Credo in un solo dio, denaro onnipotente

//   4 novembre 2018   // 0 Commenti

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Assistiamo a due fenomeni specularmente opposti, talora senza neppure rendercene conto: da un lato la progressiva spiritualizzazione del profano, dall’altro la profanazione dello spirituale. Sintomo del primo fenomeno sono i connotati sempre più evidentemente religiosi del mondo economico e finanziario. Siamo in presenza di un vero e proprio culto dotato di una fede indiscussa (quella nel libero mercato e nella competitività), di entità sovrannaturali dal volere imperscrutabile e talora bizzoso (i Mercati e le Borse), di un Pontefice Massimo (il Presidente di turno della banca centrale), di un peccato originale (lo spread), di una forma controllabile di redenzione (le riforme strutturali), di un inferno (il default), di un paradiso (l’Unione Europea) e, infine, di una casta sacerdotale (gli opinionisti dei media mainstream) dedicata alla celebrazione  quotidiana dei sacramenti e alla recitazione delle omelie  di prammatica (sul dovere del popolo di conformarsi al volere degli dei e sulla necessità di espiare peccati accumulati sotto forma di debiti). Sintomo del secondo fenomeno (la profanazione dello spirituale) sono le caratteristiche sempre più laiche, materialistiche, umane –  nel senso precario e mortale del termine –  dell’ambito religioso, in particolare di quello cristiano. Ultima notizia dal fronte irlandese: un referendum ha sancito l’espunzione dalla carta costituzionale dell’isola del reato di blasfemia, cioè di bestemmia del Dio Cattolico. La notizia più interessante è però la reazione dell’episcopato locale che non si è opposto, ma anzi ha assecondato la riforma in quanto quel tipo di sanzione normativa rischiava di tramutarsi in una forma di “oppressione contro le minoranze”. Trattasi di una stupefacente cedevolezza sul piano dei principii; tollerare, in nome della tolleranza, il più odioso degli oltraggi per un fedele: l’insulto gratuito al proprio dio. La ragione di tale paradosso risiede non solo e non tanto nella secolarizzazione del mondo occidentale, di cui si parla da quasi un secolo, ma nella secolarizzazione e scristianizzazione della stessa Chiesa. La quale, come evidenziato in apertura, sta percorrendo la strada opposta rispetto a quella intrapresa dal capitalismo spiritualizzato. Il culto al Dio cristiano si è trasformato in un generico programma di assistenza sociale buono per una organizzazione non governativa di solidi principii, a messa si parla di accoglienza e di socialità, il catechismo per bambini è un noiosissimo eserciziario per genitori annoiati dove applicano le più aggiornate tecniche di formazione  degli adulti, i dogmi e tutti i corollari della cosiddetta Dottrina (dalle virtù cardinali ai doni dello Spirito Santo) ammuffiscono negli scaffali delle sacrestie. Ma il bisogno di credere è umano, troppo umano. Così, intanto che le Chiese finiscono di svuotarsi, le teste e i cuori si riempiono dei dogmi, ripetuti ad nauseam, della Nuova Religione Universale.

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