Cellulari: la tassa sugli abbonamenti va pagata

//   9 febbraio 2012   // 0 Commenti

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La principale motivazione per la tesi sostenuta è che il Codice, pur abolendo l’art. 318 del dpr n.156/1973 che disciplina la “licenza di esercizio”, non abroga l’articolo 21 della Tariffa allegata al dpr n. 641/1972, che prevede il pagamento della tassa di concessione governativa a fronte del rilascio della “licenza o documento sostitutivo per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile pubblico terrestre di comunicazione”. Altre conferme della sussistenza del tributo si trovano nella legge 244 del 2007 che, esentando i non udenti dal pagamento del tributo, di fatto ne ha confermato l’obbligo in capo a tutti gli altri, e nell’articolo 219 dello stesso Codice delle comunicazioni che, asserendo che dalla sua attuazione “non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato”, individua una condizione impossibile da soddisfare se non fosse previsto il pagamento del tributo.

L’unica eccezione è prevista per le amministrazioni statali le quali, essendo diretta emanazione dello Stato “titolare di ogni diritto e facoltà”, come quest’ultimo non necessitano di apposite autorizzazioni per l’esercizio di determinate attività, e in particolare di licenze o documenti sostitutivi per l’impiego di apparecchiature terminali per il servizio radiomobile.

Da questo regime di favore restano invece escluse tutte le amministrazioni pubbliche non statali, in quanto non riconducibili allo Stato. Per i comuni l’obbligo del tributo è stato poi ribadito da una sentenza emanata lo scorso maggio dalla Commissione regionale di Venezia-Mestre (n.76/6/11), con la motivazione che essi sono “dotati di autonomia politica, amministrativa e finanziaria e quindi distinti ed autonomi rispetto alle Amministrazioni dello Stato.

Fonte: www.consumatori.it


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