Confindustria Padova: Metalmeccanici, Massimo Finco confermato alla presidenza

//   14 luglio 2011   // 0 Commenti

L’imprenditore Massimo Finco è stato confermato alla presidenza della sezione metalmeccanici di Confindustria Padova per il biennio 2011-2013. Lo ha eletto l’assemblea dei soci della maggiore sezione merceologica di Confindustria Padova, con 550 aziende associate (32% del totale) e 28.600 addetti. Nato a Padova, 52 anni, Finco è presidente di Officine Facco & C. Spa di Campo San Martino (Pd). Confermati anche i vice presidenti Mario Ravagnan (Ravagnan Spa, Limena) e Antonio Vendraminelli (Vecom Srl, Padova).
L’assemblea ha inoltre rinnovato il Consiglio direttivo di sezione. Ne fanno parte gli imprenditori: Alessio Baggio (Baggiogroup Srl, Cittadella), Gianluca Baldussi (Meccanica Veneta Srl, Rubano), Giorgia Barichello (Barichello Carlo, Vigonza), Daniele Carraro (Medea Srl, Massanzago), Margherita Gabrielli (Siderurgica Gabrielli Spa, Cittadella), Michele Magro (Gmp Minuterie Metalliche Srl, Selvazzano Dentro), Annalisa Marchetti (Mcm Marchetti Costruzioni Meccaniche Srl, Este), Maurizio Minozzi (Mita Spa, Conselve), Roberto Reffo (La Meccanica di Reffo Srl, Cittadella), Stefano Stefanelli (Officine Stefanelli Srl, Este), Fabio Voltazza (Pressofusione Saccense Srl, Piove di Sacco). «Il metalmeccanico ha risentito maggiormente della recessione rispetto al resto dei comparti industriali – sottolinea il presidente Massimo Finco – ma la sua risalita è stata più veloce, avendo recuperato circa 19 dei 32 punti persi all’apice della crisi». L’export si conferma motore della meccanica padovana, mentre la domanda interna resta anemica. Dopo il brusco calo del 2009 (-28,8%), le esportazioni hanno chiuso il 2010 in crescita del 27,2%, superiore alla media dei settori industriali (24,2), anche se il valore delle merci esportate (3,9 miliardi di euro) non è tornato ancora sui livelli del 2008 (4,3 miliardi).
«Il 2011 è iniziato bene – continua Finco -: +13,5% la produzione, +19,4 il fatturato estero nel primo trimestre e segno positivo anche per l’occupazione (+2,2%), ma negli ultimi mesi si è visto un rallentamento delle dinamiche espansive, a conferma di una situazione ancora instabile. Le tensioni sui mercati finanziari si ripercuotono negativamente sull’economia reale e oggi prevale la convinzione che la ripresa sarà più lenta». Rigore sì, senza cedimenti, per mettere in sicurezza i conti pubblici. «Ma accanto al rigore è indispensabile una politica per la crescita, ancora impalpabile». Due le priorità per Finco: «La riforma fiscale, non per ridurre il prelievo, oggi non ce ne sono i margini, ma per redistribuirlo, a parità di gettito, dagli usi produttivi a quelli improduttivi. Una scossa a liberalizzazioni e semplificazioni e ai costi della politica, eliminando gli enti inutili per recuperare risorse per la crescita». «I dati parlano chiaro. Abbiamo un settore competitivo e di valore che continua a investire, che va aiutato ad essere presente nei nuovi mercati, tutti lontani, dove c’è domanda di ciò che noi facciamo bene. La riforma dell’Ice è un primo passo, anche se serve una rete unica sotto la Farnesina. Abbiamo bisogno di un piano che valorizzi la meccanica made in Italy, di una politica che renda il nostro territorio più attrattivo, di investire di più in innovazione, di dare fiducia e opportunità ai giovani. Di un sistema di relazioni industriali che offra alle imprese strumenti flessibili per ottenere produttività aggiuntiva in cambio di salario detassato, unendo flessibilità, produttività, meritocrazia. E tornando a parlare anche di flessibilità in uscita». Finco ha infine richiamato l’accelerazione delle sinergie nel sistema Confindustria, il percorso di aggregazione avviato con la territoriale di Rovigo e le sinergie con i metalmeccanici di Vicenza sul progetto di riforma del Cnel.  L’assemblea si è confrontata sulle prospettive del manifatturiero, attraverso l’analisi dell’economista Giovanni Costa, presidente di Cassa di Risparmio del Veneto, che ha indicato un nuovo modello di internazionalizzazione. «Il ruolo chiave dell’export nella ripresa – spiega Costa – è indubbio. Ma oggi la manifattura vince dove è in grado di vendere il prodotto e il servizio collegato. I segnali che arrivano dai nuovi mercati, come India, Brasile, Arabia Saudita, Emirati, Egitto indicano che occorre passare dalla logica delle esportazioni a quella degli investimenti diretti». Un approccio ancora poco familiare alle Pmi venete, a causa del fattore dimensionale. «In realtà – chiarisce Costa – ciò che conta non è essere grandi o piccoli, ma avere una dimensione adeguata nel settore in cui si vuole competere e puntare su reti, aggregazioni, filiere estese internazionalmente». Sul fronte del credito al sistema produttivo, il presidente di CR Veneto assicura che «alle imprese che hanno idee e capacità di restituzione, il credito sarà sempre erogato, con i criteri di trasparenza che oggi le banche garantiscono e che chiedono alle imprese».

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Massimo Finco


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