Svegliatemi e ditemi che è solo un brutto sogno!

//   1 ottobre 2011   // 1 Commento

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Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA

PER FAVORE DITEMI CHE E’ SOLO UN BRUTTO E SPAVENTOSO SOGNO!

Sono stato giovane anch’io. I desideri di allora erano semplici e del tutto realizzabili: creare una famiglia, trovare un lavoro, avere dei figli. Lo è stato per intere generazioni. L’appagamento sentimentale e materiale erano connessi e di facile risoluzione, non richiedevano ulteriori proroghe, era sufficiente un minimo di caparbietà.

Oggi, come moltissimi, sono papà, ho un buon lavoro e dal mio punto di osservazione particolarissimo denoto una trasformazione radicale nelle abitudini e nelle consuetudini con le quali per decenni abbiamo convissuto nel bene e nel male. La rapidità con la quale è avvenuto tale cambiamento è impressionante e ci ha colto tutti si sorpresa.

Diciamolo, noi italiani siamo dei conservatori e poco avvezzi ai cambiamenti, seppure in alcuni casi ne auspichiamo l’avvento. Un popolo di indecisi perenni che non è in grado di avvertire la necessità di porre mano a riforme sociali e democratiche vere e condivise. Per anni ci siamo trascinati stancamente verso il terzo millennio alla guida di una macchina vetusta, inadeguata ed insufficiente.

Un guazzabuglio, insomma, che ci ha travolto ed ha affossato le speranze e gli ideali dei nostri ragazzi, ormai alle mercè di un mercato borsistico altalenante e padrone della volontà e dei desideri altrui.

Quali alternative e quali aspettative possono chiedere le generazioni future e quella attuale attanagliata dall’impossibilità di trovare un lavoro certo, di costruirsi un futuro stabile e duraturo programmando tempi e pianificando interventi?

Conosco tanti giovani di buona volontà, preparati e motivati, altro che “bamboccioni”, in preda alla depressione e sfiancati dall’impossibilità di mettersi in gioco, di dimostrare il loro valore e pronti a darne conto agli altri. Questi poveri cristi gironzolano tutto il giorno e nei giorni seguenti, alla ricerca di uno straccio di lavoro che gli permetta di sopravvivere e di dare un senso alla propria esistenza di cittadino impegnato.

Ci troviamo di fronte ad un’emergenza sociale paurosa e qualcuno deve farsene carico. L’inattività può ingenerare nei nostri ragazzi sfiducia in se stessi e la consapevolezza che non ci sia più nulla da fare. La delusione può trasformarsi in disperazione e le conseguenze possono essere rischiosissime. Non possiamo permettercelo.

La società civile deve opporsi con tutte le proprie forze a questo scippo di valori e di appiattimento morale verso il quale si sta orientando il nostro mondo. E’ fondamentale comprendere che quella attuale è un’emergenza maggiore di qualunque altra, perchè incide ed inficia la crescita e la costruzione civile e morale, oltre che  la coscienza ed sentimento personale del singolo cittadino. Lo scollamento generazionale e formativo si sta allargando sempre di più e l’intervento dei genitori o delle famiglie non è più sufficiente ad arginare il mare magnum della crisi, ripeto etica ed interiore.

Sottovalutare, minimizzare e disconoscere siffatte motivazioni significherebbe ammettere l’impotenza dell’intervento pubblico che deve mirare a ristabilire fiducia e stabilità.

Molti ragazzi, anche trentenni, in questo momento probabilmente stanno ricevendo una lettera di licenziamento dal proprio datore. Come pensiamo che potrà reagire Marco o che so io, Luca ed altri giovani, a tale eventualità? Marco, magari sta aspettando un figlio dalla sua compagna e vive in una casa in affitto che non potrà più permettersi di pagare.

Siamo matti? E’ questo l’avvenire che si prospetta per milioni e milioni di lavoratori in erba? I nostri giovani, quelli che ci dovranno sostituire un domani?


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1 COMMENT

  1. By mauro pantano, 24 ottobre 2017

    Stiamo vivendo momenti bui, quando si crede di essere arrivati in fondo si aprono nuove voragini che risucchiano materia e spirito, accentuando inesorabilmente la deriva di un popolo che vede crollare le impostazioni sociali di certezza che hanno connotato le esistenze negli ultimi decenni trascorsi.
    Disoccupazione, precarietà, miseria, incertezza sul futuro previdenziale,
    hanno distrutto le famiglie ed oscurato il futuro dei giovani.
    Solo l’elevazione di solidarietà potrà permettere una rinascita in grado di assicurare il necessario, ridimensionando opulenze e privilegi.
    Il recupero della sovranità popolare e la scelta di rappresentanze politiche autorevoli, in grado di perseguire interessi generali, rappresenta lo strumento necessario per scongiurare il totale declino e
    per realizzare la ripartenza dell’economia e dello spirito.

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