Christian Bachini, il nuovo Bruce Lee italiano

//   18 agosto 2011   // 0 Commenti

christian_bachini

shangdown 1lungometraggio 300x199Il giovane atleta-attore mentre si prepara a conquistare il pubblico degli Stati Uniti, pensa anche ad un prossimo lungometraggio ambientato a Prato, dove, soprattutto in via Pistoiese, non gli mancheranno di certo le comparse. “Shangdown” forse uscira’ anche in Italia nella versione integrale visto che in Cina qualche scena pulp e’stata eliminata al montaggio da una censura molto rigida.

La scelta di Bachini, ormai, è chiara: inseguendo dall’eta’ di dieci anni il suo sogno coltivato facendo indigestione dei film di Jackie Chan e di Bruce Lee, si è trasferito in Cina, dove abita tra Shangai e Hong Kong. Ha una fidanzata cinese e anche un soprannome “Kang”, che utilizza nella sua attività di attore. Fin da piccolo, vedendo il primo film di Jackie Chan, si è messo in testa di seguire le orme del suo idolo e così ha fatto. Ha cominciato quindi a studiare quante più arti marziali possibili e, mentre ottiene un diploma al liceo scientifico, studia anche recitazione, cominciando alla scuola di cinema Anna Magnani di Prato. Poi qualche corto e dvd realizzati in proprio (con il padre nelle vesti di cameraman) prima del grande salto in Cina, nella patria mondiale dei film di arti marziali, fatto nel maggio del 2009. Con l’ambizione di essere il primo bianco a sfondare in un settore finora appannaggio esclusivo degli orientali. Non male per un pratese che ha deciso di sfidare i cinesi direttamente sul loro terreno.

In Cina ha avuto occasione di conoscere le più grandi star del Kung Fu di Hong Kong e lavorare sul set con loro. Ha conosciuto Jackiebachini jackie chan 300x168 Chan, ha lavorato come extra nel blockbuster “Ip man 2”, dove ha avuto la possibilità di vedere all’opera leggende come Sammo Hung e Donnie Yen. Con Richard Chung sono arrivati i primi ruoli da protagonista assoluto. I suoi primi cortometraggi hanno ottenuto riconoscimenti nei festival di settore e con “Kang, the new legend begins” e’ arrivato il primo premio come film d’azione ai festival di Pasadena e di Los Angeles.  Ha lavorato in “Shanghai Forever”, una produzione legata all’Expo mondiale 2010, diretta dal regista Hongkonghese Sherwood Hu. Poi ha avuto alcuni ruoli come villain (antagonista, ndR) in produzioni indipendenti, che probabilmente in occidente non vedremo mai. E’ stato anche scritturato come villain in un horror dove avrebbe dovuto essere anche coordinatore dei combattimenti, ma per divergenze stilistiche col regista ne resto’ fuori. Ha girato due corti d’azione: “Deficit: The Silent Revenge” e “Kang: the new legend begins” che è una specie di introduzione alla sua figura di star emergente. Il suo debutto in un film come protagonista è stato “Shangdown”, una produzione indipendente che è anche un omaggio agli spaghetti western italiani, il genere che tanti filmakers, anche Tarantino con “Kill Bill”, hanno cercato di omaggiare, il tutto unito alle arti marziali.

copertina Bachini 1Il giovane talento ambizioso e’ ormai gia’ noto in Cina, a Hong Kpng e in Giappone come “la prima superstar italiana delle arti marziali”.

Per arrivare a questo livello non ha praticato una singola arte marziale perche’ la sua idea era quella di creare un nuovo mix di arti marziali che avrebbe poi potuto mostrare nei suoi film. Dopo la pratica del Kung Fu Tradizionale, e’ infatti, passato dalla Capoeira Brasiliana al Tae Kwon Do Koreano; dal Wushu moderno al Jujitsu; e poi Muay Thai, Judo, Aikido fino ad arrivare alle XMA o Tricking. E da ogni arte marziale ha preso ciò che gli serviva per creare questo nuovo stile di arti da combattimento per il cinema. Ha fatto un po’ la stessa cosa che fece Bruce Lee con il suo Jeet Kune Do, con la differenza che il suo obiettivo era creare un’arte marziale reale ed efficace, quello di Christian invece e’ creare un nuovo e innovativo stile di coreografia per il cinema.

Attualmente il giovane talento e’ tornato a Prato per per un nuovo progetto cinematograficoche lo vede ancora protagonista “Made in Cina” di Marco Limberti gia’ autore del fortunato “Cenci in Cina” del 2009. Insomma una co-produzione italo-cinese che ha un prologo iniziale a Shanghai e il resto nella Prato di oggi. Due ragazzi italiani, un boss cinese e una ragazza dagli occhi a mandorla. I protagonisti della vicenda che rappresenta il primo esempio di cinema italo-cinese, arti marziali comprese. A soli ventisei anni e quel sogno tanto atteso si e’ materializzato in tutti i sensi.


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