Papa e Tedesco: Insolito Destino

//   22 luglio 2011   // 0 Commenti

alfonso papa

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA.

            PAPA E TEDESCO: UN INSOLITO DESTINO 

La vicenda politico-giudiziaria del deputato Papa e del senatore Tedesco, agli onori della cronaca di questi giorni, ha infiammato la discussione nelle Aule Parlamentari e tra l’opinione pubblica.

Entrare nel merito della richiesta all’arresto presentata dall’Autorità Giudiziaria o peggio avventurarsi sulle carte processuali mi sembra francamente fuori luogo, oltre che scorretto. Né sono interessato alla storia personale e politica dei due. Il mio commento è diretto al riconoscimento del ruolo istituzionale rappresentato dai nostri legislatori e, poi, argomentare fino a che punto, quel provvedimento di arresto, chiesto a gran foce, è stato determinante o meno ai fini delle indagini.

Chiariamo subito che l’art. 68 della Costituzione stabilisce l’immunità (o meglio l’inviolabilità) per i membri del Parlamento, salvo quando ci troviamo in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna o nel caso in cui il parlamentare sia stato colto nell’atto di commettere un reato per cui è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. In tutti gli altri casi, i Parlamentari non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni (insindacabilità) e senza autorizzazione della Camera alla quale appartengono, non possono essere sottoposti a perquisizione personale e domiciliare, né possono essere arrestati o altrimenti privati della libertà personale, o mantenuti in detenzione.

Assodato l’inciso, a questo punto rimane da stabilire quanto siano cogente nel nostro sistema giuridico l’immunità che fa capo ad ogni parlamentare e, soprattutto, se l’Autorità Giudiziaria la giudichi inefficace, nonostante, l’arresto sia comunque garantito, nei casi stabiliti dalla legge.

In un contesto “normale” la questione non si porrebbe. Il Parlamento e la Magistratura assurgono al rango di Organi Costituzionali dello Stato e per ciò stesso garanti e tenutari della “Buona Amministrazione”, principio fondamentale del nostro diritto e funzione verso la quale deve ambire la Pubblica Amministrazione. Sono i primi soggetti pubblici ad offrire alla cittadinanza coscienza e scienza, trasparenza e massima correttezza. Non possono prescinderne.

Il fatto è che da un po’ di tempo a questa parte registriamo un irrigidimento dei rapporti tra politica e organi giudiziari, troppo spesso li vediamo gli uni contro gli altri e viceversa. Non deve e non può essere così. Ho bisogno di credere in un Parlamento che ci rappresenti e che lavori per il bene comune, come ho necessità di apprendere che gli atti dell’Autorità Giudiziaria non siano pregiudicati dal “fumus persecutionis”, più volte accampato.

L’autorizzazione all’arresto concessa dall’Aula di Montecitorio al deputato Papa è uno dei rari casi nella cronaca giudiziaria, bisogna ritornare ai tempi di tangentopoli per ricordarsene altri. L’eccessivo grado di litigiosità tra questi poteri è un dato di fatto e con esso il “ragionevole dubbio” si incunea inesorabilmente. Tra l’altro, la storia  di questo Paese ne è piena, come non sono pochi i processi conclusisi, poi, in un nulla di fatto.

La Procura della Repubblica di Napoli, titolare dell’indagine su Papa, da circa un anno ha raccolto prove, redatto verbali, ha lavorato indisturbata ed in silenzio lungamente, senza interferenze o distrazioni. Allora, perché chiedere un arresto preventivo, come è avvenuto per Papa, a che è serve? Vi è, forse, un’esigenza processuale e giudiziaria quella, ad esempio, della reiterazione del reato o del pericolo di fuga?

Sull’altro versante, sarebbe interessante capire quali siano state le motivazioni che hanno spinto i Senatori a votare NO all’arresto di Tedesco, peraltro in crisi di argomenti accettabili, quando ha esortato i suoi “colleghi” a votare a favore dell’arresto. Il Senatore Tedesco, se veramente avesse voluto sottoporsi alla misura cautelare, non doveva fare altro che dimettersi dalla carica. Avrebbe evitato dichiarazioni risibili e soprattutto avrebbe lasciato meno amaro la bocca, anche tra gli esponenti della sua stessa area politica.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra!


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