Buon Anno?

//   3 gennaio 2012   // 0 Commenti

Napolitano discorso fine anno

Come Dio vuole, e come da migliaia di anni succede ineluttabilmente, anche il 2011 è defunto in una nuvola di recriminazioni, ricordi e proponimenti che hanno investito il neonato 2012, senza che noi, semplici umani, potessimo fare alcunché per modificare eventi ed effetti collaterali.
Tre argomenti vorrei condividere col lettore, di quelli che abbiamo visti e sentiti in questi ultimi giorni.

Il primo, per doveroso rispetto alla massima Istituzione, è il discorso del Presidente Napolitano. Non mi dilungherò sulle critiche né sulle lodi; mi preme attirare l’attenzione di chi legge sulle parole, per una volta, scevre da retorica e da autocelebrazione, che ha utilizzato Nonno Giorgio. In sintesi ha detto che siamo nella melma fino al collo e che, col sacrificio di tutti, ce la faremo. Ha ricordato che una delle cose più ributtanti che ci siano è l’evasione fiscale, che una lotta sempre più serrata deve esserci contro questa piaga, che dobbiamo ritrovare la concordia politica che da tempo non scorgiamo più neppure col binocolo. Insomma ha detto tante cose giuste, condivisibili, degne della intelligenza superiore di un alieno che fosse giunto da una lontana galassia solo il 31 dicembre 2011, ed avesse voluto darci, asetticamente, una lezione di vita. Mentre il Presidente, che con coraggio e sprezzo del pericolo, elencava rimedi alla situazione attuale, non ne rivelava cause ed artefici, forse per non dover fare nomi e cognomi di tanti suoi colleghi politici e tecnici di vecchia data, che ancor oggi siedono in Parlamento o nelle sedi che contano e dove, soprattutto, contano le loro ricche prebende, a spese di noi tutti.

Il secondo è altrettanto ricorrente quanto le feste di Natale: i famosi “botti” del 31 dicembre. Ma avete sentito quanti ne hanno sequestrato? Tanti da farci una piccola guerra. E quanti sono stati i morti ed i feriti? Rispettivamente 2 e 600 circa. A parte i morti, i feriti sono stati soccorsi, verranno curati, alcuni subiranno amputazioni delle mani, verranno poi riabilitati, quelli che rimarranno invalidi saranno aiutati a sopravvivere, taluno chiederà ed otterrà la pensione sociale, sempre a spese di chi non ha mai sparato neppure una stellina di Natale. Vi pare giusto che ciascuno di noi paghi, pro-quota, le cure a chi si è bruciato una mano per fare qualcosa di proibito o, quantomeno di pericoloso? Già da qualche mese, nel Veneto, chi chiede soccorso in montagna, se ha volutamente contravvenuto a leggi o regolamenti, dovrà pagarsi il soccorso e anche l’elicottero. Il piromane che mette a repentaglio oltre che la sua, anche l’altrui incolumità, deve essere spesato da tutti noi? Non mi pare giusto. Non è cinismo ma cercare di essere chiari e precisi prima, per non dover pagare poi tutti noi.
Se nessuno deve “toccare Caino”, che almeno, se Caino si è ferito per aver accoltellato Abele, si curi,se può, a spese sue. E non con i soldi di Abele.

Il terzo riguarda un personaggio controverso dei nostri giorni, andatosene con una tempistica tale da giustificare perplessità e sospetti: parlo di don Verzè, mitico “patron” del San Raffaele e dell’impero annesso. Impero non solo di denari ma anche di scienza e ricerca tra le migliori al mondo. Mi viene in mente, sorvolando sulle umane miserie di cui, pare, anche il Verzè non fosse immune, di quanto studiato da giovane su Machiavelli ed il suo “Principe”. Che anche il ricco principe ambisca a diventarlo maggiormente, poco importa a chi patisce dolore e fame, se questo fatto lenirà in parte o totalmente le sue sofferenze. Ma se questo principio vale per taluno, in una democrazia compiuta deve valere per tutti. Questo non vuol giustificare il ladrocinio di nessuno, ma mi pare dissonante utilizzare argomentazioni moralistiche per Verzè e poi, invece esaltare le doti di imprenditore di altri figuri che ne hanno fatte di peggiori, ma senza tonaca, oppure con la tonaca che in quel momento andava per la maggiore. Penso ai vari presidenti di IOR e di altri enti statali e parastatali che in vita si sono macchiati delle stesse intemperanze del Verzè, ma sono stati quasi santificati dalla storia ( scritta sempre dai vincitori…), e dalla politica (sempre pronta a saltare sul loro carro…). Il lettore vuole un nome? Basta che pensi a Cavour ed al suo Re, Vittorio Emanuele II, che utilizzarono i servigi di un tale che oggi definiremmo un terrorista, un bandito mercenario, per conquistare e colonizzare un’Italia, considerata allora solo merce di scambio. Per concludere, quindi, se il bene fatto dal S.Raffaele e dai suoi capi, è maggiore delle miserie umane degli stessi, allora chissenefrega del jet privato ed affini. Se siamo una repubblica talebana, allora il principio della lapidazione, del taglio della mano, del rogo, deve valere per tutti, vivi o morti, belli o brutti, laici o clericali, che capiscano o meno.

Francamente, cinicamente, oso ripetere le parole di un grande pensatore del passato, senza per questo analizzare le sue parentele o valutarne la discendenza: “chi non ha mai peccato scagli la prima pietra!”. Se fosse legge dello Stato, non ci sarebbero colpevoli condannati. Ciao Caterina Caselli, buon anno anche a te che per prima hai cantato: nessuno mi può giudicare nemmeno tu!


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