Clima, prime aperture cinesi e solito ostruzionismo USA. Ma di accordi vincolanti nemmeno l’ombra

//   9 dicembre 2011   // 0 Commenti

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Durban (Sudafrica) – Investimenti in tecnologie per l’energia pulita per 50 miliardi di dollari, miglioramento dell’efficienza energetica del 19 % dal 2005 con riduzione delle emissioni pari a 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, un programma per un ulteriore miglioramento del 40  -  45% entro il 2020, investimenti di altri 250 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per lo sviluppo di un’economia a bassa intensità di carbonio e produzione di 1 milione di auto elettriche entro il 2015. I dati e risultati mostrati dalla Cina a Durban durante l’annuale conferenza ONU sul clima hanno stupito tutti: Pechino rimane l’inquinatore numero uno al mondo, ma da oggi è anche il maggiore produttore mondiale di fotovoltaico e il leader dell’eolico. Ma le buone notizie finiscono qui. La “maglia verde” indossata con orgoglio da Xie Zhenhua, vice presidente della National Development e Riform Commission cinese, non è minimamente sufficiente se si vuole salvare il mondo dal caos climatico e dal global warming.

Da un lato, infatti, quanto fatto da Pechino non basta. Pur dichiarandosi disponibile ad un’intesa per un taglio obbligatorio dei gas serra dopo il 2020, con la speranza di trascinare con sé nell’accordo altri colossi come Brasile, Sudafrica, Messico, Australia e Nuova Zelanda, l’ambiente non può aspettare. Non può attendere che la Cina prenda altro tempo, sventolando la bandiera del “paese in via di sviluppo”, per spingere sull’acceleratore della sua economia inquinatrice, ormai nettamente più forte di quella europea in affanno. Non si può permettere che, ancora una volta, gli Stati Uniti facciano orecchi da mercante rifiutandosi di assumere qualsivoglia accordo vincolante, una vergogna senza fine.
Senza USA, Cina, Brasile & co. a cosa servono gli sforzi dell’UE e dell’Italia, già alle prese con una crisi economica senza precedenti? Caro Ministro Clini, giriamo a lei questa domanda nella speranza che a Durban faccia sentire la nostra voce. L’accordo globale sul clima procede (si fa per dire) a passo di lumaca, mentre il disastro ambientale viaggia a velocità tripla. Non permetta che paesi che hanno scatenato la crisi finanziaria (USA) o altri che hanno colto la palla al balzo per sviluppare la propria (Cina) continuino ad infischiarsene del nostro povero pianeta.


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