Ce ne faremo una ragione: non tutti i mali vengono per nuocere

//   26 agosto 2011   // 0 Commenti

tommasi assocalciatori

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNAVITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

Lo sciopero paventato dall’associazione calciatori (ACI) pare che sia finalmente una realtà. Domenica prossima, se il cielo ci aiuterà, nei campi di calcio non si giocherà. Deo gratias, è possibile allora che nelle famiglie italiane qualche papà trascorra un’ora in più con i propri figli. Un grazie sentito!

Non  ho nulla in contrario, sia chiaro, contro il gioco del calcio. Alzi la mano chi non lo ha praticato almeno una volta nella vita. Io stesso sono stato leader della squadra del mio piccolo paese, tanti lustri fa, e sono anche tifoso di una squadra del nord, titolata e gloriosa.

Qui, però, si sta rasentando lo squallore ed il ridicolo.

Tanto per cominciare  mi piacerebbe sapere a che serve un’associazione calciatori. Quali sono gli scopi educativi, religiosi, culturali, sociali, di pubblica utilità che esercita e soprattutto come impiega le proprie risorse per la pubblica utilità, appunto.

Vada per i dilettanti ed i giovanissimi aspiranti campioni, che tanto fanno sospirare tanto mamma e papà, per il resto, per un giocatore di serie A o B, vorrei chiedere  al giovane presidente dell’AIC Damiano Tommasi, pedina fondamentale per un decennio della Roma che fu, come fa a tutelare un giocatore di serie A o B, dato che questo compito è svolto da un agente personale (pagato profumatamente) e  garantito nella quasi totalità dalle società di calcio alla quale appartiene?

Immagino il suo pronto soliloquio nel dimostrare la propria tesi. E’ il suo mestiere, è lì per questo.

La notizia dello sciopero data per radio, televisione, stampa, ha fatto il giro del mondo, probabilmente, rendendoci ancora di più ridicoli, aggiungo io. Tutti i tg nazionali hanno reso pubblica la decisione con ampi servizi ed interviste. Va bene, va bene, ma per favore non si possono relegare queste notizie alle ore notturne, quando lo zapping è utilizzato da pochi intimi?. Perchè propinare alle famiglie ed ai lavoratori stanchi e sudati, servizi di tale portata.

Lo sciopero è riconosciuto come una conquista dei lavoratori e viene utilizzato per rivendicare diritti, per motivi salariali, per protesta o per solidarietà. Ora, la domanda, che pongo questa volta all’attenzione dei miei lettori, di quale lavoro parliamo? Quali rivendicazioni salariali può accampare un calciatore professionista i cui guadagni sono stratosferici, adulato e vezzeggiato come nessuno, inseguito dagli agenti pubblicitari (altri guadagni) o dai titolari di centri commerciali e locali privati?

Stiamo rasentando il ridicolo!

Ma come? Viviamo una recessione spaventosa, le famiglie non riescono a raggiungere alla terza settimana del mese, la disoccupazione è divenuta un incubo, siamo tutti pronti a sottostare ai sacrifici annunciati per risanare il debito e le finanze pubbliche, è si da in pasto agli utenti una notizia del tutto inutile, nello stesso giornale che ci ha raccontato poco prima del dramma della guerra civile libica, del sequestro dei quattro giornalisti italiani, poi fortunatamente liberati e la morte barbara subita dal loro autista. La frase più carina che vi potrebbe giungere sarebbe “…e chi se ne frega…!”.

Il valente presidente dell’AIC, spalleggiato da personaggi che vi girano intorno, obietterà che il calcio ha un’indubbia valenza educativa e che muovendo enormi capitali ed interessi generali, funge da spinta al volano dell’economia nazionale, oltre a dare respiro e benessere alla felicità dei singoli che si recano allo stadio per rilassarsi e trascorrere una domenica tranquilla ed in santa pace, magari con la prole al seguito.

Dove lo proiettano questo film, vado subito a vederlo. E’ pura e sana retorica pensare, oggi, ad un calcio così prospettato. I capitali che muovono vanno in tasca dei soliti noti. Lo stadio è divenuto una gabbia dei leoni, sarebbe improvvido condurci i propri figlioli.

Provate a seguire i campionati dilettantistici, io ci sono stato per via di mio figlio che ne frequenta uno. Il rischio di una disgrazia è sempre incombente, non c’è nulla di educativo ve lo assicuro.

A questo punto,mi viene il dubbio che l’AIC si sia messa d’accordo con la GCIL, le uniche due Associazioni disposte a scioperare.


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