Cortina Incontra: Economia & Politica, poteri deboli

//   9 agosto 2011   // 0 Commenti

Romiti Cisnetto Folli cortina incontra 2011

Cortina d’Ampezzo, 8 agosto – Notizie fresche dalle borse che non invogliano all’ottimismo aprono l’incontro “Economia & Politica, poteri deboli”, parte del cartellone di “Cortina InConTra” 2o11, a cui sono intervenuti Cesare Romiti – attualmente presidente della Fondazione Italia-Cina, e Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore,moderati da Enrico Cisnetto.

La situazione internazionale
“C’è una situazione di catastrofe nell’emisfero occidentale”, esordisce Cesare Romiti. “Il mondo si è diviso, non esattamente in maniera geografica. La Cina è diventato il Paese più forte, ma ce ne sono altri che l’hanno accompagnata in questa crescita, i cosiddetti BRIC- Brasile, Russia, India e, appunto, Cina.– Paesi che vanno controcorrente rispetto al resto del mondo. Se fosse una crisi mondiale, investirebbe tutti i paesi nella stessa maniera, ma non è così. Alcuni Paesi vanno bene e continueranno ad andare bene, aumenteranno il loro peso nel mondo. La Cina è un Paese modernissimo, basterebbe vedere come sa educare la propria classe dirigente di altissimo livello professionale e umano”.
Folli ha invece sottolineato le responsabilità di quelli che definito “poteri deboli”, uno degli aspetti centrali di questa stagione. “Nel nostro mondo occidentale prevale la debolezza, la nostra classe politica ne è un esempio, in tutta Europa. Non è riuscita, dopo la moneta unica, a fare un passo avanti sull’integrazione, a un passo che sarebbe stato indispensabile visto che la moneta unica ha coinvolto Paesi con culture diverse. Occorreva costruire l’unità su questa moneta e non è stato fatto. Anche la debolezza degli Usa lo conferma, e anche come hanno affrontato la situazione del debito. Non vedo poteri forti, vedo poteri deboli a tutti i livelli. C’è una grave insufficienza della politica. Non dipende tutto da noi, ma dovremmo agire come se molto dipendesse da noi perchè da noi comunque dipende tanto.
Servirebbe una classe politica più responsabile e determinata di quella di questi anni. C’è un lento degrado e come uno sfilacciamento. Il sistema politico è sempre più debole e impacciato rispetto al passato. Questo quadro è come un epitaffio per il nostro bipolarismo, per come è stato costruito”.

Il ruolo della Bce
“Anche per questo credo sia positiva la pressione esterna forte della Bce”, osserva Folli. “E’ bene che ci sia un vincolo esterno forte, che pesi, che indichi la strada da prendere. Per la nostra classe politica questa tutela della Bce è un bene, è da vedere se poi se questo sia sufficiente perche la nostra classe politica sappia reggere il gioco e fare tutto quello che c’è da fare”.
Anche Romiti si pronuncia sulla Bce: “Ci sono da rivedere tutti meccanismi europei, le situazioni di oggi si ripeteranno. L’Italia veniva citata fino a poco tempo fa dal nostro stesso presidente del Consiglio, come il Paese che aveva meglio superato la crisi finanziaria. Invece aveva un governo e una politica non all’altezza della situazione. Sapete cos’è l’aspetto della situazione italiana che più mi preoccupa?
Innanzitutto, che assumono posizioni di responsabilità persone che non sono state eletti, ma scelte; e poi che non sono uomini preparati, e quando commettono errori, non si vergognano nemmeno. Il bugiardo è molto più apprezzato di chi riconosce quando sbaglia e cerca di porre rimedio. Se c’è una salvezza per l’Italia, e ci sarà, è proprio perché c’è un vincolo esterno che ci impedisce di fare le sciocchezze che normalmente siamo soliti fare”.
E sull’appello al senso di responsabilità di Cesare Romiti ribatte Folli: “La classe dirigente intermedia, della nostra età, non ha saputo svolgere il suo dovere, se una persona dell’età di Romiti ci deve ricordare senso di responsabilità e di vergogna. Pessimo segnale per la classe dirigente del Paese. Un problema etico ancor prima che politico. Spesso s fa riferimento ai problemi morali, la crisi politica italiana è segno di una crisi più profonda”.
“La Bce – conclude Folli – non è un soggetto politico, ma è quello di cui abbiamo bisogno per ancorarci a qualcosa di serio nella lotta al debito. Rimane aperto il problema della crescita. La Banca Centrale Europea indica il terreno per una coesione nazionale, alcune linee che sono essenziali devono essere accettate sia dalle forze di maggioranza che d’ opposizione”.

Sulla classe politica
Cisnetto chiede a Romiti la “ricetta” per poter andare avanti. “Faccio una grande differenza – premette Romiti, alludendo a Berlusconi – tra saper dirigere un’azienda e uno Stato, per questo non mi sono mai candidato in politica”. “Quando ho sentito la discussione su quando fosse giusto iniziare a lavorare, se adesso o a settembre, mi è venuto un senso di sgomento. Bisogna richiamare i giovani all’orgoglio, il Paese vale più di ciascuno di noi, più delle nostre famiglie. Sono un ammiratore del presidente della Repubblica, per il suo richiamarci all’orgoglio di un passato che ci ha portato al punto in cui siamo, e da cui non dobbiamo recedere”.
Orgoglio che si ritrovava in uomini come Ugo La Malfa, nominato da Cisnetto, su cui risponde Stefano Folli: “La classe politica deve dare l’esempio nei momenti difficili, pensiamo alla figura di Ugo La Malfa che rifiutò la scorta dopo il delitto Moro dicendo: ‘Sono io che devo proteggere gli italiani e non loro che devono proteggere me’; questo fa capire la tempra dell’uomo”. Romiti risponde alla provocazione di Cisnetto sul fatto che non nascano più leader di un certo calibro e cita il caso della Cina, raccontando di come lavorano i cinesi: “In loro senti l’orgoglio di essere cinesi. Anche noi dobbiamo ritrovare questo orgoglio. Avremo tempi durissimi davanti, ma se vengo affrontati con un certo spirito i problemi si rimpiccioliscono”.
Anche Folli interviene a paragonare la classe politica di oggi rispetto a quella dei padri dell’Europa: “Quella era una generazione di persone che si era temprata negli anni dei totalitarismi, e anche quella successiva aveva respirato comunque l’aria degli anni della ricostruzione, oggi la classe politica europea è un po’ afflosciata, senza l’orgoglio di cui parlava Romiti, ma non è una questione solo italiana”. “Di persone veramente in grado di ricostruire – prosegue Folli – non ce ne sono state, ma anche il sistema nel suo insieme è stato debole, abbiamo avuto un bipolarismo che ha reso deboli tutti, maggioranza e opposizione. Questo è il vero dramma italiano, la paralisi”.
Romiti si dichiara “favorevole al cambiamento”, parla dei leader politici che vanno in televisione a dichiarare di voler fare questo e quello, ma poi il giorno dopo non vanno in parlamento a lavorare per portare avanti le loro idee. E rivolto all’editorialista del Sole 24 Ore: “Forse non ci vogliono grandi uomini ma uomini di buona volontà”.
“Le elezioni anticipate”, dice Folli, “sarebbero state un ottimo strumento per evitare questo disfacimento, anche votando con questa legge elettorale, meglio di questa lenta agonia a cui ci siamo condannati. Avendo perso l’occasione dell’anno scorso, oggi mi appassiona un po’ di meno la discussione se è meglio votare nella primavera del 2012 o 2013. Ma se si arriva al 2013 non mi straccio le vesti. Il presidente del Consiglio insegue l’idea di essere l’unico presidente del Dopoguerra ad aver completato due legislature. Spero abbia voglia di passare alla storia per altre ragioni che non sia la mera durata dei suoi governi. Siamo nella situazione che un uomo che aveva suscitato la grande speranza della rivoluzione liberale del Paese, non l’ha poi attuata. Lo dico con grande amarezza perché l’Italia aveva bisogno di quella rivoluzione liberale. Oggi invece stiamo combattendo per la sopravvivenza, che è ben altra cosa.

Su Berlusconi
“Non ho creduto mai – dichiara Romiti – che Berlusconi potesse fare questa rivoluzione, perché lo conoscevo bene. È nato come imprenditore, si è fatto da solo, ha fatto tante cose egregie, ma ha sempre lavorato pensando che in un organismo dove c’è lui, lui solo comanda e non ci sono altri che possono interferire. Ha bisogno di aver vicino persone che non lo contraddicano o che lo contraddicano poco. Non è un modo di pensare da cui poteva partire per attuare la rivoluzione liberale”. “La gente – interviene Folli – voleva la rivoluzione liberale, aveva questo sogno e bisogno, che c’è ancora nell’opinione pubblica. Era questo bisogno che l’opinione pubblica proiettava su Berlusconi, che evocandolo si era inserito nel vuoto lasciato dai vecchi partiti”.
Sul Capitalismo Italiano
“Non è in grandi condizioni purtroppo”, dice Romiti “se pensate alle grandi aziende italiane di qualche tempo fa e a quelle di oggi vi rendete conto della frantumazione. Abbiamo fatto di tutto per perdere settori merceologici che davano ricchezza al Paese. C’è un settore che purtroppo abbiamo perso…” Cisnetto chiede se è il settore dell’industria dell’auto, ma sulla Fiat Romiti non risponde. Su Marchionne sì: “Se Marchionne si presentasse alle elezioni lei lo voterebbe?” gli chiede Cisnetto. “No” risponde secco Romiti. E ancora: “Dobbiamo rassegnarci all’idea che la Fiat confluisca nella Chrysler e diventi americana?”. “Non lo faccia dire a me”, è la risposta. Positivo, invece, su Mediobanca: “Mi fa piacere la situazione di oggi.
Dimostra che c’era una situazione sana.il fatto che oggi il presidente e l’amministratore delegato siano due allievi del pollaio che Cuccia aveva creato è un grande merito, magari lo avessimo in tutti i posti. Mediobanca era certamente un ambiente chiuso, ma è stato il motore del Paese. Geronzi? Era estraneo al corpo di Mediobanca, non c’entrava niente”.

Sul centro sinistra
“Bersani – dice Folli – sta costruendo una rete in cui alla fine sarà lui a condurre il centrosinistra, nonostante le vicende giudiziarie che lo hanno indebolito. Se non riesce a governare il meccanismo delle primarie, però, è chiaro che può succedere di tutto, e si possono avere leader da Vendola a Di Pietro, anche di partiti esterni al partito democratico, in una situazione dove si è persa la strategia di fondo. Finora Bersani sta lavorando per creare le condizioni perché sia lui il candidato del centro sinistra. Non credo ad un’alleanza con Casini prima del voto. Nel centrodestra, invece, casini potrebbe rientrare in gioco solo se si creasse una crisi più esplicita.

Sul Quirinale
“Sull’avvicendamento al Collo, parto da un’ipotesi – dice Folli- altamente improbabile. Se alle prossime elezioni vince nettamente il centro sinistra, Prodi è il candidato naturale del centrosinistra al Quirinale. Se la situazione è invece priva di una maggioranza chiara tra Camera e Senato, può emergere un candidato che rappresenta l’ago della bilancia, in questo caso Casini, il candidato di questa empasse, come Saragat negli anni ’60. L’unico leader di un partito medio piccolo al Quirinale, perché offriva i suoi voti per consolidare una maggioranza. In caso di vittoria del centrodestra, se Berlusconi fosse molto forte, potrebbe tentare di andare lui stesso o almeno mandare Gianni Letta. Lo stesso Gianni Letta come candidato avrebbe bisogno dietro di lui di un centrodestra molto forte, quindi anche di un Berlusconi, anche dietro le quinte, molto forte”.


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