Ceto medio in pericolo

//   8 luglio 2011   // 0 Commenti

pensionati

Il ceto medio è il pilastro portante delle democrazie occidentali. Più è numeroso e forte, più la società è stabile. Al contrario i paesi nei quali ci sono grandi dislivelli sociali, con pochi ricchi, una gran massa di poveri e un ceto medio minoritario, sono soggetti a rivolte e cambiamenti traumatici per la mancanza di un equilibrio economico e sociale. Il Sud America è un esempio.

Ne consegue che per perseguire la stabilità, che è il terreno di coltura del benessere, bisogna attuare politiche che attraverso  giustizia sociale,  libera iniziativa e fiscalità  favoriscano e rafforzino il ceto medio.
In Italia, come in tutt’Europa, c’è un grande ceto medio. Da alcuni anni ci sono però dei segnali allarmanti che fanno temere una sua contrazione, attraverso il passaggio dei suoi strati più deboli nella fascia di povertà. Si tratta di pensionati, di piccoli imprenditori e lavoratori dipendenti che a causa della crisi economica e della delocalizzazione hanno perso il lavoro, di giovani disoccupati o sotto-occupati.
Ma a mettere in difficoltà il ceto medio ci sono altri due fattori: sanità e casa.
In Italia, giustamente, l’assistenza sanitaria è garantita a chiunque. Ultimamente però, a causa delle liste d’attesa, molti utenti, per fare un esame o una visita senza dover aspettare mesi, sono costretti a farsi visitare a pagamento. Sotto questa forca caudina siamo passati un po’ tutti. Quindi il sistema, gratuito in teoria, nella pratica, fra ticket e visite a pagamento, diventa misto. Ma l’effetto qual’è? La fascia più debole del ceto medio diventa povera, proprio per quelle poche centinaia di euro che deve spendere per curarsi.
Il secondo fattore riguarda la casa. Gran parte degli italiani ne possiede una. Il ceto medio ha capitalizzato nella casa. Solo che diventiamo sempre più vecchi. I vecchi,  a un certo punto, muoiono. E lasciano la casa vuota. I giovani sono sempre meno. E ancora meno sono quelli che possono permettersi di metter su casa. Così gli appartamenti restano vuoti. Conseguenza: aumenta l’offerta e cala la domanda. Risultato: deprezzamento del patrimonio immobiliare. Ovvero di quel tesoretto che il ceto medio si è costruito con anni di lavoro.  A fronte di tutto questo i comuni continuano a rilasciare nuove licenze edilizie.

Il governo di centrodestra, che è in larga parte espressione del ceto medio, ci pensa?
Paolo Danieli


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