Cosa aspetta Monti per intervenire in Europa su Basilea 3?

//   12 marzo 2012   // 0 Commenti

BASILEA3Il 30 giugno prossimo diventeranno operative le regole di Basilea 3 con la Direttiva (CRD4) ed il Regolamento (CRR1). Queste nuove norme, che verranno emanate dall’Autorità Bancaria Europea, rischiano di contribuire ad aggravare la recessione in corso e di frenare il processo di risanamento e rilancio della crescita avviato dal Governo italiano.

Queste regole potrebbero – se non ben calibrate nei contenuti e nei tempi- accrescere una fase di credit crunch a causa della necessità di adeguarsi da parte delle Banche alle nuove più restrittive misure in materia di capitale e di liquidità. Accrescendo i requisiti di capitale degli Istituti di credito infatti e rendendo più severe le regole di computazione dei mezzi patrimoniali e di governo e controllo del rischio di liquidità, si stanno ponendo le premesse per un’ulteriore restrizione nella concessione del credito alle imprese in generale ed alle PMI in particolare, limitando la quantità erogabile o accrescendone il prezzo.

Questo avverrà perchè le regole di Basilea 3 sono scritte nella logica – discriminante e arbitraria – della “taglia unica”, uniche cioè per modelli di attività bancaria differenti (di investimento, universali, commerciali), per aziende bancarie con diversa natura giuridica (società di capitali, quotate e non quotate; società cooperative) di dimensioni diversissime (da 10 mila a 1 sportello).

Eppure la “taglia unica” è espressione di superati pregiudizi ideologici e rappresenta un vero e proprio vulnus della democrazia economica e della libertà d’impresa tipiche della storia e della cultura delle Nazioni europee.

In Europa esistono migliaia di banche di piccola e media dimensione, sia società per azioni sia cooperative, che non costituiscono un rischio sistemico a differenza invece  dei colossi transnazionali “troppo grandi per fallire” proprio per il rischio sistemico che essi rappresentano.

La banca “tradizionale” al servizio dell’economia reale, ben governata, che raccoglie risparmio e lo impiega in imprese e famiglie (come fanno in Italia le Banche Popolari e le Banche di Credito Cooperativo), si è dimostrata più solida e stabile di quella “innovativa e di affari”, costantemente impegnata nel generare profitto ad ogni costo in un’ottica di brevissimo termine. E’ ormai accertato, infatti, che la fonte della crisi è stata proprio la finanza speculativa, alimentata dalle banche d’investimento internazionali e consentita da alcune zone d’ombra di applicazione delle norme prudenziali.

La banca “tradizionale”, oltretutto, ha mostrato nei decenni scorsi di aver contribuito in maniera determinante a creare sviluppo, occupazione e reddito.

Le banche italiane in particolare, soprattutto quelle a struttura societaria cooperativa, non solo non hanno partecipato a creare la crisi finanziaria, ma ne hanno contrastato  efficacemente gli effetti, sostenendo famiglie e imprese e continuando a finanziare l’economia dei territori di riferimento, come ha documentato la stessa Banca d’Italia.

Per tutte queste ragioni il Governo italiano, e Monti in particolare, che si dice avere grande credibilità in Europa e di godere unanimi apprezzamenti nell’ambito del gotha della finanza dovrebbero – e non si vede perchè non lo abbiano ancora fatto – intervenire prima che sia troppo tardi presso il Parlamento Europeo e la Commissione Europea affinché si adoperino per:

1. rivedere i tempi e le modalità di entrata in vigore nel territorio dell’Unione delle norme finalizzate al recepimento degli Accordi sui requisiti di capitale delle banche (noti come Basilea 3);

2. applicare i principi di proporzionalità, abbandonando la logica “one size fits all”; di sussidiarietà, al fine di tener conto delle specificità delle morfologie economico-produttive e bancarie dei singoli Stati membri e quindi delegando le Autorità Nazionali il compito di determinare regole, modalità e tempi specifici sulla base delle dimensioni nazionali o delle singole banche; di gradualità, tenendo conto delle condizioni congiunturali e della sostenibilità delle nuove regole per i diversi sistemi produttivi nazionali e le differenti tipologie degli intermediari creditizi.

3. effettuare uno studio d’impatto sulle diverse tipologie di aziende bancarie europee (per dimensione, natura e modello di business) delle nuove regole per potere adeguarne l’applicazione.

Se Monti non interverrà con decisione in Europa non basterà la recente seconda mega immissione di liquidità (139 miliardi alle banche italiane al tasso dell’1%) da parte della Banca Centrale Europea ad alleviare la grave situazione di mancanza di liquidità e la fame di credito delle PMI italiane.

E «Senza credito – ha scritto recentemente su “Il Sole 24 Ore” Guido Gentili – che è il primo dei compiti che spettano al sistema bancario, non c’è ripresa. E senza ripresa non c’è futuro nemmeno per le banche, non solo per le imprese e le famiglie”.


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Mario Monti


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