Cancro e sicurezza delle protesi al seno

//   27 dicembre 2011   // 0 Commenti

Fotolia 18101317 XS 300x200Trecentodiciottomilacentoventitré (318.123). Questo è il numero ufficiale di donne che si sono sottoposte all’ intervento di mastoplastica additiva negli Stati Uniti d’ America nel solo anno 2010. Un numero enorme così come è stato negli anni antecedenti. Probabilmente si  tratta di una delle casistiche su interventi chirurgici più consistente del pianeta, soprattutto considerando il fatto che la società americana – più della nostra – è ben predisposta alla richiesta risarcitoria nei confronti di tutto e di tutti, purché ci sia il minimo spazio di legittimità.  Ciò dovrebbe tranquillizzare tutte le donne del mondo per quanto riguarda il fatto che la mastoplastica additiva ha livelli di sicurezza ottimi e che le protesi al seno non siano legate alla formazione del tumore mammario. Questo non vuol dire che donne portatrici di protesi non possano avere il cancro al seno; vuol dire invece che statisticamente il popolo delle donne “maggiorate” presenta la stessa frequenza a tale patologia rispetto a donne “al naturale”. Ciò è stato oggetto di diversi studi scientifici che hanno concluso rassicurando le pazienti su tale pesante dubbio.

La questione attualmente sulla cresta dell’ onda mediatica non è legato alle protesi in silicone ma a quelle prodotte dall’ azienda francese PIP. L’ accusa (fondata) è che queste presentino un tasso di rottura molto maggiore alla media delle protesi blasonate e che possano essere cancerogene (da dimostrare) avendo riscontrato casi di tumore al seno su donne portatrici di tali protesi.

Effettivamente su questo punto ci sono state alcune reazioni contrastanti per quanto riguarda le autorità sanitarie dei vari Paesi. L’ autorevole FDA (Food & Drug Administration – USA) sostiene che non c’è prova che le protesi siano responsabili di tale eventualità negativa;  le autorità inglesi si uniscono invitando le donne prese dal panico a non farsi espiantare le protesi perché nessun rischio è dimostrato. Brasile e Cile si sono dichiarati ostili con le protesi PIP, vietandone l’importazione il primo Paese, e stimolando controlli serrati il secondo.

Il patema è giustificato dal fatto che il tumore della mammella è quello più diffuso tra le donne e rappresenta la prima causa di morte per tumore (17,1% del totale dei decessi oncologici). Fortunatamente la mortalità è in diminuzione grazie alla maggiore attenzione focalizzata sullo screening e diagnosi precoce.

In uno studio italiano si indica come media la diagnosi di 152 casi all’anno di tumore della mammella ogni 100 mila donne. Inoltre, le stime indicano un totale di oltre 36 mila nuovi casi diagnosticati nel nostro Paese. Il rischio di ammalarsi di tumore al seno nel corso della vita (fra 0 e 74 anni) è di 1 caso ogni 11 donne, ma rappresenta solo il 2 % delle cause di morte.

Ma come comportarsi? Scientificamente e statisticamente le informazioni sono confortanti a favore delle donne portatrici di protesi e di quelle che desiderano sottoporsi all’ intervento. Essendo dimostrato che la mastoplastica additiva ha un effetto molto positivo per quanto riguarda l’ autostima, la fiducia in se stesse ed il senso di femminilità, il nostro consiglio non è quello di evitare l’intervento sognato ma di goderne i benefici tenendo presente le seguenti indicazioni:

Attenzione ai risparmi eccessivi che possono nascondere anche poco velatamente qualità scadente del servizio e dei materiali impiegati. Ciò diventa ancora più rischioso per coloro che scelgono il turismo di chirurgia estetica Low Cost.

Scegliere solo protesi di provata qualità internazionale e richiedere al chirurgo la documentazione (bollino contenente nome del produttore, modello, dimensione e numero di lotto di produzione) relativa alle specifiche protesi impiantate. È provato che il silicone è un materiale inerte biocompatibile impiegato non solo in chirurgie estetica, ma anche il altre branche chirurgiche. La biocompatibilità piena è assicurata dalla purezza del materiale.

Sottoporsi a controlli periodici con il proprio chirurgo estetico per verificare l’ integrità degli impianti. Migliore è la qualità protesica, più strati presenta il rivestimento e migliore è minore è la probabilità di rotture.

Osservare meticolosamente le indicazioni del proprio medico per quanto riguarda gli screening periodici del seno. Scoprire precocemente la formazione di un tumore può salvare la vita. Ciò vale anche per le donne che non hanno le protesi.

Dott. Carlo Alberto Pallaoro – Chirurgo estetico


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