Cosa sognano le donne

//   8 novembre 2011   // 1 Commento

“Poi arrivò il grande giorno in cui decisi di oltrepassare il limite”. Non a caso Oltrepassare il limite ha in questa raccolta è una parola chiave per capire meglio la poetica dell’autrice. Ma cominciamo dal titolo: Cosa sognano le donne. Non è un’interrogazione ma forse la domanda è sospesa. Di fatto ci troviamo di fronte al mondo del possibile visto il riferimento al sogno. Ma non siamo di fronte alla figura del “dreamer” moderno, che dispera di sognare senza averne né la forza né la lucidità, per il quale il sogno è evasione da un reale che si ha il terrore di affrontare o al quale si ha il privilegio di poter soprassedere. Forse se dovessimo tradurre il titolo in inglese potremmo farlo con We have a dream? Sgombriamo subito il campo da qualsiasi tentazione catalogatrice: il libro della poliedrica (è il caso di dirlo) Codogno – poetessa, scrittrice, giornalista, – non rientra in alcun modo nella gender-lit. Non è nemmeno un libro per sole donne, anzi i maschi sono invitati a trarre vantaggio dalla lettura. Ci troviamo di fronte a undici racconti, molto diversi tra loro, organizzati secondo una immaginaria partitura musicale (Allegro ma non troppo, Marcia Funebre, Presto delirante). Curiosamente, un “Sipario” apre la raccolta, portandoci immediatamente dietro le quinte di un palcoscenico, quasi l’antefatto alla pubblicazione della raccolta, ed una “Ouverture” la chiude – o forse la riapre, nel senso che con l’autrice ritorniamo alla vita reale. I racconti sono incorniciati e organizzati seguendo una stravagante prospettiva di teatro. Ci troviamo di fronte una galleria di donne e uomini quanto mai variopinta e grottesca, che spaziano e illustrano il contemporaneo. Si assiste ad una tragicomica bio-geografia della coppia moderna (Poseidon; Ho sognato che mi tradivi…) che Codogno dipinge attraverso quasi-citazioni letterarie fino ai margini della società degli emarginati (il durissimo Terra promessa). Al centro del lavoro di Codogno, più che il topos del sogno richiamato dal titolo della raccolta, ci sono le sognatrici: creature che si adattano, sopravvivono, subiscono, oppure scivolano con indifferenza, sprofondano, o ancora si ribellano, e per questo soprattutto sono punite – ma a loro volta puniscono. Soccombono, fino alla morte: e uccidono, a loro volta. Il sogno non è soltanto un elemento onirico, ma anche aspirazione, o frustrazione, o premonizione; si potrebbe dire per queste donne, il sogno è diventare finalmente loro stesse.
I riferimenti al teatro sono molteplici. Innanzitutto il piano stilistico, per l’asciuttezza della scrittura e la teatralità dei congegni narrativi. In questo, la penna di Codogno si muove agile – taglia – ritaglia – esilarante – cruda – e ricalca alla perfezione i cliché del linguaggio borghese, maschile e femminile che sia. Quasi un paradosso: la sua scrittura fredda, scarna e lucida però è distorta dalla ripetizione e diventa quasi ossessiva; eppure alterna meravigliose parentesi liriche, subito smentite da affondi grotteschi e cadute di stile…
Direi però che il tono è soprattutto politico perché il ribaltamento della prospettiva non ammicca al voyeurismo del backstage: leggendo non spiamo, vediamo per la prima volta da una prospettiva che ci irrita, perché non è legittimata dalla nostra cultura. Politico perché la scena, anche se rovesciata, impone sempre – e con la massima violenza, dal momento che dietro le quinte non c’è alcun applauso del pubblico a legittimare la rappresentazione – un copione che le protagoniste sono tenute ad osservare.
E’ una recita il cui elemento sostanziale è la contraddizione. Se accettano, devono portare la colpa della sofferenza che patiscono. Se si ribellano, sono punite con la morte.
E dunque, di fronte a questo, che cosa sognano le donne di Barbara? Le donne sognano di poter sognare, e per questo sanno – o scoprono – di dover agire contro le regole del gioco che sono state scritte da altri – e non temono di farlo. Infrazione, eversione. Dietro le quinte, il copione è scagliato contro il muro si frantuma, cambia inaspettatamente, e finalmente una “Ouverture” ci riapre le porte…
del sogno e perciò della speranza.


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1 COMMENT

  1. By mariateresa, 21 agosto 2017

    credo di essere stata una delle prime fan di Barbara…
    per me non è solo brava, è unica! non è un libro facile quello che ha scritto, lo so, ma lei è una donna coraggiosa che ama mettersi in gioco fino in fondo. Dopo la prima veloce lettura mi sono presa il tempo di rileggerlo con calma e ho paragonato Barbara ad una scrittrice americana che ho letto con entusiasmo negli anni ottanta: Erica Jong.
    beh cosa dire allora: forza Barbara sono sempre con te!!!!
    mariateresa

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