Caro Stato…

//   2 novembre 2011   // 0 Commenti

stato italiano 300x208Caro Stato, va bene che sei, siamo in una crisi nera che più nera non si può; d’accordo che tutti ma proprio tutti ti chiedono soldi per le più disparate esigenze, tutte formalmente meritevoli di considerazione, soprattutto economica, (di quella spirituale ormai non se ne fa niente nessuno) ; ma tu, un po’ di differenza tra i petenti, tra quelli che chiedono per mestiere e quelli che non possono far nulla senza il tuo aiuto, la fai?
Mi spiego meglio. Capisco che sia impossibile accontentare tutti con i pochi fondi rimasti, ma quanti avrebbero protestato se invece di sperperare, pardon, volevo dire spendere, una marea di soldi per celebrare una unità d’Italia ancora di la da venire almeno dal punto di vista sostanziale, avessi accantonato qualche “liretta” per ricordare i tuoi figli migliori, caduti per tenere alto il tuo nome ed il tuo appannato prestigio, magari evitando quella pletorica carovana del “milite ignoto express”, oggi, nel pensiero del tuo popolo, soppiantato dalle centinaia di “militi noti” che ogni giorno si immolano per te, e dei quali, a parte poche lacrime di circostanza, poi ti dimentichi altrettanto velocemente quanto fanno i mercati a girarti le spalle quotidianamente.
I soldi per il “passero dalla pancia gialla” della laguna di Venezia e per le sue abitudini sessuali li hai trovati, quanto serve (ed è sempre di più) per la casta dei nostri rappresentanti, di riffa o di raffa, viene fuori. Non mi dire che ti mancava la possibilità di dedicare un solo fiore, proprio per la stessa provincia di Venezia, ai caduti delle Forze di Polizia. Con le scuse, magari, chiare e comprensibili a tutti, per non aver potuto fare di più.
Vergognati, caro Stato (la maiuscola me l’hanno insegnata
come segno di rispetto, ma credo che siamo agli sgoccioli) di
aver consentito a pochi cialtroni il diritto di occuparti, sfruttarti, dileggiarti, alla faccia di tutti noi e di gestirti come bancomat per le loro marchette politiche ed elettorali.
Tanto la Storia è ciclica nei suoi avvenimenti: non appena un
altro esemplare di spicco della nomenklatura verrà colpito ed
affondato, come in una tragica battaglia navale, che quelli della mia età hanno visto e vissuto, solo allora ti ricorderai di chi ti ha difeso anche contro la tua volontà politica, di chi ha lasciato la sua vita per la tua, magari pensando che sarebbe stato un esempio per tutti. E solo allora, come uno schizofrenico, passerai da un eccesso all’altro. Dalla finta democrazia portata all’esasperazione con le “cosiddette Brigate Rosse” allo stato d’emergenza, dopo Moro, con la legge Reale.
E’ mai possibile che non non ti riesca, almeno per un po’ di
essere normalmente, semplicemente, paternamente, giustamente
solo “Stato”? Il rischio che corri, e che fai correre a tutti noi è che se non ti muovi in fretta, passerai da Stato, come sostantivo, a stato, come participio passato. E questo, credimi, non lo vorrei proprio vedere.


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