Parmalat costretta a risarcire 23mila euro. Altra vittoria per Confconsumatori

//   20 gennaio 2012   // 0 Commenti

crac parmalat 300x230Continuano le vittorie di Confconsumatori in materia di “risparmio tradito”.

Una coppia di associati residenti nella provincia di Parma aveva acquistato l’11 novembre 2002 obbligazioni Parmalat per 23 mila euro. Sebbene l’acquisto non fosse stato effettuato in prossimità del default del gruppo, avvenuto nel gennaio 2004, il Tribunale di Parma si è uniformato all’orientamento piuttosto consolidato in giurisprudenza, secondo cui perché l’ordine non sia nullo per difetto di forma a norma dell’art. 23 TUF è necessario che lo stesso sia accompagnato da un contratto generale d’investimento – quello che regola tutti i rapporti tra banca e investitore – sottoscritto, oltre che dal cliente, anche dal legale rappresentante dell’istituto. E, sempre per il Tribunale, non ha rilevanza che il documento sia stato prodotto in giudizio dall’Istituto di Credito, come pure il fatto che tale circostanza non sia stata dedotta dall’attore da subito, essendo sufficiente per superare entrambe queste eccezioni che fin dall’inizio del giudizio sia stata chiesta la nullità per difetto di forma. Per tali motivi, il Tribunale ha dichiarato la nullità dell’acquisto e condannato la banca alla restituzione del capitale investito, maggiorato degli interessi, e delle spese legali.

Una decisione importantissima – dichiara l’avv. Giovanni Franchi, legale di Confconsumatori, che ha tutelato in giudizio i risparmiatori – che costituisce un’importante conferma di un principio sempre più ripetuto dalla giurisprudenza. Peccato – ancora per l’avv. Franchi – che tale principio si sia affermato con ritardo, perché molte cause in materia di investimenti Parmalat sarebbero finite diversamente. Il medesimo consente oggi il recupero di tutti gli investimenti non andati a buon fine, sempre che l’acquisto sia stato fatto entro il termine di prescrizione decennale”.

Per Mara Colla presidente di Confconsumatori “è opportuno che i risparmiatori che hanno acquistato titoli di società finite male chiedano, come loro diritto, la consegna del contratto generale d’investimento, così da poter controllare se lo stesso porta la firma del legale rappresentante dell’Istituto. I legali di Confconsumatori hanno preparato per i risparmiatori lettere per tale scopo”.


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