CORTINA INCONTRA/ Emergenza nazionale. Un decreto per salvarci

//   13 agosto 2011   // 0 Commenti

Cisnetto D'Amato Kostoris Luciano MAR_2235

In diretta con il Consiglio dei Ministri, dal palco di “Cortina InConTra”, un commento sui provvedimenti d’urgenza presi per far fronte alla crisi economica. A parlarne, per l’appuntamento “Emergenza nazionale. Un decreto per salvarci”, Antonio D’Amato, past president di Confindustria, Fiorella Kostoris, economista, Enrico Cisnetto, editorialista e ideatore della kermesse e Sergio Luciano, giornalista. In collegamento telefonico il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e Gianni Alemanno, Sindaco Roma Capitale, presidente Consiglio nazionale Anci-Associazione Comuni d’Italia.
Il dibattito si apre con un commento a caldo dell’economista Fiorella Kostoris:“A me sembra che ci siano alcuni elementi strutturali, positivi come l’innalzamento dell’età pensionabile per le pensioni d’anzianità, l’omogenizzazione dell’età pensionabile tra uomo e donna a 65 anni, la riduzione delle festività, e anche la rimodulazione tassazione sulle attività finanziarie. Ma ci sono anche elementi una tantum, come il contributo di solidarietà, ancora non quantificato, come fu l’euro tassa nel ’97 che ci consentì di entrare nel gruppo dell’euro tra i primi”. In collegamento telefonico da Roma, il ministro delle Regioni Raffaele Fitto: “Una manovra straordinaria, come quella che ci troviamo a dover varare, deve vedere partecipi tutti i livelli istituzionali delnostro paese. Ci sono sei miliardi di euro di tagli presentati oggi, suddivisi tra regioni a statuto ordinario, a statuto speciale, province e comuni. C’è partecipazione da parte di tutti i livelli di governo, anche dei ministeri, per cui sono previsti altri 6 miliardi di tagli. Il momento è quello che è, e bisogna dare una risposta”.
“Il dibattito che si sta svolgendo oggi nel Paese – continua D’Amato – si mostra assolutamente inadeguato di fronte a una situazione così grave. Di solito chi è chiamato a esprimere giudizi assume un tono che ispira fiducia, ma ora questi fervorini di fiducia, quando la situazione è così grave non servono più, occorre essere molto chiari, è la nostra ultima chance per un percorso virtuoso di rilancio della crescita e del Paese. Tutte le leadership del mondo occidentale si sono mostrate incapaci di affrontare la situazione. Per un’Europa più forte l’Italia avrebbe moltissimo da fare, ma solo a condizione di esser prima in grado di imprimere a se stessa un cambiamento drammatico”. “Nel 2001, quando ero presidente di Confindustria – prosegue – ho iniziato un percorso di riforma che poi si è interrotto: la riforma sul mercato del lavoro, con una riforma sperimentale dell’articolo 18. Da allora a oggi non si parla più di competitività. Ci siamo rimessi nella logica del consociativismo che se non siamo tutti d’accordo le cose non si fanno”.
“Da qualche anno stiamo vivendo – prosegue D’Amato – una grande crisi finanziaria, ma non è stato preso nessun provvedimento per mettere fine alla speculazione, per sei mesi la Consob senza un presidente, un’autorithy acefala in un momento in cui dovevamo fare segnale forte contro la speculazione. Non è stato fatto un solo provvedimento per mettere mano a un sistema vero di regolamentazione. In verità se oggi la crisi scoppia così violenta è perché la politica mostra tutta la sua debolezza. Le cose da fare sono molto più strutturali di quelle proposte,e riguardano un intervento drastico sul contenimento dei costi e un rilancio della produttività del paese”.“La ricetta proposta ora – aggiunge – è completamente sbagliata, questo è un momento in cui ciascuno deve fare delle cose importanti: la politica deve tagliare i propri costi, non possiamo chiedere sacrifici ai cittadini e rimandare ad esempio il taglio delle indennità della politica alla prossima legislatura. Se non interveniamo su riforme strutturali vere, come ad esempio l’abolizione delle province e l’accorpamento dei comuni, la politica non ha nessuna credibilità a chiedere sacrifici al Paese, soprattutto ai ceti emarginati. Altro capitolo, è quello del come si cresce. Siamo un Paese in cui si lavora poco, non solo rispetto alle economie asiatiche, ma anche rispetto agli Stati Uniti. Noi diamo ai nostri lavoratori tante settimane di vacanza che non si possono godere perchè non hanno i soldi per andarci. C’è un problema serio di costo del lavoro per unità di prodotto, il famoso ‘clup’, assolutamente insostenibile. La produttività del lavoro così non
aumenta”. Il past president di Confindustria fa poi riferimento al caso della Fiat e all’atteggiamento assunto da Sergio Marchionne che “si è comportato così perché ha avuto la possibilità di farlo e di imporre la scelta del ‘o si è competitivi o si esce dal mercato’. Aveva la possibilità di spostare la produzione fuori dai confini europei, come del resto stanno facendo molte aziende. Questo processo di deindustrializzazione ha finito per rendere debole il nostro Paese e tutto il sistema produttivo occidentale. Serve una drastica accelerazione e una forte assunzione di responsabilità, da parte di tutti. Siamo in un momento drammatico”.E in merito al mercato del lavoro, responsabile di bloccare lo sviluppo delle imprese del Paese, D’Amato si interroga: “E’ possibile che in questo Paese si possa far fare tutto, compreso cambiare sesso, tranne che licenziare? E’ impossibile combattere l’economia sommersa, se non si rende il nostro Paese egualmente flessibile come tutti i paesi del mondo”. “Quello che sconcerta – continua D’Amato – è che siamo ricaduti nel rituale del politically correct per cui tante cose non si possono dire. Questo governo ha avuto una maggioranza schiacciante eppure non si è avuto coraggio di fare nulla per liberare paese dalle sue pastoie. Questo è un Paese ingessato, che non ha affrontato nessuna delle riforme competitive, salvo inciampare su piccoli provvedimenti ad hoc. Non si può pensare che gli imprenditori ce la possano fare da soli, siamo di fronte a una crisi economica epocale e velocissima e queste trasformazioni richiedono un ceto politico diverso in Italia, in Europa e nel mondo. Per quanto ci riguarda bisognerebbe cominciare dalla legge elettorale”. “Auspicherei – continua D’Amato – una riforma del mercato del lavoro che aumenti la flessibilità e le ore lavorate, e ancora che le parti sociali si rendessero disponibili a questo dialogo, che alla fine di questo pacchetto di emergenza ci sia una riforma della legge elettorale e della riforma del titolo V della Costituzione. Per rigenerarsi e recuperare credibilità. Ma temo che non succederà”.
Anche il sindaco di Roma, Giovanni Alemanno, si collega da Roma, per commentare i tagli agli enti locali: “ Ci troviamo in una situazione molto pesante, tagli agli enti locali che si risentiranno sulle spese sociali e sui servizi pubblici essenziali, misure che potrebbero avere un impatto sociale molto negativo”. E sui tagli a province e comuni il sindaco di Roma anticipa: “E’ intenzione del Governo tagliare 34 province, e accorpare i comuni sotto i mille abitanti che sono circa 1.500”.
“O veramente c’è uno scatto d’orgoglio e di responsabilità del governo
–chiude Antonio D’Amato past president di Confindustria a Cortina InConTra – ma anche dell’opposizione ad affrontare seriamente questa vicenda con proposte rigorose che distribuiscano equamente pesi e responsabilità oppure siamo in una situazione molto critica. C’è da auspicare un governo tecnico, che riprenda in mano il Paese. Io sono di cultura un po’ crociana, il ceto politico di oggi, salvo poche eccezioni, non è in grado di esprimere persone che diano credibilità all’azione del Parlamento. Davvero siamo agli ultimi secondi di questa fase della vita repubblicana. Bisognerà trarre le dovute conclusioni: così non si va da nessuna parte e rischiamo una tempesta speculativa nei confronti dell’Italia più grave di quella che abbiamo vissuto finora.


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