Cuamm, Mons. Matteo Zuppi in Sud Sudan con don Dante Carraro per coltivare semi di pace

//   10 dicembre 2018   // 0 Commenti

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Nella serata di ieri, domenica 9 dicembre, l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, è partito per una breve missione in Sud Sudan, insieme al direttore di Medici con l’Africa Cuamm, don Dante Carraro. Una visita, annunciata lo scorso 10 novembre all’Annual meeting della Ong padovana, che si è tenuto a Bologna al Teatro Manzoni, e che ha lo scopo di richiamare l’attenzione della comunità nazionale, internazionale ed ecclesiale su una realtà così martoriata come quella del Sud Sudan, oltre che di toccare con mano l’impegno che il Cuamm porta avanti da oltre 10 anni, nonostante le difficoltà e i conflitti interni.

 

Il tutto sulla scia di un richiamo più volte espresso da Papa Francesco che, unico leader internazionale a farlo con forza e decisione, in più occasioni nel corso dell’ultimo anno, ho posto l’attenzione sul Sud Sudan: dagli appelli all’Angelus, all’iniziativa del digiuno per la pace lanciata in occasione del mercoledì delle ceneri, per arrivare alla visita ad limina dei vescovi sudanesi e sud sudanesi dell’agosto scorso.

 

Il viaggio, della durata di pochi giorni, prevede due tappe: una a Juba, la capitale del Sud Sudan, dove l’arcivescovo potrà avere un primo incontro con i volontari del Cuamm e con alcuni rappresentanti istituzionali. Successivamente la delegazione si sposterà a Rumbek, nello Stato dei Laghi, dove don Dante Carraro accompagnerà l’arcivescovo a visitare uno dei cinque ospedali sostenuti dal Cuamm nel paese per toccare con mano le attività a favore di mamme e bambini nell’ “ultimo miglio del sistema sanitario”.

 

«È per noi un onore e un privilegio poter avere al nostro fianco mons. Zuppi, così attento e sensibile al tema della pace e al grido di un popolo, quello sud sudanese, colpito dalla fame e piegato da conflitti interni che generano tanta sofferenza – dice don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm –. Il Cuamm, da più di 10 anni, sta cercando di fare la propria parte a fianco di questa gente, restando sul campo anche nei momenti più difficili, nonostante l’insicurezza e gli ostacoli, per seminare con l’impegno sul campo un po’ di pace e di speranza, portando cure e assistenza alle mamme e ai bambini, le fasce più deboli della popolazione. Ma la strada è ancora molto lunga e c’è bisogno dell’aiuto di tutti. Non ci interessano i proclami, le parole e i manifesti, vogliamo partire dalle tante vite spese, quelle dei nostri volontari impegnati a Yirol, Cuibet, Maridi, Rumbek, Lui, Nyal. Per questo la nostra visita non si fermerà in capitale ma arriverà proprio a quell’ultimo miglio da cui in realtà vogliamo partire, dai più poveri e dai più dimenticati, per costruire un futuro più giusto per tutti».

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