Costo del cibo e inflazione: il caso australiano

//   28 luglio 2011   // 0 Commenti

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Il prezzo delle banane è schizzato a +470%

Nel secondo trimestre del 2011 l’inflazione in Australia è cresciuta dello 0,9 per cento rispetto al trimestre precedente alzando il tasso annuo di inflazione dal 2,7 al 3,6%.
Circa la metà dell’incremento del tasso di inflazione è stato determinato dal rincaro dei generi alimentari e, soprattutto, della frutta.
I dati, consultabili sul sito de The Australian, ci dicono che nel corso degli ultimi 12 mesi il prezzo del cibo è cresciuto complessivamente del 6,1 per cento e, mentre il prezzo di alcuni beni quali il pane e il latte è calato, quello di frutta e verdura è cresciuto vertiginosamente a causa delle varie calamità naturali (tifoni, inondazioni, etc.) che si sono abbattuti sulle regioni agricole del paese.
Il prezzo della verdura è salito del 9,7 per cento mentre quello della frutta è salito del 67 per cento. Particolarmente drammatico è stata l’impennata dei prezzi delle banane che in un anno è cresciuto del 470%—passando da circa 3 dollari nel novembre 2011 ai 14 dollari al chilogrammo che si devono pagare adesso.
Mentre il governo ritiene che l’impennata dell’inflazione sia causata da eventi occasionali e non sia pertanto necessario alzare i tassi di interesse, il caro prezzi ha fatto crollare i consumi. Per quello che riguarda le banane, prodotto importantissimo per l’economia agricola australiana, i consumi sono calati del 60% negli ultimi mesi a causa del caro prezzi.
Per cui mentre altri settori dell’economia, come l’industria mineraria, continuano a crescere, l’industria agroalimentare sembra destinata, tra il crollo della produzione e quello dei consumi, a subire una significativa flessione nell’anno in corso.
Anche se i commercianti australiani prevedono che dalla prossima settimana i prezzi dei prodotti agroalimentari cominceranno a scendere, resta da vedere quanto tempo ci vorrà per portare i consumi ai livelli degli anni passati.


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