L’autodeterminazione dei popoli

//   7 ottobre 2011   // 2 Commenti

homo padanus

Francesco Saverio Di Lorenzo Presidente ASSOCIAZIONE CULTURALE ONLUS “CARPE DIEM, nata in Calabria, sodalizio che ha nel proprio DNA la cura della legalità e la crescita civile dei cittadini.

Autore del libro UNA VITA IN PRESTITO – COME D.I.A. COMANDA. 

L’autodeterminazione è una condizione umana derivante dalla necessità dell’uomo ad emanciparsi in piena libertà e responsabilità e di segnalare la propria posizione su una carta geografica. Fin qui nulla di male, è giustificato ed è comprensivo, prescindere dalle proprie origini sarebbe anticulturale e francamente irreale.

I punti cardinali e le latitudini, sono ininfluenti in chi è nato al sud, piuttosto che al nord, oppure in terre inospitali e selvagge. Tutti siamo legati dall’amore indissolubile che ci lega indissolubilmente al nostro territorio.

Invocare, pertanto, usi, tradizioni e costumi dei nostri ambiti più propriamente locali è giustificato, persino auspicabile, se l’operazione avviene attraverso un procedimento costruttivo e squisitamente folcloristico. Non va bene e crea spaccature enormi quando l’autodeterminazione, appunto, viene invocata per distinguere e stabilire una demarcazione di idee, di atteggiamenti che vanno a  contrapporsi in maniera rigida e ripulsiva verso i propri simili.

Mi riferisco alla tanto evocata faccenda padana diretta a stabilire una predominanza ideologica e culturale tra la fantomatica “nazione padana” ed il resto dell’Italia. Affermare l’esistenza dell’  “homo padanus”, un ceppo umano insediatosi in quel territorio, è una scemenza che non ha alcun fondamento  storico. Non mancano di certo gli studiosi che, ad ogni piè sospinto, escogitano ricerche e studi in grado di dimostrarne il contrario. Uno di questi ci ha svelato che l’origine è di natura celtica. Se non fosse una cosa seria verrebbe da sorridere nel constatare quanto appare squallido e controtendenza una ragionamento siffatto. Andare a scomodare la geofisica e persino le discendenze è delirante.

Se proprio vogliamo fare uno sforzo si può dire che buona parte del territorio nazionale è stato invaso a più riprese da barbari, come gli Unni nel VI secolo, rovesciatisi nelle grandi pianure del nord.  Attraversate le Alpi misero a ferro e fuoco la pianura padana, fino a che nell’autunno del 452, alla confluenza del Po e del Mincio, avvenne l’incontro di Papa Leone X con Attila. Di tale incontro non è rimasta alcuna traccia, benché meno tra gli Unni, bipedes bestiae, che non conoscevano la scrittura. Nessuno saprà mai ciò che il princeps omnium episcoparum disse al flagello di Dio. Fatto sta che Attila, folgorato dal Papa di Roma, girò il cavallo e scomparve in silenzio, per non tornare mai più.

Per nostra fortuna l’Impero Romano affermò la propria civiltà, mettendo fine alla scorribande straniere, ai saccheggi ed agli stupri.

Riflessioni che tendono una mano agli abitanti della pianura padana mossi certamente da buone intenzioni ed “incazzati” come tutti noi per la grave crisi nella quale siamo sprofondati.

Oggi non è tempo di dividere, di secessione. Le richieste separatiste non  risolveranno in alcun modo le problematiche occupazionali, né saranno di aiuto alle aziende ed all’indotto, sia chiaro.

Il malcontento ed il malumore sono spesso motivazioni che possono condurre facilmente a proteste anche forti quando nascono da esigenze vere e reali. Errori ed incertezze hanno prodotto negli anni disastri difficilmente sanabili. La politica in questo ha una sua precisa responsabilità.

Nonostante tutto penso positivo, convinto che la saggezza del popolo italiano saprà condurre la nazione fuori dalla grave crisi che altri ci hanno propinato a nostra insaputa.


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2 COMMENTS

  1. By Michael Vittori, 19 settembre 2017

    Illuminante… come sempre.

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  2. By mauro pantano, 19 settembre 2017

    La padania non esiste, è solo il frutto di uno stratagemma per polarizzare gli interessi ed ottenere il consenso elettorale.
    L’Italia è una come e uno il mondo,una pallina miracolosamente ruotante e rivoluzionante, sempre più stretta e con i problemi che la attraversano sempre più velocemente.
    Le spinte separatistiche rappresentano, sopratutto in questo momento di crisi, elementi di grave danno e di pericolo.
    Bisogna serrare i ranghi per essere più forti, vincenti, con le crescenti avversità .

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