Critici e adulatori

//   25 luglio 2011   // 0 Commenti

berlusconi

Se giornali come Libero e Il Giornale criticano il centrodestra qualcosa vorrà pur dire. Quelli che li avevano accusati, in occasione dello scandalo della casa di Montecarlo, di essere il megafono di Berlusconi, sono serviti. Se davvero fossero stati al servizio del Cavaliere, col cavolo che adesso criticherebbero il governo. E invece lo criticano. Allora, se sono liberi oggi vuol dire che lo erano anche ieri. E ben venga la critica. Serve a riportare alla realtà. Alla corte del re gli adulatori non mancano mai. Il canto di tuttovabenmadamalamarchesa accompagna sempre il declino dei sovrani. Ragion di più per criticare. Se poi lo si fa a fin di bene e per costruire, meglio ancora.
Anche perché non si può far finta di non vedere lo scollamento che si è creato tra il popolo del centrodestra, quello che aveva dato al governo Berlusconi una delle più ampie maggioranze della storia repubblicana, e i suoi eletti. Il feeling tra il popolo della libertà e il Cavaliere non è più lo stesso di un anno fa. Basta parlare con la gente. La causa non è il bunga-bunga, ma il sogno non realizzato di un’Italia più moderna, con meno parassiti, meno tasse e più, o almeno uguale benessere. Per colpa di chi? Di Berlusconi? Del paese che non risponde perché la modernizzazione non s’addice all’Italia? Della sfiga? Fatto sta che le promesse non sono state mantenute, che il futuro appare sempre più incerto e che adesso hanno anche dovuto mettere la mani nelle tasche degli italiani. Berlusconi è stato il miglio premier possibile. E probabilmente lo è ancora, viste le alternative. Proviamo ad immaginare solo per un momento se al governo, in periodo nero come questo ci fosse stato Prodi o Bersani o Vendola o qualcuno del loro giro! Ma alla fine sono i risultati quelli che contano. E per tutta una serie di fattori negativi, nazionali e internazionali, lo stesso Cavaliere, dopo aver annunciato che rimarrà in sella fino al 2013, dice che non si ricandiderà più a premier.
E allora che cosa succederà? Come al solito non si può sapere. Tutte le possibilità sono aperte. Certo sarebbe stato tutto più facile se il Pdl, invece di essere un partito leggero, un po’ comitato elettorale e un po’ movimento d’opinione, fosse stato un partito pesante, con una struttura radicata sul territorio, con tanto di sezioni, congressi, dibattiti, partecipazione degli iscritti. Invece continua ad essere un partito degli eletti, molte volte dei nominati. Ma questi, abbiamo detto, sono scollati dal popolo. Anche da quello della libertà. E così il ciclo ricomincia. E non è un ciclo virtuoso.


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