Corno d’Africa, rapido aumento mortalità in campo rifugiati in Etiopia

//   17 agosto 2011   // 0 Commenti

Campo Dadaab  300x199Ha raggiunto livelli allarmanti il tasso di decessi tra i nuovi arrivati in uno dei campi per rifugiati che compongono il complesso di Dollo Ado in Etiopia. È quanto risulta da una valutazione sulla mortalità effettuata nel campo di Kobe, dove dalla sua apertura in giugno è stata registrata – in media ogni giorno – la morte di 10 bambini con meno di 5 anni.

La malnutrizione resta la principale causa dell’alta mortalità, ma l’insorgenza di sospetto morbillo sta aggravando il problema. Nei siti del complesso di Dollo Ado, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha appreso di 150 casi di sospetto morbillo e 11 decessi connessi all’insorgenza. La stessa combinazione di malattia e malnutrizione aveva provocato simili tassi di mortalità in precedenti crisi e carestie nella regione.

In collaborazione con le agenzie partner, l’UNHCR è impegnato nel tentativo di rispondere tempestivamente all’emergenza e di controllare l’insorgenza di morbillo. Nel campo di Kobe si è conclusa ieri una massiccia campagna nella quale tutti i bambini di età compresa tra i 6 mesi e 15 anni sono stati vaccinati contro il morbillo. Nei prossimi giorni l’operazione proseguirà negli altri campi.

La maggioranza dei rifugiati che arrivano dalla Somalia proviene da aree rurali. Per loro, nei campi per rifugiati dell’Etiopia, potrebbe trattarsi della prima volta che entrano in contatto con centri medici strutturati. Una priorità di tutti le agenzie partner attive nei campi è pertanto quella di sensibilizzare le persone sui programmi medici e nutrizionali in favore dei rifugiati, molti dei quali non accedono a questi servizi. È necessario incoraggiare i genitori a portare i propri bambini nei centri medici per ricevere cure continuative contro la malnutrizione e per identificare attivamente i bambini malati e garantire loro immediata assistenza medica. L’UNHCR sta già collaborando con i leader delle comunità di rifugiati e i team di operatori presenti al fine di informare e sensibilizzare la popolazione sui sintomi del morbillo e sulla promozione dell’igiene. In collaborazione con i Governo etiopico e altri partner, l’UNHCR è inoltre impegnato nel contrastare le cause sottostanti agli alti tassi di mortalità attraverso il miglioramento della nutrizione, della fornitura d’acqua e dei sistemi igienico-sanitari.

Il morbillo – secondo Christopher Haskew, funzionario dell’UNHCR per la salute pubblica – è una malattia altamente contagiosa che può avere un impatto devastante sui bambini, in particolare quelli gravemente malnutriti. La priorità numero uno dell’UNHCR – rileva il funzionario – adesso è quella di agire per evitare che le persone muoiano in conseguenza di quest’insorgenza.

Secondo i risultati di una missione congiunta sul campo con a capo UNHCR e Governo dell’Etiopia, sono 17.500 i somali che negli ultimi 6 mesi hanno raggiunto altre aree dell’Etiopia – Gode e Afder. Si tratta di corridoi di entrata completamente nuovi, circa 250 chilometri a nord-est di Dollo Ado, che ha rappresentato la destinazione principale per i somali in fuga da insicurezza, siccità e fame nel proprio paese.

La missione di valutazione è durata una settimana – a partire dal 7 agosto – e ha visto anche la partecipazione di rappresentanti di altre agenzie delle Nazioni Unite e di organizzazioni non governative. Il team ha visitato Morodile, God Dheere, El-Harr e Bare, località di frontiera nelle aree di Gode e Afder, nel sud-est dell’Etiopia. La missione era stata organizzata inizialmente per valutare la situazione di quelli che erano stati riferiti come 2.000 nuovi arrivi nella regione, ma ha invece riscontrato la presenza di circa 17.500 somali, che peraltro continuano ad arrivare giornalmente. La maggior parte dei nuovi arrivi proviene dalle regioni somale di Bakool e Bay, altri dalle aree di Gedo e Hiran. Si sono insediati in accampamenti di fortuna in 5 diverse località. Sono in corso colloqui tra governo e partner per fornire una risposta immediata alla loro situazione.

La valutazione preliminare ha stimato nel 95% la percentuale di donne e bambini sul totale dei nuovi arrivi, la maggior parte dei quali giunti in condizioni nutrizionali e di salute estremamente precarie. La missione ha descritto la situazione complessiva come disperata e ha esortato a fornire con urgenza assistenza umanitaria, in particolare perché la stessa popolazione locale etiopica è stata duramente colpita dalla siccità e sta dividendo le proprie magre scorte con i rifugiati.

UNHCR e Governo etiopico hanno deciso di fornire immediatamente ai nuovi arrivati una razione di cibo sufficiente per un mese. Secondo la missione la scarsità di alloggi e cure mediche, le cattive condizioni igieniche e il sovraffollamento potrebbero favorire la diffusione di malattie come diarrea, morbillo e pertosse. Il team ha raccomandato di trasportare con urgenza nell’area farmaci fondamentali per effettuare interventi medici, prima che la situazione sfugga di mano. L’UNHCR sta valutando la possibilità di trasferire questo gruppo di rifugiati nei campi di Dollo Ado.

In Somalia, è atterrato sabato mattina a Mogadiscio l’ultimo dei tre voli in programma nell’ambito del ponte aereo umanitario dell’UNHCR. Con quest’ultimo volo è stato completato il trasporto di circa 100 tonnellate di aiuti d’emergenza. Il cargo conteneva 45.000 scatole di biscotti ad alto contenuto energetico, teli di plastica per alloggi, materassi, coperte, taniche per l’acqua e utensili da cucina per contenere e cucinare cibo.

Lo stesso giorno l’Agenzia ha distribuito circa 500 kit d’assistenza d’emergenza (Emergency Assistance Packages, EAP) nel campo di Al Adala, che ospita circa 2.000 famiglie di sfollati – per un totale di circa 13.000 persone. Il campo si trova vicino all’aeroporto di Mogadiscio e – secondo quanto riportato dal team UNHCR – le strade che vi conducono erano tranquille, ma nell’area è palese la presenza di uomini armati.

Prima dell’attuale crisi, la capitale somala ospitava circa 370.000 sfollati. Nei soli mesi di giugno e luglio altre 100.000 persone si sono riversate in città in cerca di cibo, acqua, alloggio e assistenza medica.

La maggior parte degli sfollati giunti nel sito di Al Adala è fuggita dalle regioni meridionali del paese, colpite da siccità e carestia. Si tratta perlopiù di contadini e allevatori, che possiedono bestiame e coltivano cereali come sorgo e mais. Hanno detto agli operatori del team di aver perso tutto e di voler ricominciare una nuova nella capitale somala. Molti sono stati costretti a lasciarsi alle spalle parenti anziani o disabili, sapendo che non sarebbero sopravvissuti al duro viaggio. Molti infatti hanno camminato per giorni senza cibo o acqua. Alcuni hanno dovuto confrontarsi ai posti di blocco con i militati di Al Shabaab, che sembravano voler scoraggiare le persone dal muoversi.

Terribili e disperate, ha definito il team dell’UNHCR le condizioni del sito di Al Adala. A ogni angolo si sentono bambini che piangono e forti colpi di tosse. Il congestionato insediamento è caratterizzato da alloggi di fortuna privi di materassi o letti. Diversi bambini giacciono in terra senza aiuto, malati di morbillo, che secondo gli sfollati colpisce molte persone all’interno dell’insediamento.

L’UNHCR ha in programma ulteriori distribuzioni di aiuti d’emergenza ad Al Adala e in altri siti di sfollati nell’area di Mogadiscio. L’intero carico dei tre aerei sarà consegnato agli sfollati bisognosi della capitale prima della fine del mese. Le operazioni di distribuzione dell’Agenzia sono state più che raddoppiate rispetto all’inizio di luglio ed è stata portata assistenza a circa 170.000 persone nelle aree meridionali e centrali della Somalia. Circa 80.000 invece le persone assistite nei mesi di maggio e giugno.

In Kenya i team dell’UNHCR continuano nelle proprie attività d’emergenza per cercare di accrescere la capacità di Ifo Extension – che comprende i siti in precedenza noti come Ifo2 e Ifo3 – e di Kambioos, nel complesso di campi di rifugiati nel pressi della città di Dadaab. Le operazioni di trasferimento di rifugiati verso il sito di Kambioos – inizialmente programmate per lo scorso fine settimana – sono state posticipate alla fine di questa settimana. Finora sul posto sono state piantate circa 600 tende. Proseguono i trasferimenti nel settore Ifo3 all’interno di Ifo Extension. A partire dallo scorso 28 luglio oltre 15.000 rifugiati somali sono stati dislocati nelle nuove tende di questo sito. Sono poi in corso, nel settore Ifo2, lavori di demarcazione, installazione di strutture di base e allestimento tende. I campi dell’area di Dadaab al momento ospitano complessivamente 440.000 rifugiati somali.

Per sostenere la campagna di raccolta fondi “EMERGENZA SOMALIA”, è possibile donare tramite carta di credito o bonifico bancario chiamando il numero verde 800 298 000, sul sito www.unhcr.it, oppure tramite conto corrente postale: N° 298 000 intestato a UNHCR. Specificare la causale: EMERGENZA SOMALIA.


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