Buone prassi a tutela delle vittime di violenza e maltrattamenti, siglato un protocollo tra Comune di Firenze, Magistratura e Forze di Polizia

//   30 gennaio 2012   // 0 Commenti

fiaccolata donne 2601 225x300Definire e mettere nero su bianco alcune buone prassi per rendere omogenei sul territorio fiorentino gli interventi di tutela nei confronti di soggetti deboli, come donne, anziani e minori. E anche evitare fenomeni di minimizzazione della violenza che possono rendere meno tempestivi ed efficaci gli interventi di protezione. Sono questi gli obiettivi fondamentali del protocollo per le “Buone prassi per la gestioni dei casi di violenza e maltrattamento a danno dei soggetti deboli” siglato a fine novembre dall’Amministrazione comunale, Autorità giudiziaria (Procura della Repubblica, Tribunale dei Minorenni, Tribunale civile di Firenze, Procura dei Minori), forze di polizia (Questura di Firenze, Comando provinciale dei Carabinieri), Ufficio esecuzione penale esterna competente per Firenze, Prato, Pistoia e Arezzo, Azienda sanitaria di Firenze e associazioni attive sul territorio (Associazione Artemisia e Centro di ascolto uomini maltrattati CAM).
Il protocollo è stato presentato oggi, tra gli altri, dal procuratore generale presso la Corte di Appello Beniamino Deidda, dall’assessore alle politiche sociosanitarie Stefania Saccardi, da Giuliano Giambartolomei per la Procura della Repubblica Tribunale dei Minori, da Fabio Pocek per la Questura, Ciro Trentin per i Carabinieri.
La violenza contro le donne, i minori e i soggetti vulnerabili rappresenta una violazione dei diritti umani come sancito nella Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le discriminazioni contro le donne del 1979, ribadito nella Dichiarazione di Vienna del 1993 e nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989 e sottolineato anche nella legge regionale del 59/2007 sulle norme contro la violenza di genere. Un quadro di principi e normativo che però si scontra con una realtà in cui questo tipo di violenza rappresenta una delle maggiori emergenze sociali. E la Toscana non fa eccezione: una recente ricerca Istat ha rilevato che in Toscana il 17% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della vita un atto di violenza da un partner o ex-partner.
L’esperienza dimostra che nelle istituzioni competenti ad affrontare questi episodi continuano ad esistere zone di discrezionalità e disomogeneità tali da rendere vana, a volte, la tutela delle vittime. In particolare non sono rari i casi di violenza ripetuta nei confronti delle donne con esiti, talvolta, mortali. Prevenire queste reiterazioni e in generale assicurare la tutela dei soggetti deboli è un degli obiettivi da perseguire con grande attenzione. E per questo è fondamentale integrare gli aspetti di protezione e repressione attivati dalla magistratura e dalle forze dell’ordine con misure di natura psico-sociale e di reinserimento coinvolgendo tutti i soggetti attivi sul territorio che a vario titolo sono coinvolti nel processo (in particolare Centri Antiviolenza, servizi pubblici socio-sanitari e servizi specifici di presa in carico dei maltrattanti).
Il protocollo firmato oggi va appunto in questa direzione recepisce e sistematizza le prassi già utilizzate dai vari soggetti. I sottoscrittori hanno infatti messo nero su bianco alcune modalità di intervento in parte già utilizzate omogeneizzando nel territorio fiorentino gli interventi di tutela nei confronti dei soggetti appartenenti alle fasce deboli maggiormente vulnerabili e quelli di tutela per i minori. L’obiettivo è rendere ancora più efficaci gli strumenti e l’azione delle istituzioni non solo a livello di indagine ma anche di prevenzione per impedire la reiterazione degli episodi di violenza. Si tratta quindi di poche e semplici regole definite insieme dai vari soggetti coinvolti e che vogliono affinare le tecniche di intervento soprattutto per quanto riguarda la capacità di dialogo e di accoglienza, particolarmente importanti nel caso di soggetti deboli. In questo ambito diventa centrale l’aspetto della formazione degli operatori, da effettuare anche con momenti comuni in cui attivare il confronto e lo scambio di competenze.
Questo protocollo è importante perché interviene in un ambito, quello della violenza nei confronti di soggetti deboli, delicato oltre che fortemente avvertito dalla cittadinanza. Si tratta di atti di violenza particolarmente odiosi proprio perché riguardano i soggetti deboli intesi in senso più ampio, ovvero non solo donne, ma anche minori, anziani, disabili – ha dichiarato l’assessore Saccardi –. Senza trascurare che il protocollo definisce chi fa cosa e come lo fa e questo assume un particolare rilievo in un ambito dove le competenze sono tante e frammentate. Per quanto riguarda il Comune, in specifico, il protocollo offre agli assistenti sociali una guida precisa e puntuale sulle procedure da seguire in questi casi diventando un punto di riferimento fondamentale”. L’assessore si è poi soffermata sulla sezione dedicata alla formazione, soprattutto quella multidisciplinare e trasversale, sottolineando come “lavorando insieme si possa costruire un metodo di azione comune e una rete di servizi a tutela e protezione dei soggetti deboli vittime di violenza. Mi auguro – ha concluso l’assessore Saccardi – che questi momenti di scambio possano iniziare da subito”.
In concreto il protocollo individua le buone prassi da seguire per gli uffici giudiziari sia nella fase delle indagini preliminari che nella fase del giudizio: tra queste l’istituzione di un pool specialistico presso la Procura di Firenze per la trattazione dei reati in danno alle “fasce deboli”, ovvero minori, donne, anziani, disabili etc. E l’elemento della specializzazione viene confermato anche nella fase del giudizio: il protocollo infatti prevede sia nel tribunale civile che in quello penale l’individuazione di un gruppo di magistrati che si occuperanno in via esclusiva o comunque prevalente dei reati commessi a danno di soggetti deboli. Una specializzazione che, compatibilmente con l’organizzazione, viene già perseguita.
Per quanto riguarda gli interventi delle forze di polizia, il protocollo si concentra soprattutto sulle modalità di compilazione della denuncia, che deve essere dettagliata con molta cura, ribadisce l’importanza primaria della protezione della vittima soprattutto per l’adozione di misure per evitare la reiterazione della violenza e per la necessità di non mettere a conoscenza l’indagato dell’attività investigativa in corso.
Il protocollo poi, quando i soggetti coinvolti sono minorenni, definisce il coordinamento attivare fra gli uffici (procura ordinaria e magistrati minorili, servizi sociali, operatori sanitari) soprattutto per quanto riguarda l’attivazione di percorsi clinico/educativi da affiancare a quelli giudiziari. Inoltre a protezione degli operatori dei servizi sociali e sanitari verranno eliminati i riferimenti che possono esporli al rischio di ritorsioni da parte dell’indagato.
Passando agli interventi in fase di esecuzione della pena, il protocollo prevede che vengano promossi programmi specifici finalizzati alla responsabilizzazione dei condannati autori di reati verso soggetti deboli anche per la riduzione del rischio di recidiva. Da non dimenticare poi le azioni di prevenzione e protezione della vittima in caso di cessazione dei provvedimenti restrittivi della libertà dell’indagato.
Per quanto riguarda in specifico l’Amministrazione comunale, il protocollo definisce modalità e caratteristiche della denuncia da parte del servizio socio-sanitario di episodi di abuso/maltrattamento. Prima di tutto viene ribadita l’importanza di procedere ad una rapida denuncia all’autorità giudiziaria: la segnalazione dovrà essere dettagliata nella descrizione dei fatti, dovrà riportare i dati identificativi della parte offesa e quando possibile anche del presunto indagati e di altre persone informate sui fatti.
Infine un capitolo importante è dedicato alle iniziative di consolidamento delle buone pratiche: dall’analisi-monitoraggio dei fenomeni di violenza nei confronti di soggetti deboli al coordinamento delle azioni dei diversi soggetti operanti nel settore, dall’attuazione di percorsi informativi per le vittime in materia di strumenti e modalità di tutela e sostegno a concrete iniziative dirette all’assistenza e al sostegno nelle fasi post denuncia. In particolare grande rilievo viene dato alla formazione degli operatori che sarà articolata in due livelli: momenti formativi legati alle specificità professionali organizzati dalle singole istituzioni firmatarie del protocollo; momenti formativi trasversali multidisciplinari e interdisciplinari con cadenza almeno annuale con l’obiettivo di creare momenti di confronto tra tutti gli operatori del settore.


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