Come tutti gli altri

//   25 luglio 2011   // 0 Commenti

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La crisi del centrodestra è sotto gli occhi di tutti. Non risparmia nessuno: da Berlusconi alla Lega. I suoi segni sono evidenti. Sia a chi sta nei palazzi, sia a chi sta fuori. Era iniziata con gli attacchi dei poteri forti e della stampa internazionale. E’ passata dalla scissione di Fini. E’ scoppiata in tutta la sua gravità con il tonfo elettorale di primavera. Probabilmente per il Cavaliere ed il suo entourage, che leggono settimanalmente i sondaggi, non è stata una sorpresa. Ma per il popolo della libertà sì. E’ stato un sondaggio a cielo aperto che ha rivelato il crollo dei consensi. Il tutto, sommato alle difficoltà del governo di dare risposte convincenti alle difficoltà economiche e alle promesse non mantenute di non mettere le mani nelle tasche degli italiani e di sciogliere le province, ha fatto sì che si sia diffusa la convinzione che il centrodestra difficilmente possa risollevarsi da una crisi devastante.
Noi della “Lettera politica”, che al tentativo del centrodestra di modernizzare l’Italia ci abbiamo creduto e che, pur essendo ai margini e fuori da ogni palazzo, qualche contributo lo abbiamo dato, siamo convinti che la prima cosa da fare per capire cosa fare è individuare l’elemento centrale di questa crisi e della perdita di consenso. Ci abbiamo pensato e ripensato. Alla fine siamo arrivati alla conclusione: è la delusione il nucleo centrale della perdita di consenso. La delusione derivante dal fatto che per risultati e comportamenti, ma più per i comportamenti che per i risultati, i rappresentanti del centrodestra si sono dimostrati come tutti gli altri. E questo vale sia per il Pdl che per la Lega.
Andare ad analizzare uno per uno gli episodi che hanno determinato questa convinzione è inutile. Basta andare a rileggersi sui giornali la cronaca degli ultimi mesi. Qui non si tratta più di persecuzione giudiziaria nei confronti di Berlusconi. Qui si tratta di malcostume, di comportamenti disonesti e truffaldini che vedono come protagonisti parlamentari e vari esponenti del centrodestra. Nemmeno la sinistra –si obbietterà- è esente da questa vergogna. Appunto. La conclusione è quindi che sono tutti uguali.
Ha il suo bel dire Alfano quando proclama il partito degli onesti! Però non ha ancora cacciato nessuno. Invece bisogna avere il coraggio di farlo. In Parlamento si può anche votare contro l’autorizzazione all’arresto di un onorevole inquisito. Ma lo si può anche cacciare dal Partito se i suoi comportamenti danno adito a perdere consenso. I partiti non sono dei tribunali. Più che la questione legale e la questione morale che li riguarda. E allora fuori dalle scatole senza tanti complimenti tutti coloro che per comportamenti mettono in difficoltà il partito di appartenenza! Non solo i condannati, ma anche quelli che abusano dell’auto blu, che fanno incetta di incarichi e prebende e che si servono della politica per arricchirsi. Sennò il messaggio che passa è sempre lo stesso: sono come tutti gli altri.


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