Rete nuovamente a rischio censura. Torna di moda la norma “ammazza blog”

//   26 settembre 2011   // 2 Commenti

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Rete nuovamente a rischio censura. Dopo lo stop della scorsa estate, il governo torna alla carica per l’approvazione del ddl intercettazioni, sulla quale pare orientato a chiedere la fiducia, bloccando la via a qualsiasi emendamento. Un ddl che passerebbe senza modifica alcuna e conterrebbe così il comma 29 dell’art. 1 del disegno di legge n. 161la norma cosiddetta “ammazza blog“, disposizione per cui ogni gestore di sito web ha l’obbligo di rettificare entro 48 ore ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Nessuna possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa. In sintesi, è sufficiente inviare una mail per richiedere la rimozione o rettifica di un contenuto, poco importa se la richiesta è fondata o meno. Il testo della legge è cristallino: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono“.

E’ evidente che la libertà di espressione della rete è a rischio. Tanto più che la normativa colpisce alla cieca, senza distinzione alcuna tra professionisti dell’informazione e semplici articolisti, testate registrate e blog individuali. Tutti parimenti a rischio censura, dal giornalista affermato al piccolo blogger, ed è chiaro che sarà il mondo della blogosfera a pagare il prezzo più alto, visto che la minaccia di una così pesante multa ‘inviterà i piccoli trasgressori’ ad obbedire prontamente a qualsiasi richiesta. Uno strumento di pressione enorme, caso unico in Europa, a cui il ‘popolo di internet’ dice con forza ‘no’ come già accaduto la scorsa estate con la notte della rete e migliaia di iniziative. Ma fermare di nuovo il ddl ribattezzato ‘bavaglio‘ non sarà affatto semplice.

Una riflessione è doverosa, soprattutto da parte di chi, come noi, lavora con e per l’informazione avvalendosi di quel grande strumento democratico che è internet.
Innanzitutto, va detto che intercettazioni e norme sul web vanno scisse e discusse separatamente. La questione internet non può essere sacrificata sull’altare dell’impellente esigenza del governo di approvare una legge anti-intercettazioni.
In secundis, internet ha bisogno di una legislazione chiara e certa. Non tutto può essere pubblicato come accade ora, lo dice, seppur in maniera imperfetta, anche la nostra Costituzione: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.” Dunque, vanno messi al bando con un ddl ad hoc, siti web inneggianti all’odio razziale e/o religioso, pedopornografici, realmente lesivi dell’immagine delle persone. La rete ne è piena, ad oggi l’anarchia prevale sull’aspetto democratico del mezzo. D’altro canto, però, potremmo rispolverare un altro comma dello stesso articolo 21 della nostra bistrattata Costituzione, il 1°: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.
Ecco perché colpire indistintamente tutti non è la corretta soluzione al problema. Così com’é, la normativa si trasformerebbe in vera e propria censura che minaccia di trasformarsi in arma impropria. Non ci sarebbe più alcun spazio per le voci fuori dal coro, per le tante lodevoli iniziative che hanno dato il ‘la’ a a svolte storiche, basti pensare al ruolo giocato dal web nella primavera araba. Ne siamo consapevoli: i tempi sono grami, il nostro paese ha bisogno di riforme, manovre a sostegno alla crescita e pure la Costituzione andrebbe ‘aggiornata’ e rivista. L’agenda politica è stracolma di impegni, ma un posticino va trovato anche per la questione “informazione sul web”. Ne va della nostra democrazia, del nostro presente e futuro.

 


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