Cooperative in Emilia Romagna: una storia antica per un nuovo sviluppo

//   20 ottobre 2016   // 0 Commenti

Assemblea-20162

 

Da: “Confcooperative Bologna – Presidenza” presidenza.bologna@confcooperative.it
A: “Federico Tassinari” federico.tassinari@mondoliberonline.it
Cc:
Data: Thu, 20 Oct 2016 13:18:38 +0000
Oggetto: R: intervista Presidente Passini

 

Le invio quanto richiesto.

1.

2.        “Confcooperative Bologna, associa 200 imprese (nei settori dell’Agroalimentare, della Produzione Lavoro e Servizi, del Consumo e dell’Utenza, dell’Abitazione, del Sociale e della Sanità, della Cultura e del Turismo, oltre che del Credito) che  rappresentano 70.000 soci (compresi quelli delle 5 BCC); 15.500 lavoratori; 4 miliardi/€

Confcooperative Bologna, associa 200 imprese (nei settori dell’Agroalimentare, della Produzione Lavoro e Servizi, del Consumo e dell’Utenza, dell’Abitazione, del Sociale e della Sanità, della Cultura e del Turismo, oltre che del Credito) che  rappresentano 70.000 soci (compresi quelli delle 5 BCC); 15.500 lavoratori; 4 miliardi/€ di fatturato”.

1) L’economia in questi anni è in recessione e anche il sistema delle cooperative ne subisce gli effetti , le costruzioni un esempio fra tutti i vostri dati negativi come quelli della Lega?

Dal 2008 ad oggi la crisi economica è stata pesante ed ha colpito tutti i settori economici. Anche le nostre cooperative sono entrate in recessione. Le cooperative però  non hanno licenziato. Hanno difeso il lavoro di e per i propri soci e lo hanno fatto attraverso una riduzione dei margini di redditività. Tale riduzione, purtroppo, ha inciso sugli investimenti andando ad intaccare anche parte delle riserve accumulate negli anni più floridi. Il tutto per difendere i posti di lavoro,  perché “cooperazione” vuole dire dare dignità ai propri soci e dipendenti.

La crisi ha colpito anche le cooperative di costruzione aderenti a Confcooperative, costringendole a importanti ristrutturazioni. Tuttavia, si è ricorso agli ammortizzatori sociali e a tutti gli strumenti disponibili per sostenere l’occupazione in modo marginale. E’ stato un passaggio complicato ma, con tanto orgoglio, dobbiamo dire che le nostre cooperative hanno dimostrato di essere pronte a reagire in modo straordinario , abituate, come sono, ad affrontare un mercato estremamente competitivo,. Sia nell’edilizia civile che, soprattutto, nelle opere pubbliche si sono rese protagoniste. Hanno lottato, hanno lavorato, pur sapendo che avrebbero ottenuto margini ben limitati.  Ma la cosa essenziale era mantenere l’occupazione… e sopravvivere, cosa che ad altri non è riuscita!

 

2) Rilanciare l’edilizia da sempre motore di occupazione e investimenti come si fa? Servono politiche nuove o politici illuminati?

Fra pochi mesi uscirà la nuova legge regionale che sancirà il principio di “consumo suolo zero”. E’ necessario capire bene cosa il legislatore intende con tale affermazione. E’ indubbio e quasi certo che oggi è sbagliato parlare di nuove costruzioni. Oggi si deve parlare di “ristrutturazione”. I tre grandi filoni nei quali in futuro verrà individuata l’edilizia sono: opere pubbliche, ristrutturazioni di immobili residenziali e non, e, infine, messa in sicurezza degli immobili dal sisma. Negli anni della crisi gli occupati in Emilia Romagna in edilizia sono passati da 15 mila unità a 7 mila.

Se ci sarà, come chiesto da tanti, un periodo di traghettamento, forse le imprese potranno riconvertirsi senza ricorrere ad ulteriori riduzioni di personale. Diversamente se la legge entrerà in vigore da subito aumenterà il rischio di creare altri casi sociali.

Se l’edilizia vuole essere rilanciata, occorre muovere il mercato delle ristrutturazioni prevedendo una detassazione sostanziosa per coloro che ristrutturano e buoni di importo rilevante per coloro che effettuano interventi di prevenzione e sicurezza antisismica nelle proprie abitazioni . Ci sono anche altre condizioni che potrebbero essere attivate da parte del Governo.  Prima fra tutte, un prestito  garantito dallo Stato per coloro che vorranno mettere in sicurezza la propria abitazione  con possibilità di dilazione del pagamento.

 

3) Una dei fattori responsabili della mancata crescita molti lo identificano con il difficile accesso al credito, quale il sostegno anche culturale oltre che progettuale date ai vostri associati?

Le Banche in questi ultimi anni hanno pagato in termini di elargizione la loro leggerezza negli anni pre-crisi.  Le nuove regole europee, le indicazione di Basilea,  hanno veramente creato le condizioni per una difficile e complicata operatività. Oggi, però, le imprese che sono uscite indenni dalla crisi si sono rafforzate ed efficientate.  Per queste imprese il merito creditizio è cresciuto.

Il gradissimo problema, invece, sono le Start Up. Per questi “tentativi” di fare impresa non è ancora stato individuato un percorso attraverso il quale dotare di finanza la nuova impresa e nello stesso tempo dare le necessarie garanzie alle Banche. In passato, i Consorzi Fidi avevano un ruolo chiave. Oggi, date le condizioni di garanzia richieste, essi non sono più soggetti che possono essere attivati e usati per le Start up.

Ma il movimento cooperativo ha anche altre fonti per approvvigionarsi di Finanza. Alcune leggi in passato ci hanno consentito di avere una disponibilità finanziaria. Penso a strumenti come Foncooper, come CFI, ma anche alle Banche di Credito Cooperativo.

Tutti questi strumenti finanziari hanno la necessità di condividere il rischio. Più c’è condivisione del rischio e più è facile accedere al credito. E’ dunque necessario che vengano patrimonializzati in via strutturale i Consorzi Fidi, il Fondo centrale di Garanzia del MISE. I nostri associati sanno che Confcooperative è a loro vicina e che assieme a loro è pronta a fare un percorso attivo di assistenza per arrivare ad ottenere il migliore credito possibile al minor costo possibile.

4) Il sistema cooperative si basa su un pilastro storico, quello della solidarietà, un humus che da sempre crea volano di sviluppo è ancora vivo fra i vostro associati?

La solidarietà è un principio fondamentale. Va però declinato unitamente ad altri principi, quali la responsabilità. Responsabilità e solidarietà sono principi biunivoci: l’uno deve sempre portare con sé l’altro.  Abbiamo avuto casi dove una cooperativa non ce l’ha fatta, allora è scattata la molla solidale fra cooperative. La nostra Associazione non si è mai tirata indietro di fronte a questi casi; nessuno è stato mai lasciato solo. , La nostra Associazione, nel proprio statuto, fa riferimento alla dottrina sociale della Chiesa. Le nostre cooperative, di ispirazione cristiana, sanno  che un rapporto solidale c’è, ma occorre essere bravi professionalmente  e imprenditorialmente, e gestire bene le proprie società cooperative. La serietà, la passione, l’etica, la responsabilità e l’amore per il proprio lavoro sono i  valori essenziali che devono essere attivati a fronte di una posizione solidale fra cooperative.

5) Anche lei è prima di tutto lavoratore delle coop il suo incarico alla Saca trasporti è durato 30 anni ci racconta l’evoluzione della coop passata da 500mila euro dell’ 82 al fatturato ai 50 milioni di oggi?

Non è facile, anzi direi che è assolutamente complicato fare crescere una azienda come  SACA in un territorio come  l’Emilia Romagna. Però, con molta umiltà e tanta passione, si arriva anche ad ottenere risultati significativi e centrare gli obiettivi che ci si è posti. Abbiamo iniziato con i settori a mercato: il noleggio delle auto condotte dai soci, poi il noleggio dei pullman, poi il noleggio dei furgoni, poi la logistica urbana poi, in ultimo, il Trasporto Pubblico Locale. SACA è una cooperativa che ha sempre guardato cinque, dieci anni in avanti. I cambiamenti li abbiamo gestiti, non subiti. La crisi c’è stata per tutti, ma per la SACA meno. Avevamo ridotto i costi già negli anni pre-crisi. Non avevamo carichi di personale in  eccedenza che poteva  gravare sui ricavi e che non produceva. SACA è stata ed è un’azienda molto efficientata. La piattaforma c.d. UBER noi l’abbiamo dal 1975. Poi non siamo a livello mondiale. Ma UBER non è venuto a Bologna perché il trasporto di persone è assolutamente già organizzato dal mondo cooperativo, il quale ha come obiettivo  fare crescere e difendere le imprese socie, non sfruttarle come accade nel modello UBER. SACA ha, ed ha avuto strategie di sviluppo proprie sempre attuali, sempre partendo dal territorio. Il principio della nostra cooperativa è sempre stato “dove esiste mobilità delle persone, là deve esserci SACA”. Quindi pullman e vetture efficienti, autisti – soci formati  – quindi di grande professionalità – , sicurezza dei mezzi, organizzazione di uffici operativi e commerciali. La risposta immediata al cliente, la fidelizzazione del cliente offrendo certezza nel servizio e puntuale applicazione delle complesse normative sul  trasporto persone. Tutte queste cose hanno creato un’ empatia tra azienda e cliente che ha fatto bene a tutti. Ciò vale  anche per il Trasporto Pubblico Locale dove SACA si è affermata come azienda privata  leader a livello nazionale., dimostrando che certi processi, ora effettuati quasi in maniera totale da aziende pubbliche, in una scelta di sussidiarietà, possono essere gestiti da aziende private con risultati, a volte, migliori. Un esempio per tutti è il fatto che dove opera SACA, la vetustà media dei mezzi è di 6 anni (e quindi sotto al livello europeo che è di 7 anni). Al contrario, dove operano le imprese pubbliche, la media di vetusta è di 14 anni.  Questo per dire che SACA crede e investe nei  processi industriali orientati all’innovazione e alla qualità del servizio, mentre ancora nelle aziende pubbliche l’acquisto dei mezzi è sostenuto con risorse pubbliche.

6) Per ritornare agli appalti le nuove regole migliorano o appesantiscono il fardello burocrazia? La Finanza di progetto è un valore aggiunto o una speculazione solo a favore  del privato come alcuni amministratori affermano?

Sarebbe prematuro esprimere un giudizio di merito sull’applicazione delle nuove norme e alla relativa gestione operativa; è passato troppo poco tempo. Una prima cosa che si può notare è che la produzione di documentazione è fatta in larga parte attraverso i sistemi telematici. Si può dire, inoltre, che le procedure siano state alleggerite grazie alla riforma del Codice degli appalti. Ora poi c’è un Ente in più al quale è bene fare riferimento preventivamente, per non incappare in problemi dopo: è l’autorità anticorruzione ANAC -che ovviamente costa-.  Ad ogni modo, non sono ancora usciti tutti i Decreti attuati della riforma. Forse quando il puzzle sarà completo sarà più facile stabilire se la riforma ha semplificato o ha complicato le cose. Per il momento constatiamo preoccupazione tra le imprese e il congelamento di quasi tutti gli appalti pubblici. La strada più semplice e veloce per le imprese è quella di chiedere alla Prefettura l’iscrizione nella White list. Con questa modalità preventiva si riesce ad ottenere un abbattimento dei tempi della burocrazia ed anche dei costi.

La finanza di progetto in Italia non è stata una esperienza positiva. La relazione fra la stazione appaltante i lavori, chi li esegue e chi mette la finanza deve essere regolata da un sistema chiaro e trasparente. I tempi e le certezze della esecuzione del progetto secondo i capitolati, sono le fondamenta per una buona finanza di progetto.

Ma ci sono altri elementi che fanno della finanza di progetto una strada tante volte problematica: la mancanza di progettualità. Di cultura della progettualità.. Troppo spesso siamo abituati che poi tanto paga pantalone. Questo non è più ammissibile.


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