“Comunicazione e pluralismo al tempo di Internet”

//   11 luglio 2011   // 0 Commenti

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E’ stata presentata alla Camera in diretta televisiva su Rai 1 dal presidente dell’Agcom Corrado Calabrò la relazione annuale dell’ Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Tanti i temi trattati con una particolare analisi dello scenario attuale della televisione digitale.
Tuttavia, nonostante le ncorrado calabrò presidente 110614121258 biguove tecnologie/piattaforme frammentino l’audience e spostino l’attenzione sulla rete – e benché gli italiani siano fra i più avidi consumatori di social network – il caso Italia evidenzia come sia ancora la tv il veicolo di gran lunga prevalente per l’informazione: quasi il 90% nel 2010; poi vengono i quotidiani col 61%; internet è per ora soltanto al 20%.

Il sistema televisivo italiano cresce del 4,5% in termini di risorse e si consolida in una tripartizione delle stesse tra Rai, Mediaset e Sky: Mediaset rappresenta il 30,9% delle risorse complessive, Sky il 29,3%, Rai il 28,5% (dati 2010).
Nella raccolta pubblicitaria, Mediaset, con il 38% degli ascolti, attira il 56% delle risorse pubblicitarie; Sky meno del 5% (le loro entrate derivano dagli abbonamenti).
La Rai, con circa il 41% degli ascolti, controlla il 24% della pubblicità (opera uno stringente limite di legge). È intollerabile il livello di evasione del canone. Con il canone non riscosso la Rai sarebbe il primo operatore. Nelle mie precedenti relazioni ho fatto delle proposte per la riforma della Rai, che, come tutte le altre, non hanno avuto seguito.
Ad ogni modo, nell’ottica di una maggiore trasparenza nella gestione del servizio pubblico, l’Autorità si appresta a ridefinire principi e modalità degli obblighi di contabilità separata. Certo la Rai dovrebbe avere maggiore considerazione per la qualità del suo servizio. Purtroppo arrestare il declino della tv pubblica è una priorità non percepita come tale.

Le sei reti generaliste di Rai e Mediaset conquistano ancora oltre il 73% di share medio giornaliero. La7 nel 2010 poco più del 3%. I canali tematici Rai e Mediaset rappresentano complessivamente il 5,4%. Tutti i canali Sky circa il 5% (inclusa FOX).

Malgrado un apprezzabile aumento degli ascolti dei canali tematici (+11%) ma meno che in Gran Bretagna o in Germania, malgrado tutto il modello tradizionale imperante della tv generalista tiene ancora grazie anche alla maggiore opportunità di scelta offerta dai nuovi canali digitali. E i principali broadcaster sono più o meno gli stessi.
Da qui l’importanza della messa in gara (beauty contest) di 5 nuovi multiplex di frequenze televisive per il digitale terrestre. Questo ampliamento del pluralismo televisivo è stato reso possibile dal piano delle frequenze approvato dall’Autorità che, dopo trent’anni di propagazione spontaneista (ratificata, negli anni, dal Ministero in base a un sempre prorogato regime transitorio), ha fatto chiarezza ed ha messo ordine nell’utilizzazione delle frequenze, consentendo il recupero di risorse, un’espansione programmata e trasparente e un dividendo esterno.
Interpellate dalla Commissione europea, la nostra Autorità e l’Antitrust si sono motivatamente espresse nel senso che Sky possa partecipare al beauty contest, a certe condizioni. E il Consiglio di Stato ha condiviso tale avviso. Si aspetta ora che venga bandito dal Ministero dello Sviluppo economico il beauty contest, per il quale l’AGCOM ha dettato regole che hanno passato il vaglio della Commissione europea. Questa ha adesso all’esame il bando di gara; solo in esito a tale esame chiuderà la procedura d’infrazione contro l’Italia.
Quindi, se da una parte il processo di convergenza tecnologica giustifica una riflessione sul pluralismo “multimediale”, dall’altra una visione realistica del nostro Paese non può ancora prescindere da una particolare attenzione alla tv di casa nostra

In adempimento, poi, del compito assegnatoci dal legislatore, abbiamo vigilato quotidianamente sulla televisione pubblica e su quelle private nelle campagne elettorali appena trascorse, adottando tempestivamente i relativi regolamenti sia per le elezioni amministrative che per i referendum, e attuando puntuali interventi correttivi, in una situazione che minacciava di debordare in più modi.

 


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