Il Consiglio di Stato annulla l’emergenza Rom

//   23 novembre 2011   // 1 Commento

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

piano nomadi roma 300x186Adesso che il Consiglio di Stato ha definitivamente messo fine all’emergenza Rom, possiamo stare tutti tranquilli. La Giustizia Amministrativa il 16 novembre scorso, a distanza di tre anni dall’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, meglio noto come “Piano Nomadi”, ha deciso di accogliere i ricorsi presentati dall’Associazione per la difesa dei diritti dei Rom rigettando  il ricorso in  appello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Interno, del Dipartimento della Protezione Civile e della Prefettura di Roma.

I giudici di Palazzo Spada, accogliendo il contro ricorso della stessa associazione, ha decretato che “le motivazioni sono insufficienti per stabilire lo stato di emergenza per un pericolo più paventato che realmente esistente”.  E come dire che nulla in questi anni è accaduto e che i campi nomadi disseminati su tutto l’intero territorio nazionale non destano alcun problema alla cittadinanza E che i reati peepetrati a più non posso da costoro non hanno alcun significato, nè possono essere considerati emergenziali.

Da questa sentenza deriveranno pesanti conseguenze non tanto per l’interpretazione che il dispositivo inevitabilmente incentiverà, piuttosto per le numerose scelte compiute nel frattempo, ivi comprese le molte risorse già spese dal Prefetto Pecoraro, nominato a suo tempo commissario straordinario pproprio per l’emergenza Rom.

Il Consiglio di Stato ci ha spiegato che emergenza non era tale e che gli episodi che hanno messo in grave pericolo l’ordine e la sicurezza pubblica non risulta supportato da una seria e puntuale analisi. Le proteste dei cittadini, come pure l’allarme sociale dovuto all’insostenibilità dei campi nomadi in zone inadatte, erano del tutto infondate.

Che i Rom procurino grossi problemi di ordine e sicurezza pubblica, oltre che sanitario, alla popolazione è talmente evidente da suscitare quantomeno stupore ed imbarazzo  se a porre una tesi contraria sia proprio un’Istituzione dello Stato.

I provvedimenti necessari che erano stati presi apparivano del tutto giuistificati, eppure, qualcuno ha persino gridato allo Stato di Polizia. Non si capisce, infatti, quale diritto umano e personale si possa ledere con le legittime procedure di identificazione e censimento che le Autorità stanno svolgendo all’interno dei campi o con quella della norma che istituiscono presidi di vigilanza nei villaggi attrezzati, oppure con quella che obblighi i Rom a sottoscrivere una dichiarazione di impegno al rispetto delle norme interne di disciplina o con quella dell’uso del Dast, la tessera che consente di accedere e risiedere all’interno degli stessi campi.

Continuare in questa diatriba che appare più ideologica e di principio tra diverse fazioni partitiche che una scelta di buon senso, non aiuta a nessuno, nemmeno agli stessi Rom.

Qualche tempo fa ne ho conosciuti alcuni e ho avuto modo di verificare personalmente quanto siano distanti dalla nostra quotidianità e il modo di far crescere i loro figli. Offrire a queste persone la possibilità di emancipazione e di integrazione nel nostro mondo è giusto e direi anche doveroso,  ma è necessario procedere con ordine, stabilendo modi e regole alle quali bisogna costringerli ad abituarsi se vogliamo veramente coltivare e far maturare nei Rom una mentalità alla cui base prosperi un principio di identità e di maturità civica.

E’ l’Italia dei controsensi e dei contrappesi ideologici che possiamo farci?!


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