Calenda, per chi non si accondenda

//   2 ottobre 2017   // 0 Commenti

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Quando ti capita di vivere in un’epoca di fenomeni può succedere che te ne perdi uno per strada. Tu sei là che ti coccoli Cristiano Ronaldo e, magari, spunta il nuovo Messi e poi il redivivo Pelé e magari il Maradona di ritorno. Così ci perdonerete, ma tra un Renzi e una Boschi, una Fedeli e un Orlando ci eravamo persi il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. E facciamo subito ammenda. Lo abbiamo visto in azione durante le estenuanti trattative con la Francia di Macron a proposito dei cantieri di Saint Nazare. La faccenda pare complicata, ma è solo ridicola. In pratica, la “superpotenza” coreana – non quella del discolo dinamitardo, l’altra – possedeva i due terzi di questi arsenali decotti, ma così decotti che stava cercando ovunque qualcuno disposto a prendersi la sola. Alla fine, felpato come un gatto con gli stivali, astuto come la volpe nelle fiabe di Esopo, si presenta il Governo Italiano, fischiettando. Si guarda intorno e non vede nessuno. Morale della favola, nel maggio di quest’anno (con l’okay del Tribunale di Seul: notizia de ‘La Stampa’ del 20.05.17) l’Italia mette le grinfie sul 66,6% di STX: mossa diabolica come certifica il triplice 6 della percentuale acquisita. Poi però arriva il nuovo Kennedy d’oltralpe e blocca tutto. È vero che gli italiani stanno per incorporarsi una patacca (mentre i francesi si sono già pappati intere porzioni del più pescoso mare italiano, complice la ‘lungimiranza’ di Gentiloni), ma è anche vero che mostrare i muscoli a un nerd dà sempre le sue soddisfazioni. Così Macron (il premier altrui) dice no a Micron (il nostro premier) e tuona: “Vogliamo almeno la metà!”. È a questo punto che entra in scena Calenda. Dovete gustarvelo nei video reperibili su youtube perché è imperdibile. Col cipiglio di colui che nacque leader, con la boria smargiassa degli uomini che non devono chiedere mai, con la sferzante ironia di quelli venuti su a pane e sarcasmo ha metaforicamente fissato negli occhi il dirimpettaio parigino e gli ha detto, più o meno: “Mo’ guarda che qui non scherziamo mica, noi sulla questione della maggioranza assoluta non cediamo di un punto”. Aveva ragione lui, ragazzi. Non ha ceduto di un punto, ma di quindici virgola sei, nel senso che la prevalenza italiota è passata dal 66,6 al 51%. Non solo: il Calenda, che mica si accondenda, si è convinto ad accettare la seguente straordinaria clausola: praticamente quell’un per cento ce lo danno in prestito con diritto di riscatto se e quando cazzo gli pare. La postilla non è scritta proprio così: nel contratto hanno usato un francesismo. Ora, mentre in Francia sono ancora là che se la ridono e va a ruba una nuova barzelletta (“C’era una volta un francese, un coreano e un italiano”), da noi i trombettieri in livrea della Grande Stampa Nazionale ci raccontano che nasce il polo della cantieristica più grande del mondo. Ed è tricolore, perbacco! “Quale” tricolore lo hanno capito solo i francesi.

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