CUMA: IL BANCHETTO RITROVATO

//   6 ottobre 2018   // 0 Commenti

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L’archeologia italiana riserva ancora scoperte che dopo millenni stupiscono per la loro bellezza e conservazione, rimarcando quanto il nostro territorio sia colmo di tesori che nessun altro luogo al mondo può vantare. Grazie a Priscilla Munzi e Jean- Pierre Brun della Ecole Fançaise de Rome, durante i loro scavi nella città greca di Cuma, all’interno del  Parco archeologico dei Campi Flegrei di Napoli, hanno rinvenuto una tomba con affreschi mirabilmente conservati e raffiguranti un banchetto.

Cuma, in greco antico Ký (onda), era la prima colonia greca in Italia, molto più grande della conosciuta Pompei e considerata la più antica colonia greca in Occidente. La data della sua fondazione è ancora incerta, ma sappiamo che i resti greci più antichi, fino a oggi ritrovati risalgono al 720 a.C.

L’affresco in oggetto riporta alla mente Virgilio che, nel sesto libro dell’Eneide, parla della Sibilla Cumana, veggente e sacerdotessa di Apollo e al contempo guida di Enea nell’oltretomba.

Il guerriero greco, in fuga dalla città di Troia in fiamme, portò con sé il padre Anchise e il figlio Ascanio e prese il mare verso una nuova patria che il fato ha destinato per lui.

Dopo molte vicissitudini, alla ricerca dell’ “Antica Madre”, terra indicata dal dio Apollo, Enea si reca a Cuma dalla Sibilla, la quale sarà sua guida per il mondo degli inferi, dove lui potrà parlare con suo padre, deceduto lungo il viaggio, per chiedergli consiglio.

Tra Bacoli e Pozzuoli, nella zona vulcanica dei Campi Flegrei, Virgilio colloca l’ingresso del regno dell’Oltretomba, chiamato dagli antichi anche Averno. Proprio in questa località si trova il lago d’Averno.


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