Cortina Incontra – Unità e Disunità

//   11 agosto 2011   // 1 Commento

cortina incontra

Cortina d’Ampezzo, 10 agosto 2011 – E’ ancora una volta la crisi a tener banco sul palco di “Cortina InConTra” che questo pomeriggio ha visto come protagonisti per il dibattito “Libertà e disunità”, l’editorialista del Corriere della Sera Sergio Romano, autore con Marc Lazar de “L’Italia disunita” (Longanesi) e Stefano Rodotà, professore emerito di diritto civile dell’Università Sapienza di Roma, autore de “Diritti e libertà nella storia d’Italia. Conquiste e conflitti 1861-2011”(Donzelli). L’appuntamento, condotto da Enrico Cisnetto, è inserito all’interno delle celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
L’editorialista del Corriere della Sera ha voluto fare il punto sull’attuale crisi finanziaria: “La responsabilità di questa crisi è una combinazione di mali nostri ed altrui. Questo non è un problema solo italiano, se fossi inglese sarei arrabbiato con Cameron, da francese con Sarkozy, da tedesco con Angela Merkel. Non ci sono governi innocenti. All’origine di questi mali c’è però una gestione americana della crisi doppiamente responsabile di quello che sta accadendo. Se noi siamo in crisi, è anche perché per almeno otto anni il governo degli Stati Uniti ha dato licenza a Wall Street di stampare moneta, assolutamente fuori controllo, senza tenere il conto di quanta moneta stesse circolando sui mercati.  Sto parlando, ovviamente, dei derivati. Una politica monetaria che non proviene dalla Casa Bianca è destinata ad aver conseguenze gravi. Quando si sbaglia, specie se si è leader mondiali, si paga. Obama non ha gestito bene il problema del tetto del debito americano, il quale, va ricordato, fu un’invenzione repubblicana per fissare una soglia oltre la quale si era dei falliti. ma è una soglia giuridica, non reale. Se gli Stati Uniti superano quel tetto non diventano automaticamente uno stato in default. Saranno in difficoltà, questo sì, ma questo non significa dire addio agli Stati Uniti. Nelle critiche ho dato per scontato quella a Berlusconi per non ripetermi e per non prestare il fianco ad accuse di partigianeria, ma chi è più grande ha responsabilità più grandi. E ancora, quando un leader politico decidedi anticipare il proprio ritorno in patria, in questo momento, invece che pensare al senso di responsabilità, i mercati interpretano questo gesto come una conferma dell’allerta. E fanno precipitare ulteriormente le borse dei paesi coinvolti. Se invece i leader non tornassero, si griderebbe all’irresponsabilità. Insomma, comunque si faccia si rischia di sbagliare ”.
Sulla necessità della convocazione di un consesso internazionale che possa prendere decisioni di politica economia condivisa, Sergio Romano ha detto: “Non mi aspetto molto dal G20, preferirei che certe norme venissero prese immediatamente da chi può prenderle, e cioè dai singoli stati. Il problema nostro è l’euro, su questo problema abbiamo il diritto e il dovere di prendere decisioni, ne abbiamo il potere. Guardando indietro, in questi ultimi mesi abbiamo lavorato per creare un governo unico dell’Europa come era inimmaginabile fino a un anno fa. È sbagliato sostenere che non abbiamo fatto nulla. Negli ultimi sei mesi abbiamo creato organismi che sono gli embrioni di un governo economico europeo. Su questa strada dobbiamo procedere, non possiamo cambiare la testa degli americani”.
“In questa fase, piaccia o non piaccia – ha concordato Rodotà – un minimo di governo europeo sta nascendo. Io non sono un entusiasta della presidenza Barroso, credo sia stata più la Bce che Barroso a dare il tocco. Occorre più investimento sull’Europa, che non è stata una caratteristica della politica italiana degli ultimi anni. Occorre specialmente se vogliamo contare di più sul modo in cui le decisioni europee vengono prese.”
“Quanto alle annunciate riforme istituzionali, riscrivere l’articolo 41 e l’articolo 81 è sostanzialmente un diversivo. L’articolo 41 della Costituzione – ha aggiunto poi Rodotà – tutela la libertà di impresa. Nessun imprenditore ha mai avuto problemi a causa di questo articolo. I problemi reali sono quelli di legislazione ordinaria minuta. Se si scriverà come qualcuno propone “tutto ciò che non è vietato è concesso” si darà paradossalmente un fortissimo incentivo a legiferare, perché si dovrà scrivere una serie di norme nuove per evitare che ci sia, adesempio, la sopraelevazione del Colosseo. Anche la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio sembra un tema significativo ma è sostanzialmente un diversivo e il dibattito attorno all’articolo 41 “.
Molto critico l’editorialista Sergio Romano sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, responsabile di “aver tarpato le ali delle industrie italiane e di aver avuto un potere paralizzante sull’economia”. In disaccordo Rodotà: “Ho un’opinione diversa sullo Statuto dei lavoratori, che è una legge del 1970. Ciò che invochiamo oggi è proprio quella coesione sociale che grazie a questo statuto, è stata possibile, anche se c’è stato attorno ad esso anche un po’di folklore e qualche esagerazione. E a proposito di organizzazione del lavoro, Rodotà ha aggiunto che “la digitalizzazione della pubblica amministrazione, al di là delle meraviglie raccontate dal ministro Brunetta, è stata negativa per la produttività. Una delle ragioni per cui si voleva spostare Brunetta alla giustizia - lo dico da quello che vedo sui giornali e non da fonti interne – è che ormai i dipendenti pubblici non vogliono più parlare con lui”.
“Mi piacerebbe – ha auspicato Romano – un governo italiano più attento sull’Europa del governo Berlusconi, che è stato – devo dirlo – distratto, addirittura insofferente, a volte, su questo tema. Berlusconi non ha mai sentito l’Europa come un grande interesse nazionale. Il suo governo ha ribaltato la politica estera italiana, che era sostanzialmente d’accordo con gli Stati Uniti, ma vicina all’Europa, vista come il nostro futuro. Berlusconi ha cambiato questa priorità. L’altra sensazione, positiva in questo caso, è sulla Bce che si sta comportando come una banca di uno stato in ultima istanza e di questo ne sono felice”.
“La nostra è una società – ha sostenuto Rodotà -che fa fatica a riconoscersi nelle istituzioni e trova diverse strade per esprimersi, pensiamo agli indignados in Spagna. Ci sono problemi di gestione dell’ordine pubblico, sociali. Mantenere la coesione sociale è difficile. Questa è una fase nella quale l’impoverimento indubbio che sta avvenendo, che colpisce anche le classi medie ed ha affetti molto pesanti nelle classi a rischio povertà, può sfociare in tensioni sociali di cui dobbiamo essere consapevoli. Nelle manovre bisogna stare attenti a una distribuzione equa dei sacrifici. Non avere il valore della solidarietà tra le persone e le generazioni non ci porta lontano”.
In chiusura una riflessione di Sergio Romano, a partire dal libro scritto con Marc Lazar: “L’Italia è disunita, ma sempre nel Tricolore. Lazar è più convinto di me dell’esistenza di un patriottismo italiano, io faccio un’analisi meno ottimistica. Credo ci abbia dato la cittadinanza italiana e ci abbia permesso di andare in giro per il mondo con un’identità più forte di quella che avremmo avuto diversamente. Siamo presenti nei luoghi in cui si decide il nostro futuro con diritto di veto o almeno diritto di voto. Non abbiamo risolto il problema fondamentale, quello del Meridione. Il Meridione era risultato non previsto.
“I voti al Sud si raccolgono a mio avviso prevalentemente sulla base di un rapporto di fedeltà e di lealtà fra il singolo elettore e una comunità o consorteria, associazione, i nomi possono essere diversi, addirittura società criminale”: così Sergio Romano, “Quelli al Sud non sono mai voti individuali. L’assassinio di Salvo Lima venne interpretato come un regolamento di conti all’interno della mafia, ma Lima aveva 250 mila preferenze, vuol dire che 250 mila siciliani sapevano perchè votavano, avranno avuto le loro ragioni, che non sapremo mai, ma che comportavano un rapporto con l’eletto che non era il rapporto di un cittadino con suo deputato”. “Ma l’Italia – ha aggiunto Romano – è un Paese unitario, con un governo centrale, chi vuole governare deve avere i voti del Sud, ma questi voti sono raccolti nel modo in cui vi ho detto, se li si vuol conservare si devono premiare i politici meridionali che hanno ravvolto questi voti, e allora in qualche modo si perpetua il sistema clientelare del Sud. Quando stanziamo fondi per il Sud stiamo in realtà tessendo la tela di Penelope, perpetuando al potere una classe dirigente che i voti li raccoglie in quel modo”.
“E’ irrealistico – ha chiuso Romano – essere troppo ottimisti sull’Italia, ma anche essere troppo pessimisti. L’Italia ha la capacità di cogliere di sorpresa sui critici per i suoi soprassalti di orgoglio, di genialità, di laboriosità. Il guaio è che non sa mai quando li ha e sui soprassalti non si può fare programmi”. “Ci sono situazioni – ha risposto Rodotà – che sembrano traversie e invece sono opportunità. C’è l’ottimismo della volontà, ma se mi confronto con chi deve oggi cogliere le opportunità sono un po’ meno ottimista”.


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