Da Van Der Meersch al Prof Franco Banchi

//   23 aprile 2020   // 0 Commenti

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banchi 3 288x300Perché questo titolo il lettore si domandera’. Nessun titolo e’ piu appropriato a questa intervista che richiama al dramma della morte che viene evocato proprio dal rapporto tra la debolezza e la forza spirituale, di questa Europa morente, ma che puo’ risorgere nuova come comunita’ di Popoli e non piu’ di Banche. Lo scrittore francese nel 1943 nel suo libro “corpi e anime” apri’ una finestra ora chiusa dalla polvere del tempo che in questa breve, ma significativa intervista, il Prof Franco Banchi riapre sollecitando tutto il mondo della cultura europea ad una profonda riflessione. Chi e’ il Prof Banchi? Docente di Storia e Filosofia, giornalista, direttore di varie testate, tra cui l’ultima dedicata al pianeta dell’alimentazione e del cibo in chiave culturale (magazine Dichecibo6.it) e scrittore specializzato in Storia della Cultura Rinascimentale. Uomo impegnato politicamente come gia’ Consigliere Regionale Toscano UDC e Questore del Consiglio regionale medesimo, nonche’ membro della Direzione Nazionale UDC. Gia’ collaboratore come Consulente del Governo Berlusconi, per la precisione dell’allora SottoSegretario alla Presidenza del Consiglio Senatore Carlo Giovanardi, e con incarichi istituzionali al Ministero dei Beni Culturali, dei Rapporti con il Parlamento, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (servizio civile nazionale) e Presidente della Commissione Statuto Popolo della Liberta’. Un uomo di grande cultura politica e umanistica che secondo me un De Gasperi vorrebbe in Parlamento Europeo, vuoi perche’ risorsa intellettiva rara, vuoi per la sua altissima moralita’ forgiata dalla cristianita’ che fanno di lui un ambasciatore fedele dell’umanita’. Ma che non troviamo su quei banchi perche’ il potere ha le sue logiche perverse che tende a escludere i migliori per servirsi meglio dei mediocri, cui i migliori eletti devono scontrarsi, insieme a uomini come il Prof Franco Banchi.

Coronavirus Europa: drammaticita’ o provvidenzialità?

Per questo parafrasando il Vangelo, mi sia lecito dire: “Lo spirito è forte, ma la carne è debole davanti alle tentazioni”. Io ahimé applicando questa massima evangelica alla situazione attuale che la domanda indica, mi sento di affermare che l’Europa è fragile come corpo in questi giorni, data la crisi sanitaria, morale e economica, ma purtroppo è debole anche nello spirito. Questo è un caso drammatico in cui corpo è debole e lo spirito debole. Ahime’ l’Europa ha un corpo fragile, un corpicino fragile in questi mesi, anni, dinnanzi a questi colossi mondiali, ma anche un’anima debole, quindi io dico all’Europa: Europa torna a essere quello che sei già, quello che Schuman, Adenauer, DeGasperi avevano già pensato per noi. Dopo la guerra mondiale, non fu facile mettere insieme quei colossi che si erano scontrati per circa un secolo, quindi ecco la provvidenzialita’ di questa situazione:  mettiamo da parte egoismi! Mettiamo da parte rivendicazioni,  primogeniture.  L’Europa si salva tutte insieme se e’  solidale. Per cui bisogna assolutamente capire che dinanzi a questa situazione l’Europa non può esistere da sola, non può resistere attraverso barriere nazionalistiche. Deve esistere con la mutua solidarietà, con quello che prevede anche la Carta Europea che appunto e’ una sorta di complementarità reciproca. Quindi torno alla domanda e do’ una una risposta, spero positiva. Drammaticità chiama provvidenzialità stavolta non soltanto per intervento divino, ma aiutata dalla creatività e dall’impegno umano.

Cosa insegna questa crisi drammatica in prospettiva di una architettura futura dell’Europa unita?

Intanto insegna che davanti alle emergenze  occorre prevenire con un piano comune. E mi richiamo a tutt’altra cosa, ma emblematica. Davanti all’emergenza militare, che mi auguro porti pace e non guerra nel mondo, l’Europa, ora sta mandando in giro per il mondo militari sotto varie egide, persino quando gli eserciti italiano, francese e altri collaborano con l’ONU, sempre con timbro nazionale. Io immagino un Esercito Europeo finalizzato al mantenimento della pace peacekeeping, ma anche finalizzato al mantenimento di quella che e’ la salute, quindi un esercito che al posto delle bombe e delle armi abbia anche una sorta di equipaggiamento, di filosofia di fondo dominante rivolto ad affrontare le grandi emergenze di Protezione Civile e sanitaria. E accanto a questo mi auguro che anche l’intelligences europee,  cogliendo questa emergenza entro cui comunque  permangono alcune zone grigie, se non d’ombra, possano mettere insieme “informazioni preventive”, non per fare profezie o per guardare le cose dentro la palla di cristallo, ma per avere le informazioni utili a calibrare interventi sulle riconversioni industriali. Soprattutto tenga il know how e la scientificità dei prodotti che l’Europa riesce a produrre,  rimanga proprio di marca Europea, non ci sia la corsa venderli fuori nel mondo togliendo energie e spazio ai paesi piu’ deboli dell’Europa, quindi di nuovo, in pratica quella sorta di sinergia virtuosa che ho citato poco fa come principio.

Da questa vicenda emerge anche la debolezza o comunque l’impreparazione del sistema educativo e scolastico almeno italiano, ma qui direi europeo.

Credo che anche nel campo scolastico, bisogna attrezzarsi tutti per l’emergenza, per esempio potenziando la didattica innovativa. Che non sia soltanto didattica d’emergenza, ma che sia didattica complementare a quella ordinaria.  Per cui qui non ci si può  affidare al buon cuore degli insegnanti, al fai da te, al naif, ma penso ci sia bisogno nella contrattazione pubblica, (penso per gli insegnanti, ma questo vale anche per tutto il comparto impiegatizio), di avere dei protocolli di intesa proprio sanciti nel contratto in cui chi insegna, ma anche chi e’ nella pubblica amministrazione con le spese dello Stato, con mezzi dello Stato, arrivi anche a una qualifica certificata documentata, di formazione continua per svolgere questo incarico. Tutti hanno fatto anche troppo, perché tutti hanno fatto tutto sulle loro spalle,  ma d’ora in poi bisogna che lo Stato con contrattazione generale legiferi su questo argomento, ci sia una protezione degli insegnanti della pubblica amministrazione. Questo per rendere possibile una preparazione in modo ordinato, in modo continuo senza oneri per i lavoratori ad ogni grande emergenza. Quindi anche qui l’educazione a distanza apre grandi orizzonti non in alternativa alla scuola ordinaria ma insieme alla scuola ordinaria. Qui un altro richiamo: questa  legificazione, che in qualche modo ordini il sistema dell’educazione, il lavoro a distanza, non sia un’altra volta un esempio di miopia nazionale, ma sia una certificazione Europea, come c’è quella linguistica, come c’è quella per i brevetti, scoperte. Ci sia finalmente la certificazione Europea per il sistema educativo e formativo a distanza. Quindi anche qui vedete: si può precipitare verso una specie di età della pietra dell’educazione, ma si può anche approfittando di queste opportunità,  ahimé derivate da un’urgenza, voltare decisamente pagina.

Un ultima domanda. Spesso in Europa si parla di spread e banche. Cosa ci dici a questo riguardo?

Quest’ultima domanda in realta’ non e’ la conclusiva, perché forse e’ la prima e l’ultima insieme, è il collante del discorso che ti ho fatto. Il discorso e’ che l’Europa ora ha bisogno di cultura, che vuol dire arte, vuol dire bellezza, vuol dire tradizione, vuol dire lingue, e anche aspetto religioso. L’ Europa ha bisogno veramente di un’armatura pacifica che sia fatta principalmente sui moventi etici e religiosi non certo dogmatici o confessionali. In questa Europa contemporanea, spaventata, spaurita, ondivaga, oggetto anche dell’aggressione di malattie come il coronavirus, occorre anche che ci sia una protezione intelligente di natura etica e spirituale. Qui l’Europa ha sbagliato. Ha sbagliato e ha sbagliato nel non mettere nella Carta Costituzionale dell’Europa il riferimento alla Fede, al patrimonio Ebraico Cristiano, questo vale per ogni patrimonio, perché in fondo l’Europa ha bisogno di ricordare a se stessa e al mondo che se e’ diventata grande, non lo è solo per motivi politici scientifici economici, ma perché ha saputo tradurre in etica concreta la grande ispirazione che è nata da questo filone monoteistico di grande importanza. Credo che questo ritornare alle fonti sia un modo veramente per rigenerarsi. Un continente che non torna alle radici e’ un continente che non ha futuro. La migliore speranza viene dal  ricordare quello che siamo stati. Dobbiamo essere convinti che noi siamo figli dei nostri padri e a nostra volta padri dei nostri figli, e se non si trova in questa catena virtuosa la risposta culturale, nel mondo morirà la luce fondamentale che da 2500 anni e’ fonte d’illuminazione della cultura mondiale, nata dalla cultura greca e illuminata da quella cristiana.


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