Come vive la donna italiana? Benissimo, quasi… forse

//   5 marzo 2012   // 1 Commento

violenza 1 1024x734Ora i persecutori delle donne autori di stalking, si muniscono di “geolocalizzatore” collegato al cellulare che consente di identificare il luogo preciso dove si trova la donna che perseguono, cosicchè la vittima finisce col non avere scampo. Le ragazze, le donne italiane, spesso sono costrette a convivere nella comunità come da sempre, oppresse sovente da una specie di ossessione di un maschilismo invadente, arrogante e troppo spesso violento, un forma quasi paranoica di pressione ossessiva che per non poche ragazze giovani significa la rovina dell’esistenza. Ragazze nubili o sposate, soverchiate sia in maniera dialettica come gestuale, dal cambiamento attitudinale del proprio uomo. Per non parlare dell’uomo che sottopone talvolta alla pressione ossessionante dello stalking la donna che era sua o che non conosce o che ha conosciuto casualmente, ma la ritiene la sua preda preferita, e cerca poi di imporle non solo lo stalking, ma se riesce a legare, anche i temuti soprusi, violenze e stupri. Sussistono poi gli stupri isolati o di gruppo che riescono ad isolare le vittime per condurle in luoghi appartati, per usare loro appunto violenza e stupro.

ISOLATI E DI GRUPPO, I SECONDI TOLLERATI ANZI A COME SEMBRA, INCORAGGIATI DALLA LEGGE!! Infatti, una recente decisione la Suprema Corte, ha annullato la reclusione per gli stupratori di gruppo, ovvero il carcere preventivo per destinarli invece alla misura tollerante degli arresti domiciliari, come avviene per i reati di lieve entità. Infine, permane come una cappa di piombo, nel costume italiano, la drammatica fase delle uccisioni della donna, a ritmo sempre più accelerato. Siamo arrivati ad un delitto femminile ogni tre giorni. Causali? per sentimento positivo ma possessivo o negativo come la gelosia o la minaccia della donna di abbandonare il suo uomo o presunto tale. LA DONNA CHE DECIDE DI INTERROMPERE UN RAPPORTO INSOPPORTABILE. Il rapporto che per alcuni soggetti maschili in particolare, non è accettabile se la donna non si sottomette alla sua volontà e tenta la ribellione, a quel punto, fa scattare il meccanismo traumatico della volontà di punire la donna, la quale, avendo notato magari deformità psichiche nel suo uomo, o sentendosi sottoposta a sospetti, pressioni, violenze, anche per motivi di gelosia vera o presunta, comincia a sentire il suo uomo, detestabile e cerca di distaccarsi, di allontanarlo, di indurlo ad interrompere un rapporto che per la donna diventa esasperante. Così la donna cerca di troncare il rapporto, lasciare l’uomo al suo destino e lo lascia, senza prevederne traumatiche conseguenze, e senza prendere precauzioni, poichè inizialmente la separazione pare non avere causato traumi di sorta. E la donna ancora non ha avvertito reazioni e non le appare alcun timore relativo alle conseguenze del distacco. Ma a volte hanno inizio le sollecitazioni dell’uomo che si sente abbandonato, prima in maniera abbastanza garbata eppoi reazioni sempre più violente, sino a diventare minacciose reazioni.

In riferimento alla notizia davvero sorprendente di cui si è recentemente parlato in TV, notizia secondo la quale come accennavamo, agli stupratori dell’orrendo stupro di gruppo è stato tolto il carcere preventivo la Cassazione ha deciso che a quei gruppi, in attesa di giudizio sarà riservato l’arresto domiciliare. Nessuna spiegazione ha seguito la sorprendente notizia. Ci pare che agli stupratori, quando commettono in gruppo questo odioso e turpe reato con le inaudite violenze prevedibili, che causano traumi perenni alla vittima che li subisce, la Suprema Corte di Cassazione avrebbe dovuto destinare magari carcere e isolamento anche se la precarietà delle nostre carceri difficilmente lo consente, ma vedere modificata la procedura penale relativa a questo gravissimo reato, che negli USA, dove le leggi sono cosa seria, e vengono applicate, è contemplata anche la pena di morte, mentre da noi, dicevamo, la Suprema Corte la pensa diversamente. A questi violenti, criminali e potenziali assassini che vengono premiati con arresti domiciliari il che potenzialmente permette loro di gabellare i controlli, ed uscire di casa e se ne hanno voglia reiterare lo stupro con una nuova ragazza.

La prassi procedurale avrebbe dovuto contemplare proposte penali avanzate da qualche autorevole giurista, ovvero avverso il reato di violenza e stupro, la castrazione chimica, come già avviene in Germania. Invece per i giudici della nostra Cassazione si vede che non c’era bisogno di penalizzare troppo, applicando severe misure, partendo dal carcere preventivo con aspra procedura penale.

Le denunce per questi crimini sono rarissime, non superano quasi mai il 9 per cento del totale, perchè il tipo del delitto, pone la donna in gravissimo imbarazzo di fronte alla famiglia, a conoscenti, agli amici. In particolare, quando le violenze alla donna vengono inflitte dal marito, come spesso accade, se ci sono figli minori, la donna ha difficoltà obiettive a denunciare il marito violento specialmente se non ha alcun reddito da lavoro, poichè dovrebbe uscire dal nucleo familiare e portare con se i figli quindi le occorre una casa che se non ha mezzi propri non le è possibile. E questo handicap costringerà una moglie a subire ancora e si troverà nuovamente prigioniera di situazioni penose per la sua mancanza di libertà economica. Ancora peggio se avrà figli minori per provvedere ai quali la povera donna è insostituibile. Ma anche se non ha figli, ha sempre lo stesso problema, se non è autonoma. Solo abbandonando il marito, potrà denunciarlo e farlo condannare. Ma dopo? A quali conseguenze potrebbe andare incontro? Tutto dipenderà dal carattere di questo essere violento e spesso, purtroppo anche spregevole, il quale, se sarà dominato da sentimenti di possesso o di vendetta o da risentimenti antichi e incontrollati, potrebbe essere poi istintivamente indotto ad uccidere la moglie o l’amica o l’amante, come segnano fatalmente tanti casi, che su questo pentagramma hanno visto svolgersi tante tragedie e quasi tutte, come da previsto copione ripetitivo. Abbiamo seguito menage sconfortanti. Abbandono di mariti non accettato, una serie di minacce per invocare un a nuova convivenza, un ritorno ad un passato che l’uomo prometterà diverso e felice nella prospettiva di un ritorno all’ovile. Alla fine se il panorama sarà dominato dalle caratteristiche della incontrastata pretesa del maschio selvaggio, minato non più da un misto di sentimenti e risentimenti, ma da l’istinto selvaggio di possesso, si arriverà fatalmente alla drammatica conclusione omicida del rapporto, che potrebbe essere conclusa alla presenza di congiunti della donna i quali, potrebbero essere travolti dalla furia omicida del marito uxoricida. E’ la storia che riempie con troppa frequenza le cronache dei quotidiani e dei rotocalchi. E le tragedie avvengono a caldo, durante l’ultima lite oppure a freddo, con la premeditazione disperata dell’ultimo gesto che porrà fine anche alla vita dell’uomo, come spesso accade.

Purtroppo è sempre la donna, vittima di queste conclusioni drammatiche che restano purtroppo scritte nella cronaca con esasperante frequenza, nella quale spesso si legge che non è stato sufficiente uccidere solo la povera moglie, ma anche i figli presenti, oppure, chiunque si trovava tra i due, impegnato nel tentativo di una disperata difesa di chi osava frapporsi tra i due protagonisti del dramma, nel vano tentativo di impedire il delitto o la madre o la parente che si trovava occasionalmente sulla scena. Magari qui ci sarà pioggia di pessimismo, ma chi è che salverà la povera vittima femminile dall’amante o dal marito geloso e violento o soltanto violento e crudele? E possessivo sino alla follia?

PER CONCLUDERE RIPORTIAMO LA CRONACA DI UN QUOTIDIANO DEL SABATO 3 MARZO 2O12

I PARENTI DI LEI LE UCCIDONO L’AMANTE E LEI LI DENUNCIA

La storia breve e drammatica avviene a Gioia Tauro pochi giorni fa. Simona Napoli di anni 24, si innamora di un bel ragazzo, Fabrizio Pioli, 38 anni. Improvvisamente Fabrizio scompare nel nulla. Assassinato dal padre della ragazza, Antonio di anni 53 e dal fratello Domenico di 22 anni. Omicidio e occultamento di cadavere. Classica lupara bianca. Ma Simona che li ha fatti arrestare, ora ha dovuto cambiare vita. Protezione in località top secret e speriamo non usi il cellulare per evitare d’esse rintracciata. Il suo coraggio deve essere protetto ed è già sotto protezione.
Il nome della Simona ora è accostato a quello di Lea, Giuseppina, Maria Concetta e altre povere donne calabresi e con alle spalle la violenza che le ha costrette a vivere sotto protezione perchè anch’esse sottoposte a prospettive di vendette familiari perchè ritenute colpevoli di avere denunciato i propri uomini per i soliti atti di violenza.

Il guaio viene quando una donna non è in grado di trovare un ambiente in cui potere vivere. La soluzione a questo problema che ha mille sfaccettature come si vede è difficile da risolvere senza una legge che coordini un apparato di difesa dalla minaccia del pazzoide di turno che nell’Italia maschilista fa capolino dappertutto.

Proponiamo anche la lettura di un articolo apparso sul “Corriere della Sera” di giovedì 2marzo u.s.

OGNI QUATTRO ORE UNA NUOVA VIOLENZA – ALLARME IN FAMIGLIA

Ogni quattro ore in Veneto nuova violenza domestica. Botte, soprusi, abusi sessuali e psicologici. Migliaia di casi all’anno, gran parte dei quali restano sepolti sotto comuli di vergogna o di paura, o sensi di colpa. Ogni tanto questi casi diventano drammi e le liti diventano carneficine senza che nessuno sino ad oggi abbia posto almeno un ripario fisiologico, tanto meno legislativo. Malgrado le rare denunce la donna resta vittima sacrificale della violenza incontrollata dell’uomo. Dopo le rare denunce, una condanna spesso simbolica o la proibizione all’uomo di avvicinarsi alla donna oggetto della sua persecuzione, che vive nel suo disperato terrore spesso in attesa della prevista, drammatica conclusione. Ma le soluzioni esistono e non si deve più temporeggiare. L’uso del geolocalizzatore del soggetto munito di cellulare per la ricerca della sua vittima, rende ora impossibile anche l’uso del cellulare alla donna che resta così esposta in permanenza al pericolo di stalking.

Il potere legislativo di un Paese civile ha l’obbligo di provvedere ad eliminare questa cancrena sociale che espone ogni donna al pericolo della violenza dell’uomo. L’applicazione di una forma inibitoria sessuale del maschio affetto dalla paranoia ossessiva della sua presunzione di padronanza della donna sino ad esigerne spesso la morte come unica soluzione al suo stato psichico, dovrebbe costituire la minaccia in donna al mantenere la distanza dal soggetto del suo desiderio. Ma non è la soluzione, che non compete il modesto resocontista che redige queste sofferte note.

 


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1 COMMENT

  1. By falseaccuse, 25 marzo 2017

    Senta signor Tassinari, probabilmente la sentenza della Cassazione le sembrerà sorprendente perchè non l’ha capita, o forse perchè l’ha letta su qualche magazine femminista tipo Repubblica. Di fatto gli autori di stupro di gruppo continueranno ad essere tenuti in carcere, così come tutti gli uomini ingiustamente accusati da “signorine” desiderose di vendetta o di facili guadagni. Rimando all’ampia letteratura presente sul mio sito. Ci dia una guardata, vedrà che le farà bene. Saluti

    Massimo Di Natale

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