativamente nella psiche di chi è di per se debole e fragile caratterialmente. Un dimostrazione, in tal senso, ci proviene dal gesto inconsulto di colui che a Milano tirò la statuetta all’indirizzo del nostro Premier colpendolo sul viso, comportamento causato da sentimenti odiosi derivati anche da trasmissioni televisive la cui eccessiva animosità degli animi possono esaltare azioni strumentali e violenti improvvisi. Gli stessi politici nazionali, i commentatori, i mass media, troppo spesso denigrano l’avversario di turno come se fosse un nemico da abbattere. L’ascoltatore può immagazzinare atteggiamenti di rabbia e di sfida che possono esteriorizzarsi in raptus esplosivi in qualsiasi momento. I Talk-show televisivi, sono divenuti arene e luoghi di scontro, a volte fisico, nei quali l’avversario viene deriso e offeso. E del nostro Parlamento, ne vogliamo parlare? Che cavolo di società ben costruita è la nostra se, persino, nel luogo, a ben vedere democratico per eccellenza, i suoi membri offrono al mondo intero immagini e scene scandalose, ai limiti della decenza.

Bisogna fare molta attenzione, quindi, alle parole ed ancor di più agli atti che si compiono, maggiormente quanto provengono da personaggi pubblici o che hanno a che fare con il pubblico.

Ognuno deve assurgere al proprio ruolo.


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Andres Behring Breivik


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