Crisi/ Saccomanni: La crescita è la fase “più difficile”

//   21 febbraio 2012   // 0 Commenti

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IMG 05631 300x225Il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, preferisce non dare voti al governo Monti dopo i primi cento giorni. “I voti li lasciamo ai professori – ha detto durante un convegno sulla crisi – credo che il governo è intervenuto sul problema della finanza pubblica in una maniera che noi riteniamo efficace, duratura e stabilizzante. E’ un contributo che ha in sé anche un elemento di sostegno alla crescita che tuttavia è da realizzare”.

Così ha dichiarato il direttore generale di Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, ieri, durante il convegno dal titolo “Italia & Europa. Come uscire dalla crisi” che si e’ tenuto presso l’Ara Pacis a Roma in occasione dell’edizione Roma Incontra, la kermesse condotta da Enrico Cisnetto e tutta dedicata all’attualita’.

Saccomanni ha ricordato che l’istituto di via Nazionale ha effettuato delle simulazioni secondo cui con uno spread intorno a 300 punti base è possibile che dal 2013 si possa tornare a crescere. “La crescita – ha aggiunto – è più difficile. Nel cruscotto non c’è un tasto ‘crescita’. E’ un lavoro di lungo periodo”. Questo lavoro, secondo Saccomanni, può essere portato a termine se si dà l’idea di generare un percorso di riforme strutturali.

Si può considerare «ragionevole» il ritorno a uno spread tra i titoli di Stato italiani a dieci anni e i bund tedeschi intorno ai 150-200 punti base. È questo il parere del direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni, che nel corso del convegno , ha ricordato che nella prima metà dello scorso anno lo spread «era stabile al di sotto dei 200 punti base».

Prima della crisi di Lehman Brothers, lo spread tra Italia e Germania era intorno ai 50 punti, ha detto Saccomanni, ma oggi pensare di tornare su quei livelli è «velleitario», perchè c’è un nuovo prezzamento del rischio e gli investitori chiedono un premio più elevato. «Anche la Francia – ha affermato – si trova con uno spread intorno ai 150-160 punti base». Tuttavia, Saccomanni ha aggiunto che, dopo le tensioni sui mercati finanziari tra ottobre e dicembre scorsi, oggi «certamente c’è un’inversione di sentimento del mercato».


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