Stringimi forte di Pasquale Giaquinto

//   24 dicembre 2011   // 1 Commento

stringimiforte 192x300Stringimi forte“ di Pasquale Giaquinto è un plot fluido e compiuto, che scorre per una lettura agevole, da effettuare tutta di un fiato nelle circa cento pagine che la compongono, soprattutto per quanto emerge nello sviluppo dialogico della vicenda narrata. Il tema affrontato, strettamente legato alle cronache di attualità, ma anche retaggio di più remoti tempi andati, riporta alla maschera dell’orco quale mostro da lapidare in un comprensibile comune senso di profondo sdegno per quanto commesso. Tuttavia nell’opera non mancano, tanto nel profilo psicologico dei personaggi che lo compongono quanto nelle riflessioni sul testo indotte, quei fondamentali spunti per ricordare che, troppo spesso, il mostro è stato a sua volta una vittima, qualcuno che, a suo tempo, non siamo stati in grado di salvaguardare da altrettanti orrori protratti nei suoi confronti. Quel che evidenzia l’intera vicenda è quindi un unico filo conduttore riconducibile al profilo psichico del pedofilo. Resta sempre incisiva nonché esaustiva la definizione di pedofilia del Galimberti riportata in prefazione: “incapacità di reggere un rapporto amoroso adulto alla tendenza ad amare nel bambino se stesso nel periodo della propria infanzia, adottando lo stesso trattamento subito o il suo opposto”. La narrazione, non a caso, si sviluppa ponendo in primo piano responsabilità e centralità di quei ruoli educativi facenti parte della formazione nell’ambito scolastico. Gli insegnanti, in questa vicenda, assumono indirettamente un ruolo di protagonisti. Un ruolo, di fatto, pressoché solo accompagnato dalla genitrice e relativo compagno che, in definitiva, resta mal celato nel sua funzione di “orco” fin dalle prime pagine, sebbene, c’è da dire, non esista alcuna propensione alla suspense nella narrazione, bensì piuttosto all’esplicitazione emblematica di vicende, purtroppo, assai tristemente note nella comunicazione mediatica. Nondimeno c’è un largo ricorso al mondo dello spettacolo, a partire dai due personaggi che formano la coppia di riferimento per Giuliano, il bambino vittima delle violenze. Entrambi lavorano e si conoscono nell’ambito cinematografico e il finale è pure in qualche modo volutamente forzato verso una spettacolarizzazione da fiction, tanto da renderlo, senz’altro, un testo ben permeabile alla sceneggiatura televisiva più di tendenza, ma, certamente, con più rilevante spessore di quanto, oggidì, viene preposto. Notevole ed esaustiva è l’appendice al testo curata da Sabina Rellini, psicologa che pone in evidenza il ruolo del mondo dei sogni ravvisabile, nella fattispecie, in una “funzione protettiva, salvifica”. È infatti attraverso la sfera infantile di un mondo immaginario che Giuliano riesce a proteggersi socchiudendo gli occhi per invocare i suoi compagni di giochi, attutendo così l’impatto della violenza subita. Ed è esattamente dalla lettura di queste ultime pagine, dense di valide analisi e riflessioni sulla tematica trattata, che vengono concentrate indispensabili considerazioni per porre, in definitiva, il lettore di fronte a una problematica spiazzante e terrificante con i più opportuni strumenti. Una tematica, quella della pedofilia, dove non si possono non avere adeguati strumenti per affrontarla con lucidità, perché è imprescindibile porsi altrimenti di fronte a tanto orrore.

Nota di Enrico Pietrangeli – 2011


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1 COMMENT

  1. By Sandro, 23 agosto 2017

    Veramente un ottimo post. Questo sito sta diventando uno dei miei piu’ preferiti. Ancora complimenti per questo articolo.

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