Cgie e parlamentari: la questua infinita

//   7 marzo 2012   // 0 Commenti

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Le comunità italiane nel mondo, poverine, erano convinte di aver mandato a Roma parlamentari intelligenti e di aver eletto altre persone intelligenti a far parte dei Comites e del Cgie. Adesso probabilmente cominciano ad avere qualche dubbio, visto che almeno apparentemente quei parlamentari e consiglieri non riescono a comprendere i messaggi chiari di disinteresse che arrivano dal mondo politico romano.

Sono diversi anni, infatti, dalle memorabili imprese romane del senatore Pallaro che strappava concessioni in cambio del suo voto decisivo per la sopravvivenza del governo Berlusconi, che parlamentari e consiglieri vari somigliano sempre più a questuanti che si spostano qua e là per il mondo in cerca di briciole di elemosina, sotto forma di attenzione, di concessioni, di diritti e di denari per giustificare la propria esistenza. Ogni volta il governo risponde picche o non fa cenno di aver ascoltato il loro grido di dolore.

Siamo al punto che gli stessi consiglieri del Cgie definiscono sè stessi “cadaveri ambulanti” e si ammette che il governo non si è neanche accorto della loro presenza a Roma per la prima plenaria del 2012. Realizzazioni che comunque sono costate alcune decine di migliaia di euro per spostare tutti i consiglieri dai luoghi di residenza e far loro provare la dolce vita romana.

Dal nostro punto di vista non è più dignitoso, per noi italiani nel mondo se non per i nostri rappresentanti, continuare questa farsa e sprecare soldi che forse incanalati come nell’epoca pre-Comites attraverso i consolati potrebbero essere meglio utilizzati a favore delle rispettive comunità. Infatti, mentre i corsi di lingua italiana per i nostri figli e nipoti non ricevono più una lira e le associazioni assistenziali non hanno di che sfamare famiglie in difficoltà, i consiglieri spendono fior di quattrini per partecipare alle riunioni continentali e alle plenarie. Con l’unico risultato di essere ignorati dai potenti di Roma. Una questua infinita.

Basta quindi sprecare soldi per andare elemosinando attenzioni che non arriveranno mai più. I Cgie e i Comites abbiano un ultimo barlume di amor proprio, rinuncino alla piacevole prospettiva di continuare ad andare in vacanza pagata qui o lì per il mondo e dicano chiaramente al governo italiano: “Non ci stiamo”. E se ne stiano a casa.

Quanto ai parlamentari eletti all’estero, anche loro sprofondati nel pantano della politica italiana, è ormai evidente che nessun parlamento o governo italiano vorrà mai più trovarsi nella posizione di chi fu messo in ridicolo dai patteggiamenti di Pallaro. L’obiettivo di ogni politico romano degno di questa qualifica, per quanto degradante essa sia diventata, non potrà che essere di scaricare una volta per tutte la pistola messa nelle mani degli eletti all’estero dalla legge del compianto Tremaglia. Vedrete che dalle procedure di modifica dei meccanismi per far votare gli italiani nel mondo uscirà un qualche inghippo che correggerà l’improvvida svista che diede a un emigrante la possibilità di mettere in crisi il governo.

Forse è proprio il caso di ammettere che “si stava meglio quando si stava peggio”. In fondo, che senso fa mandare a Roma parlamentari eletti all’estero che diventano invisibili ingranaggi di una macchina che non conoscono? Non possono essere loro i nostri muscoli. La nostra forza sta nei prodotti italiani che consumiamo e facciamo consumare e nella misura in cui l’Italia pensa di poter usare a proprio vantaggio la nostra presenza all’estero e il nostro inserimento nelle economie o nei sistemi politici e sociali di altri paesi. Impariamo a usare questa forza se veramente vogliamo che da Roma venga qualcosa in cambio.

Ciro Migliore

fonte: http://www.lagazzettadelsudafrica.net/cgie-e-parlamentari-la-questua-infinita.html


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