Le cozze di Taranto sono commestibili?

//   3 settembre 2011   // 0 Commenti

Le famose cozze di Taranto_jpg

ilva taranto 300x225La vicenda delle cozze alla diossina allevate nel Mar Piccolo di Taranto sembra non finire. Nel gennaio del 2011, analisi effettuate dal fondo antidiossina rilevarono una presenza di PCB e Diossine superiore ai limiti previsti dalla legge. Il ministro Fazio, onorando l’italico tuttappostismo, si affrettò a dichiarare: “Escludiamo rischi per la salute dei consumatori”. Nemmeno il tempo di commentare la vicenda, rivolgendo qualche opportuna domanda, che sulla testa degli interroganti si scatena un fuoco di fila nutrito dalle consuete accuse di allarmismo, irresponsabilità, minacce di querela e tutto il noto armamentario di chi è attrezzato da tempo a negare anche l’evidenza.

“Le cozze di Taranto sono sane e non c’è rischio contaminazione”, tuona la Confcommercio. L’associazione di categoria si affretta a spiegare che i mitili sono “al riparo dal rischio di contaminazione”, in quanto allevati in sospensione e che le cozze cattive sono solo quelle proibite prelevate sui fondali. Intanto, le analisi di Matacchiera e Marescotti parlano chiaro: 13,5 picogrammi di PCB e Diossine nelle cozze pescate sui fondali, a fronte di un limite di 8 picogrammi. Negare, negare, sempre negare. Ma a parlare non è solo la Confcommercio. Il 13 gennaio, a margine del consueto tavolo tecnico con Asl e Arpa, convocato dal governatore Vendola, l’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Lorenzo Nicastro, tranquillizza gli avvelenati, vessati, asfissiati abitanti di Taranto attraverso un’intervista rilasciata ad Antenna Sud nella quale dichiara: “Non ci sono motivi di allarme e di allarmismo men che meno”. A ruota interviene l’assessore alla Sanità Tommaso Fiore, che tranquillizza affermando che le cozze sono soggette a controlli periodici e che chi di cozza ferisce di cozza perisce.

Nemmeno sei mesi ed eccoci di nuovo in piena “emergenza” cozze. Colpo di scena e contrordine compagni. In pochi mesi si è verificato un repentino accumulo di veleni che ha reso inappetibili anche le cozze allevate in sospensione negli allevamenti del primo seno del Mar Piccolo. Dalle cronache emergono notizie frammentarie, dalle quali, però, ricaviamo alcune certezze. Da analisi condotte dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo emerge una contaminazione da PCB-Diossine pari a 10,5 picogrammi. Il 22 luglio, l’Asl di Taranto con l’ordinanza 1989 dispone il blocco del prelievo e della movimentazione di tutti i mitili allevati nel primo seno del Mar Piccolo, gettando nella disperazione 24 mitilicoltori. Il 25 luglio, si riunisce il consueto tavolo tecnico, che non può far altro che prendere atto della situazione. Questa volta nessuna accusa di allarmismo o sabotaggio può essere rivolta ai biechi ambientalisti.

Chissà cosa penserebbero Nicastro, Fiore e Fazio della dottoressa Catherine Leclercq, ricercatrice di primo livello e responsabile del programma di “Sorveglianza del rischio alimentare” presso l’Inram(Istituto Nazionale per la ricerca sugli alimenti e la nutrizione), se sapessero che la Leclercq, a costo di apparire “allarmista”, ha risposto ad una domanda sulla pericolosità dei PCB affermando che trattasi di sostanze cancerogene per l’essere umano anche se assunte in piccolissime quantità causano danni irreparabili.

Alla luce di quanto avvenuto in questi mesi viene da interrogarsi sulla resistenza manifestata dalla Giunta Vendola alle grida di dolore provenienti da una città letteralmente martoriata da ogni sorta di sostanze tossico-nocive.

Dopo l’ennesima beffa consumata sulla pelle dei tarantini, materializzatasi con il parere positivo in fase istruttoria all’AIA(Autorizzazione Integrata Ambientale) richiesta dall’Ilva, ecco che il dramma si trasforma ancora una volta in farsa: il 26 luglio, a ridosso del divieto emanato dalla Asl di Taranto, la Regione Puglia annuncia di voler istituire un marchio di qualità per i gustosi mitili tarantini, ovviamente solo per quelli ubicati “in zone ritenute idonee”. Tutte le altre cozze, ha annunciato il governatore di tutte le puglie, saranno deportate all’interno degli stabilimenti dell’Ilva e delle raffinerie Eni; le più fortunate finiranno alla Cementir. Domanda: ma se continuiamo così, quando si potrà mettere un marchio di qualità sull’aria respirata a Taranto?

Ecco che a fine agosto e’ ancora alto l’allarme. La diossina, che dopo aver colpito gli allevatori vicini al perimetro dell’Ilva, colpisce ora uno dei settori economici più tradizionali per Taranto: la mitilicoltura nel Mar Piccolo.

Il colpo che sta subendo la “cozza tarantina” per quanto riguarda la commerciabilità del prodotto è fortissimo e a nulla valgono le giuste distinzioni che si fanno tra allevamenti prodotti nel 1° seno del Mar Piccolo ed in altri insediamenti, perché già l’effetto mediatico della notizia allontana il consumatore. Allora cosa fare?

Si stanno muovendo bene gli organi istituzionali come la Regione con il tavolo tecnico, la Prefettura ed il Comune di Taranto.

Ma questo non basta, come non basta la degustazione pubblica delle cozze tarantine, come proposto da qualcuno. Occorre inveceguinness primati 1 agosto 2009 a taranto maggiore incisività per ridare fiducia al consumatore e riparare i guasti prodotti in questi giorni all’immagine delle storiche cozze che danno lavoro a piu’ di 3mila persone.

Intanto, come e’ stato pubblicato su un sito locale (http://www.tgnorba24.it/notizia/watch/notizia_id/1142), il sindaco Ippazio Stefano lancia un appello a cittadini e ristoratori affinchè si continuino a  mangiare i mitili. “Quelli avvelenati – rassicura – non sono in commercio”.

Dall’altra parte c’e’ chi pensa al bussiness piu’ che alla salute dei cittadini, infatti, da come si legge in alcuni giornali in loco, molti enti locali hanno dato il loro ok al progetto Tempa Rossa ovvero l’arrivo nella raffineria tarantina degli idrocarburi estratti in Basilicata. Come se non ci fosse gia’ abbastanza inquinamento!

Intanto i dati dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo dicono che le perfide cozze del Mar Piccolo si ingozzano di veleni. Di conseguenza gli effetti più comunemente osservati sulla salute umana sono la cloracne e le eruzioni cutanee. Studi su lavoratori esposti hanno mostrato alterazioni nell’analisi di sangue e urine correlabili a danni a carico del fegato. Pochi sono gli studi che associano l’esposizione ai PCB al cancro al fegato ed alle vie biliari; secondo la statunitense EPA e l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro IARC, i PCB sono composti probabilmente cancerogeni per gli esseri umani.

Del caso ne ha parlato anche Radio 3 Scienza, il 31 agosto.

Purtroppo e’ risaputo ormai che il Bel Paese ne ha di problemi a riguardo: i metalli pesanti nelle vongole del veneziano, il pesce al mercurio a Gela, in Sicilia e la diossina nelle cozze nel mar Piccolo a Taranto. Legambiente? “L’Italia dovrebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti che, tramite la legge Superfund, hanno bonificato in 30 anni circa 1500 siti industriali, la meta’ del previsto. Mentre l’Italia proprio sulle acque reflue ha una procedura in corso, e se non procede alle bonifiche dovra’ spendere tutti i fondi in multe’.”

Intanto in questo scenario, giu’ a Taranto, e’ partito all’Istituto “Pacinotti” l’Orientation Day, un’offerta formativa universitaria del polo Jonico per giovani che vogliono inserirsi in questo settore. Con che prospettiva? Lo sapremo appena la Marina militare avra’ datol’ok per l’allevamento delle cozze nelle aree del Mar Grande considerate idonee. Altrimenti addio cozze “Doc”.


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